Cesare Pancotto: “Squadra piccola deve essere veloce e rapida”

cesare pancotto

Cesare Pancotto, coach della Pallacanestro Cantù, detta le linee guida per il gioco del team. Elogiando i suoi ragazzi per l’etica del lavoro.

Ci siamo quasi. Oramai si intravvede lo striscione del…la partenza. Domenica riparte il massimo campionato di basket. I biancoblu, dopo lo scrimmage sostenuto al Toto Caimi contro Torino, sono oramai pronti. Per capire come procede nell’avvicinamento all’esordio, abbiamo disturbato Cesare Pancotto, nel bel mezzo di due allenamenti quotidiani (la doppia seduta si ripeterà anche giovedì). Il navigato coach marchigiano, alla sua seconda stagione all’Acqua San Bernardo, provare a condurre nuovamente la propria formazione in acque sicure. Nella speranza che, a differenza dello scorso torneo, non ci siano problematiche di mezzo in grado di fermare i canturini sul più bello.

Coach, state per ultimare un precampionato atipico. Con quali certezze e con quali aspetti da migliorare vi presentate all’avvio del torneo 20/21?

“Indubbiamente è stata una pre-season differente dal passato. In genere stabilivamo noi gli avversari da trovare,  in questo caso invece ce li hanno imposti. Tutto ciò ci ha permesso però di sviluppare la capacità di adattarci, che sarà una logica di tutto il campionato. Inoltre ha stimolato la voglia di lavorare di ogni giocatore. Oltre che di sviluppare un certo senso della sfida. Il rovescio della medaglia è la mancanza di omogeneità, poiché abbiamo due giocatori già con un’elevata esperienza mentre tanti altri si rapportano con questa realtà per la prima volta”.

Annuncio Pubblicitario

Dopo Torino ha affermato che dovete diventare una squadra che corre, giustamente viste le caratteristiche dei giocatori. Cesare Pancotto vuole quindi riproporre difesa e contropiede, noto marchio di fabbrica canturino?

“Il primo step è la consapevolezza che deve avere il team. Ho fatto una riunione in cui ho detto a loro ciò che a oggi noi siamo: una squadra piccola deve essere veloce e rapida. Portando un esempio, se sei vascello non puoi gonfiare contro un transatlantico. Riconoscere le proprie debolezze è un primo momento per valutare e valorizzare le proprie capacità. Ripetendo un po’ il mantra dell’anno scorso, dobbiamo aggredire per non essere aggrediti. Questo presuppone un’idea di personalità, di identità. Dobbiamo riuscire a portare in mezzo al campo quello che siamo per togliere agli altri quello che loro sono. Vogliamo rinnovare quella che è la tradizione di Cantù in termini di contropiede, di “canturinità” nel gioco. L’anno scorso ci siamo riusciti. Speriamo quest’anno di farlo il prima possibile”.

Roster alla mano, la sensazione è che potrà sbizzarrirsi per quanto riguarda i quintetti da schierare in campo. E’ così? Ha più possibilità di scelta rispetto al 2019/20 ?

“Innanzitutto penso che niente è uguale al passato. Non voglio fare paragoni, anche perché magari cambiano gli status dei giocatori e le situazioni. Però prima di mandare in campo quintetti differenti, è necessario costruire giocatori. Per fare un esempio, Procida per partire in quintetto base deve guadagnarsi la stima e la fiducia da parte dei propri compagni. Il mio lavoro passa proprio da qui. Una volta costruiti i giocatori, bisognerà valorizzare dei quintetti per dare modo a ognuno di loro di potersi esprimere”.

Quest’anno potrà sfruttare anche il contributo di due vetarani, Smith e Leunen, come guide per i più giovani anche fuori dal parquet. Ciò gli ha permesso, rispetto alla scorsa stagione, di focalizzarsi anche su altri aspetti?

“Essere veterani da soli non basta, anche se sicuramente abbiamo preso loro due con l’idea di accorciare la distanza che esiste tra l’essere rookie e quella di approcciare a una realtà molto difficile come quella del campionato italiano. In ogni caso devono rappresentare uno stimolo, devono essere visti come quelli da raggiungere senza ansia. Devono contribuire a far capire ai propri compagni i momenti particolari dell’incontro. Una pacca sulle spalle quando li vedono giù di morale o uno strillo quando notano una flessione di concentrazione. Insomma, dei leader vocali. Posso contare certamente sulla loro bravura e capacità”.

cesare pancotto
Marteen Leunen, Cesare Pancotto potrà beneficiare di un “allenatore aggiunto”

Milano è già stata affrontata due volte. Domenica la Virtus. Ritrovarsi subito davanti due corazzate potrà accelerare il percorso di crescita o teme riflessi sul morale negativi?

