Media Day Pallacanestro Cantù: le parole dei tesserati biancoblù

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Mattinata di Media Day al Pavilion per Cantù: da Moraschini ai nuovi arrivi, passando per il confermato Okeke. Ecco le loro dichiarazioni.

Microfono aperto. A una settimana di distanza dal primo allenamento e dal giorno del raduno a porte chiuse per il pubblico, la Pallacanestro Cantù si è riunita di fronte alla stampa per il Media Day. Una mattinata dedicata ai giornalisti locali, che hanno avuto l’opportunità di raccogliere le prime sensazioni dei protagonisti, vecchi e nuovi, della compagine biancoblu 2026/27. Una stagione che si preannuncia a tutti gli effetti storica, non soltanto per ciò che accadrà sul parquet. Sullo sfondo c’è infatti l’imminente ingresso nella nuova Arena, simbolo principale di una società che sta cambiando radicalmente pelle tra nuove infrastrutture, nuova veste grafica e un rebranding complessivo.

Al Media Day la squadra si è presentata al gran completo, dallo staff ai giocatori, passando per dirigenti e preparatori. WinCantù ha avuto l’opportunità di intervistare sei dei protagonisti che vedremo in campo con la maglia biancoblù: il capitano Riccardo Moraschini, i nuovi arrivati Andrejs Grazulis, Chad Brown, Isaiah Miles, Hassani Gravett e Leonardo Okeke, uno dei pochi superstiti della passata stagione.

PERCHÉ CANTÙ?

Uno dei principali motivi d’interesse della mattinata riguardava inevitabilmente i nuovi arrivati: capire cosa li abbia convinti a scegliere la Pallacanestro Cantù e quale sia stato il loro primo impatto con una piazza che si prepara a vivere una stagione rivoluzionaria.

Per Andrejs Grazulis la scelta è passata innanzitutto dal confronto con Frank Vitucci e dal progetto tecnico proposto dal club: “Cantù mi ha fatto un’offerta che mi è piaciuta. Ho parlato con l’allenatore e mi piace la sua filosofia, il modo in cui giocheremo. Per me, inoltre, disputare una sola partita alla settimana può essere positivo, perché mi permette di prepararmi al meglio per ogni gara. Queste sono state sostanzialmente le ragioni principali della mia scelta“. Il lungo lettone conosceva soprattutto il calore della piazza: “Avevo sentito parlare della grande tifoseria e della sua tradizione, anche pensando al passato. So che il palazzetto è sempre pieno, ma al di là di questo non conoscevo molto altro”.

Discorso differente per Isaiah Miles, che prima di accettare ha potuto chiedere informazioni a una vecchia conoscenza canturina, Tyrus McGee: “E’ stata una delle prime persone che ho contattato quando Cantù ha mostrato interesse nei miei confronti. Mi ha parlato benissimo della società e soprattutto della tifoseria. Mi ha detto che quella di Cantù è stata una delle migliori tifoserie per cui abbia mai giocato. Penso che significhi molto, perché entrambi abbiamo giocato all’Hapoel Holon in Israele, dove i tifosi sono davvero molto calorosi. Se lui considera quella di Cantù una delle migliori tifoserie che abbia mai avuto, vuol dire tanto. Tyrus mi ha parlato anche di una grande organizzazione e di un’ottima città: mi ha detto soltanto cose positive e questo ha sicuramente contribuito alla mia decisione di venire qui”.

Anche Chad Brown conosceva Cantù ben prima di ricevere la chiamata biancoblù. “Uno dei miei migliori amici fin da quando eravamo ragazzi, Jason Burnell, ha giocato qui, così come Kevarrius Hayes. Conoscevo quindi Cantù, avevo guardato alcune partite e visto l’ambiente che circonda la squadra. Quando coach Vitucci e la società mi hanno fatto questa proposta ero davvero entusiasta. Avere l’opportunità di giocare per questa organizzazione, per questi tifosi e in questo campionato è qualcosa che mi rende molto felice“.

UNA SERIE A SEMPRE PIÙ COMPETITIVA

Ad attendere la nuova Cantù ci sarà un campionato profondamente cambiato rispetto alla passata stagione. Nuove società, roster rinforzati e dieci squadre impegnate nelle competizioni europee fotografano una LBA il cui livello, almeno sulla carta, sembra essersi ulteriormente alzato.

