Daniele Riva: “Credo nei giovani. Non inseriamoli nel garbage time”

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Intervista a Daniele Riva, coach della Briantea da gennaio. Che ci dice anche la sua sull’inedita scelta di spostare la Coppa Italia alla prossima stagione.

Da poco più di cinquanta giorni si siede sulla panchina della UnipolSai Cantù, squadra di cui fu anche giocatore per otto stagioni non consecutive a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio. L’eredità lasciatagli da Marco Bergna non è certamente tra le più facili, fatta di tanti trofei conquistati in pochi anni. Ma Daniele Riva è un coach determinato e traspare dalle sue parole, ma soprattutto con uno sguardo già rivolto al futuro, oltre che al presente. E a cui non sembrano piacere troppo le frasi di circostanza, a differenza di tanti suoi colleghi. Nemmeno in un periodo così delicato per la nostra nazione e soprattutto regione, esprime le sue idee con cognizione di causa. Andiamo pertanto a scoprire meglio il suo pensiero riguardo al basket in carrozzina giocato.

Allora coach, come sta vivendo questa pausa forzata? Con rilassatezza o esattamente il contrario?

“Questo stop mi mette in difficoltà, perché mantenere la concentrazione alta dei tuoi atleti  diventa difficile. E vuol dire inventarsi tutta la programmazione. Abbiamo deciso di ridurre gli orari degli allenamenti per cercare di concentrare maggiormente il lavoro. A livello fisico e mentale stavamo cercando di arrivare pronti all’appuntamento fra due settimane della Coppa Italia e quindi dovevamo essere al 100%. Mentre ora alla ripresa ci ritroveremo con tre partite ininfluenti dal punto di vista della classifica”.

A proposito di Coppa Italia, inconsueta la decisione di rinviarla alla prossima stagione (30-31 ottobre). Come la giudica?

“Secondo me è prematuro aver già fissato una data di questo tipo. Vista la situazione internazionale e avendo sospeso le coppe europee, se alla fine non riusciranno a fare nemmeno i quarti di finale di Champions League, non ci sarà nemmeno la graduatoria per fare le altre coppe. E a questo punto ci sarebbe una data, quella del 26 aprile, che a questo punto sarebbe libera. Ma anche quella del 1 maggio eventualmente si potrebbe considerare. Non lo ritengo nemmeno tanto giusto alla luce del fatto che quelli che si sono conquistati l’accesso quest’anno, la prossima stagione potrebbero anche giocare altrove. Eventuali nuovi arrivi beneficerebbero dello sforzo fatto da altri”.

 

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La Coppa Italia 2020, per l’assegnazione bisognerà aspettare ottobre

Invece i giocatori in quale percentuale sono riusciti a recepire già l’idea di basket di Daniele Riva?

“In realtà la mia idea di basket è quasi ai minimi, nel senso che intervenire sul lavoro fatto dal mio predecessore era come prendere il bambino e buttarlo via con l’acqua sporca. Grossi cambiamenti non ho potuto farli, si è cercato più che altro di dare equilibrio e stabilità, cercando di mantenere quello che di buono era già stato fatto in precedenza e aggiungendo una dinamica differente per gli allenamenti. Arrivare a gamba tesa sarebbe stato fondamentalmente stupido”.

Risultati alla mano, con un terzo posto in classifica e l’eliminazione ai preliminari di Champions, forse la sua formazione è un pochino al di sotto delle aspettative iniziali. Che ne pensa?

“La squadra di quest’anno ha avuto una serie di difficoltà: quella di aver perso due elementi e di averne inseriti due nuovi, di dover inserire tre giovani e infine anche quello di non poter far affidamento su un giocatore come Papi. Probabilmente anche una certa stanchezza mentale potrebbe aver inciso. Credo, perché non ho mai avuto la fortuna di aver vinto così tanto. Le motivazioni personali contano tanto. Ma d’altronde cambiare qualcosa dopo il 0-3 rimediato l’anno scorso in finale era quasi inevitabile. Per me emotivamente da subentrante era più facile, più difficile per i ragazzi perché sono loro a cui si chiede di essere Briantea, di essere forti”.

Riallacciandomi alla sua riflessione, quella di Giulio Maria Papi è sicuramente un’assenza pesante…

“Si. Anche perché quello che ho notato io è che non è stata un’assenza unicamente tecnico-tattica, ma soprattutto a livello umano era una presenza importante all’interno del gruppo. Con tanti ragazzi, conoscendoli da diversi anni, si è creato sicuramente un bel rapporto. Attualmente sta passando un momento abbastanza difficile, ma davanti a certe cose purtroppo non si può far nulla se non attendere”.

Molto interessante e coraggiosa la sua scelta di dare diverso spazio ai suoi giovani..

“Io ho sempre creduto nel progetto giovani. Ero già presente a inizio anni duemila come giocatore, quando all’età di quarantuno anni ho deciso di fare l’allenatore e non più il giocatore. E in quel momento ho imparato che se nessuno ti dà la possibilità di fare esperienza, l’esperienza non la farai mai. Nei primi due quarti tutti dicono di voler schierare i quintetti forti perché bisogna vincere subito. Io invece sono della teoria che dopo venti minuti, ce ne sono altri venti. Se nella prima metà di gara riesco a gestire il tutto in modo da avere anche soltanto una decina di punti di vantaggio, spazio per far giocare i giovani sicuramente c’è. Per me è la cosa migliore per fargli imparare qualcosa. Non certamente sul +30 o sul +40 a fine gara che non serve a nulla. I veterani della squadra poi credono molto in loro e ciò mi agevola nel fare queste scelte”.

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Con il n°33 De Prisco e con il n°15 Bassoli, due giovani a disposizione di Daniele Riva

Bassoli ci sembra un ragazzo dalle buone potenzialità. Qualche parola su di lui o su altri giovani in maniera più specifica?

“Bassoli è un ragazzo intelligente, ha una buona dinamica, ha un buon tiro. Ha iniziato a lavorare in palestra per quello che riguarda il rinforzo fisico, perché la sua patologia si è stabilizzata e glielo permette. Così come Nicolas De Prisco, anche lui sta lavorando con il preparatore. Sono ragazzi che si sono messi in gioco, hanno voglia di fare e di dare. Bassoli ha tante prospettive, l’importante è che rimanga umile, sul pezzo e con la voglia di fare e non di dimostrare, men che meno a me. Semplicemente devono entrare per giocare, divertirsi e impegnarsi. Quello che gli si chiede è questo. Se poi ci regalano anche momenti di buon basket, tanto di guadagnato. Sono dotati sicuramente di buona volontà, quindi è più facile dargli spazio”.

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Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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