“Ci siamo detti: prepariamoci per affrontare qualsiasi tipo di avversaria. Contro Milano abbiamo cercato di capire come superare un certo tipo di difficoltà, compatibilmente al momento di aggregazione della squadra. Fossimo stati a dicembre, avremmo fatto un altro tipo di percorso, a settembre ne abbiamo dovuto fare un altro. Noi dobbiamo lavorare sul medio-lungo periodo, perché il nostro obiettivo rimane la salvezza. Giocare contro formazioni del genere, che ti creano il massimo delle problematiche, deve servire per capire che tipo di squadra sei, come affrontarle e come venirne fuori a fine partita. Sicuramente eventuali frustrazioni o gioie devono essere emarginate. L’importante è provare a costruire un certo tipo di mentalità”.

Due team che, insieme a Venezia e Sassari, dovrebbero giocarsi i primi quattro posti. Poi un grandissimo livellamento. Ciò è fonte di sogni nascosti (play-off) o di preoccupazioni?

“Sono molto realista e ho in mente chiaramente il traguardo da raggiungere: la permanenza in A. Le altre squadre hanno fatto grandi investimenti e ognuna di esse si è rinforzata. Già così sarà un torneo difficile, in più rispetto al passato non ci sono punti di riferimento in rapporto alla situazione attuale: nella migliore delle ipotesi giocheremo in palazzetti semivuoti. Se guardo i pronostici, alcuni ci mettono tra quelli che devono lottare per non retrocedere. Il senso della sfida che dicevo all’inizio è proprio questo. Dobbiamo innanzitutto pensare a migliorare noi stessi, trovare il prima possibile la nostra identità e sviluppare la nostra forza in tutto e per tutto. Poi potrà essere il campionato, con una o due partite, a decidere eventualmente se questa squadra potrà ambire a qualcosa in più. A oggi noi dobbiamo avere in mente prima di costruire la squadra, poi affrontare le difficoltà e infine raggiungere il nostro obiettivo il prima possibile”.

Tornando a parlare dei singoli, fisiologici alcuni match di adattamento. Donte Thomas forse il caso più eclatante. Miglioramenti naturali o ha dovuto correggerlo in particolari aspetti?

“Quando hai dei ragazzi giovani, la cosa che devi fare ogni giorno è parlare con lor per infondere chiarezza e fiducia. Cercando di stabilire degli step, attraverso i quali far crescere la consapevolezza nei propri mezzi e in quello che stanno facendo. Non si tratta solo di lui, i miglioramenti dobbiamo farli tutti. Io per primo. E non terminano dopo due partite fatte bene, così come le critiche non scavalcano le prime due partite fatte male. Se hai una squadra giovane e nuova, devi sapere che c’è bisogno di tempo per costruirla e farla rendere al massimo. Mi fa piacere che ognuno di loro abbia percepito questo senso della conquista e stia facendo progressi quotidiani”.

cesare pancotto
Donte Thomas segue attentamente le indicazioni di Cesare Pancotto

I suoi ragazzi stanno spiccando per grande impegno e professionalità, ma una menzione particolare per Jazz Johnson va fatta. Le è mai capitato di ritrovarsi un giocatore che, in mezzo a due allenamenti giornalieri, ne fa un terzo per proprio conto?

“Ne ho avuti e certamente li ho apprezzati, perché andavano oltre a quello che era la singola seduta. E’ il senso del voler crescere: non mi fermo alle quattro ore d’allenamento al giorno dove già miglioro, ma voglio fare qualcosa in più per migliorare a un livello differente. Quello trasmesso da Johnson, a mio avviso, è un bell’esempio trasmesso a tutti, in una squadra che lavora già tanto e bene per colmare diversi gap. A onor del vero, comunque, tutti stanno facendo allenamenti suppletivi. E questo mi fa ben sperare nel fatto che possiamo accorciare i nostri tempi di crescita”.

Concludiamo parlando di Andrea La Torre, confermato capitano. Ha conquistato la fiducia di Cesare Pancotto, dell’ambiente e dei tifosi. Quest’ultimi si chiedono se riuscirà a ritagliarsi maggior spazio in campo. Lei che ci dice?

“Dice bene, seconda stagione con me e terza a Cantù è sinonimo di fiducia. Non ha mai giocato così tanto come qui prima di arrivare in Brianza, sballottato tra diverse società. L’abbiamo fatto diventare capitano a 22 anni, direi che è un bel attestato di stima nei suoi confronti. Detto questo, il maggior spazio in campo va conquistato ogni giorno, non lo si chiede e non deve arrivare dall’esterno. Credo che ogni giocatore debba entrare in campo non con la percezione che qualcuno ti stia regalando dello spazio, ma di un qualcosa che è stato conquistato. Nel modo di pensare e fare sport, non esistono scorciatoie. Esiste solo impegno e lavoro, poi quello che ti sei meritato lo avrai. Ciò fa parte del mio stile di lavoro”.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

Lascia un commento