Una situazione ben chiara soprattutto a capitan Moraschini: “Il livello del campionato si è alzato molto. Dieci squadre su sedici disputano le coppe europee e questo significa già che il mercato di queste dieci società è stato di alto livello. Proprio perché è cresciuto, aumentano ulteriormente le responsabilità e ogni partita conterà ancora di più rispetto allo scorso anno”. L’obiettivo di Cantù resta ben definito: “Se vogliamo raggiungere una salvezza più tranquilla rispetto a quella della passata stagione, ogni partita e ogni vittoria saranno importanti e dovremo lottare per quaranta minuti. In questo momento non ho ancora una visione chiara di quello che siamo: sarà il campo a dimostrarlo quando comincerà il campionato. È però una squadra completamente nuova e sicuramente più esperta rispetto a quella dello scorso anno. Tanti degli americani che sono arrivati giocano in Europa già da diversi anni e conoscono molto bene il basket europeo”.

Tra questi c’è Isaiah Miles, alla prima esperienza in Serie A dopo aver conosciuto diversi altri campionati del Vecchio Continente: “Non conoscevo molto bene il basket italiano. Ho giocato in Turchia, Francia e diverse volte in Grecia, ma questa è la mia prima esperienza in Italia. Guardando però i roster delle altre squadre, posso già capire che sarà un campionato molto competitivo e di alto livello. Ci sono tante ottime squadre e tanti giocatori di qualità. Sono curioso di vedere come riusciremo a confrontarci con loro e, personalmente, anche di capire quale potrà essere il mio impatto”.

Ambizioni importanti anche per Chad Brown, che non nasconde la volontà di lasciare il segno: “Penso che quello italiano sia davvero un ottimo campionato e che stia crescendo anno dopo anno. Voglio dimostrare il mio valore: voglio far vedere non soltanto di poter giocare in questo campionato, ma anche di poter essere dominante come lungo. Voglio migliorare giorno dopo giorno, concentrandomi su ciò che posso controllare. Ed essere il miglior difensore possibile e, naturalmente, essere un rimbalzista di alto livello. Per quanto riguarda la squadra, il concetto è lo stesso: migliorare giorno dopo giorno e mettere sempre in campo il massimo impegno. Se riusciremo a farlo, saranno poi i risultati a parlare per noi”.

LE PRIME SENSAZIONI DAL MEDIA DAY

È trascorsa soltanto una settimana dal raduno e per qualcuno il lavoro è cominciato ancora più tardi. Isaiah Miles, ad esempio, ha svolto proprio nella mattinata del Media Day uno dei suoi primissimi allenamenti dopo essere arrivato in Italia pochi giorni prima. È dunque ancora presto per trarre indicazioni concrete, ma le prime sensazioni all’interno del gruppo sembrano essere positive.”Penso che la prima settimana sia andata davvero bene – racconta Chad Brown –. Siamo arrivati con tanta energia positiva e il coach sta iniziando a inserire nuovi giochi e nuovi schemi. Stiamo procedendo giorno dopo giorno e credo che il lavoro stia andando molto bene. Stiamo imparando a conoscerci e sta cominciando a crearsi la giusta chimica. Penso che abbiamo davvero un ottimo gruppo di ragazzi“.

Ancora più esplicito Hassani Gravett: “Dopo questa prima settimana e dopo aver visto le dinamiche che stanno nascendo all’interno della squadra, sono davvero entusiasta di ciascuno dei giocatori che abbiamo riunito qui. Penso che potremmo essere considerati una sorta di sleeper team, una squadra che magari parte lontano dai riflettori, ma credo che con il roster che abbiamo riusciremo a farci notare e a sorprendere“.

Sensazioni condivise anche da Leonardo Okeke, che conosce già perfettamente l’ambiente: “Con il coach mi sto trovando molto bene: mi sta dando le mie responsabilità e mi chiede di sfruttare le mie caratteristiche, facendo ciò che so fare meglio. Mi trovo bene anche con i compagni: sono grandissime persone e grandi professionisti. Dobbiamo ancora trovare un po’ di chimica, ma sono sicuro che riusciremo a farlo presto“.

E proprio il lavoro quotidiano rappresenta, per Riccardo Moraschini, la chiave per accelerare il processo di costruzione della nuova Cantù: “Quello che possiamo fare adesso è lavorare duramente ogni giorno, conoscerci il meglio e prima possibile e cercare tutti di remare nella stessa direzione”.

IL PAVILION, L’ARENA E UNA CANTÙ CHE CAMBIA PELLE

Ad unire vecchi e nuovi c’è poi l’entusiasmo per ciò che sta accadendo fuori dal parquet. Il Pavilion, teatro del Media Day, è ormai diventato la nuova casa quotidiana della squadra, mentre a pochi passi proseguono i lavori della nuova Arena, il cui ingresso rappresenterà uno dei momenti più importanti della storia recente del club.

Riccardo Moraschini, che ha vissuto in prima persona l’evoluzione del progetto, racconta: “È bello poter tornare quasi definitivamente qui a Cantù. Ovviamente aspettiamo l’apertura dell’Arena, ma c’è grande entusiasmo da parte di tutti per aver cominciato a lavorare in questa nuova struttura, che è veramente bellissima. Siamo contenti di essere qui, la squadra ha grande entusiasmo e vedo tanti sorrisi: lavorare con il sorriso è sempre molto piacevole”.

Un’emozione condivisa da Leonardo Okeke: “L’Arena è qualcosa che mancava da tanto tempo a Cantù. Vederla nascere e crescere emoziona molto e anche potersi allenare qui al Pavilion è una bellissima sensazione”.

Per chi è appena arrivato, invece, il fascino sta anche nella possibilità di assistere per la prima volta alla nascita di un impianto durante la propria permanenza in un club. “Non mi era mai capitato di trovarmi in una società mentre una nuova Arena veniva costruita – spiega Isaiah Miles –. Credo che sarà capace di portare ancora più persone e creare un’atmosfera ancora migliore. Potrà diventare uno di quei posti nei quali gli avversari avranno un certo timore di venire a giocare“.

Sulla stessa lunghezza d’onda Andrejs Grazulis: “Mi piacciono molto le nuove strutture per gli allenamenti. Non vedo l’ora che sia pronta anche la nuova Arena, sperando di poterci giocare già nella seconda parte della stagione. Penso che i tifosi ameranno questo posto”.

GRAVETT, UN RITORNO IN ITALIA. BROWN INNAMORATO DI COMO

Il Media Day ha offerto anche l’occasione per conoscere qualcosa in più dei nuovi protagonisti biancoblù. Per Hassani Gravett, ad esempio, quella del 2026/27 sarà la prima stagione nel basket italiano, ma non il primo capitolo della sua vita nel Bel Paese. “Quando ero bambino ho abitato qui per due anni, perché mia madre lavorava alla base aerea di Aviano. Quindi considero l’Italia quasi come una seconda o terza casa e sono davvero felice di essere tornato. Finora sono stati tutti molto gentili e disponibili con me. Amo la cultura italiana e il cibo è fantastico”.

Chad Brown, invece, ha già iniziato a esplorare il territorio e sui social non ha nascosto il proprio apprezzamento per Como: “Como mi piace davvero molto. Sono una persona a cui piace viaggiare: nel tempo libero amo scoprire posti nuovi, fare esperienze diverse e anche semplicemente prendere la macchina e partire. Ho ancora tantissimo da esplorare in Italia. Finora sono stato a Milano e Como, ma voglio visitare Firenze, Venezia, Roma e tanti altri posti“.

MORASCHINI TORNA IN REGIA? GRAVETT: “SARO’ PRINCIPALMENTE UN REALIZZATORE”

La parte più interessante dal punto di vista tecnico a margine del Media Day riguarda però Riccardo Moraschini. Il capitano ritrova Frank Vitucci, allenatore con il quale a Brindisi aveva vissuto uno dei momenti migliori della propria carriera e che lo aveva utilizzato con continuità anche da playmaker. Una soluzione che potrebbe tornare prepotentemente d’attualità nella nuova Cantù: “Quello che Vitucci mi ha detto quest’estate è che vuole costruire una squadra intercambiabile, nella quale tutti possano fare tante cose e ci sia grande disponibilità nel ricoprire più ruoli. Frank e Simone mi vedono molto come playmaker e l’idea è quella di farmi giocare tanti minuti in quella posizione. È un ruolo che mi piace“.

Una versatilità che non riguarderà soltanto il capitano. Anche Hassani Gravett, arrivato a Cantù principalmente con l’etichetta di playmaker, potrà essere utilizzato in più posizioni: “Sono una combo guard. Ho sempre giocato sia da playmaker sia da guardia. Per gran parte della mia carriera professionistica ho giocato soprattutto da playmaker, perché ho una predisposizione naturale nel creare gioco per i compagni, ma so anche segnare. Prima di venire qui ho parlato con coach Frank e mi ha spiegato che quest’anno potrò giocare un po’ di più sul perimetro. In passato mi sono assunto soprattutto la responsabilità di creare tiri per i miei compagni; quest’anno penso di potermi concentrare maggiormente anche sulla mia capacità realizzativa“.

MORASCHINI E VENTURA: “UNO DEI MIEI OBIETTIVI È AIUTARLO A CRESCERE”

Essere capitano, però, significa anche assumersi responsabilità che vanno oltre ciò che accade durante i quaranta minuti. Ed in una stagione che vedrà Simone Ventura affacciarsi stabilmente al mondo dei professionisti, Riccardo Moraschini vuole diventare un punto di riferimento per il giovane prodotto del vivaio canturino. “Sono molto contento che Simo sia con noi. Già lo scorso anno era venuto qualche volta ad allenarsi con la prima squadra e sono felice di vedere un ragazzo così promettente e con così tanto talento essere già stabilmente nel nostro gruppo. Mi rivedo un po’ in lui, perché avevo più o meno la sua età quando ho cominciato ad allenarmi con la prima squadra. So bene cosa significhi entrare per la prima volta nel mondo del professionismo”.

Da qui una sorta di missione personale che il capitano si è posto per la stagione: “Uno dei miei obiettivi di quest’anno è proprio aiutarlo a crescere, fargli capire dove si trova e cosa deve fare per raggiungere il massimo livello al quale può arrivare. Soprattutto, voglio aiutarlo a comprendere quale debba essere il livello da mantenere quotidianamente quando si entra in una Serie A competitiva come questa”.

Un obiettivo personale ce l’ha inevitabilmente anche Leonardo Okeke, reduce da una seconda parte della scorsa stagione in crescita e tornato nel giro della Nazionale: “Vivo giorno per giorno: mi alleno, faccio quello che devo fare e poi quello che sarà, sarà. Non penso più di tanto all’azzurro, ma se coach Banchi vorrà chiamarmi sarò l’uomo più felice del mondo; se invece non dovesse farlo, continuerò a fare il mio, ad allenarmi e a dare il massimo. Chiaramente la Nazionale è qualcosa che fa assolutamente piacere e continuerò a lavorare per riuscire a raggiungere nuovamente quell’obiettivo“.

DAL MEDIA DAY AL CAMPO: ORA COMINCIA LA NUOVA STAGIONE

Queste, dunque, sono le prime sensazioni che arrivano dal Media Day della Pallacanestro Cantù. Una squadra profondamente rinnovata che si prepara a vivere una stagione all’insegna delle novità: un roster quasi completamente ricostruito, una Serie A che ha cambiato volto, il Pavilion diventato realtà e, soprattutto, l’attesissimo ingresso nella nuova Arena.

E se il buongiorno si vede dal mattino, il Pavilion, che ha ospitato i primi appuntamenti della stagione dedicati alla stampa, mostra già il volto moderno e innovativo della Cantù che verrà. Quando arriverà il fatidico giorno dell’ingresso nella nuova Arena, l’emozione sarà inevitabilmente ancora più forte per giocatori, società e soprattutto per quei tifosi canturini che attendono quel momento da decenni.

Prima, però, c’è il campo. Cantù proseguirà ora il proprio percorso di preparazione e sabato affronterà a porte chiuse Tortona alla Nova Arena, primo vero test della preseason. Successivamente arriveranno le prime amichevoli aperte al pubblico a Livigno e sul Lago di Garda, dove i biancoblù potranno cominciare a misurarsi con avversarie che ritroveranno durante il prossimo campionato di serie A.

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Luca Bianchi
Sono aspirante giornalista sportivo e studente di Linguaggi dei Media presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. La mia più grande passione è lo sport, che seguo a 360°, basket su tutti. Con me puoi spaziare dal calcio ai motori, persino il curling! Incarno il motto "Cantù is devotion". Collaboro con l'ufficio stampa di Briantea84.

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