Il raduno del team di Vitucci inaugura il Pavilion di Cantù Arena, mentre i lavori nel resto del cantiere avanzano. Assenti Christon e Miles.
Trust the process. Un motto diventato celebre nel gergo cestistico e che, oggi più che mai, sembra potersi adattare perfettamente anche alla Cantù Arena. Otto mesi dopo l’ultima visita concessa alla stampa, nel pomeriggio di lunedì 17 agosto Pallacanestro Cantù e Cantù Arena hanno riaperto le porte del cantiere della futura casa biancoblù tra Arena e Pavilion. E rispetto allo scorso novembre, il colpo d’occhio è completamente diverso.
Quella che fino a pochi mesi fa era ancora soprattutto una grande struttura in costruzione oggi ha assunto definitivamente le sembianze dell’impianto mostrato attraverso immagini e rendering. Volumi, geometrie e linee architettoniche sono ormai chiaramente riconoscibili e l’Arena comincia ad avere una propria identità anche osservandola semplicemente dall’esterno.
Il rivestimento della struttura è ormai prossimo al completamento e restano soltanto alcune porzioni sulle quali intervenire. A guidare nuovamente giornalisti e rappresentanti delle istituzioni locali all’interno del cantiere è stato Giuseppe Rizzello di Legends Global, che ha illustrato lo stato di avanzamento dei lavori.
Tra gli elementi che devono ancora trovare posto sulla facciata spicca il grande maxi schermo a pixel, destinato a diventare uno dei tratti distintivi dell’impianto. La superficie potrà infatti illuminarsi e modificare il proprio aspetto a seconda dell’evento ospitato, dalle partite della Pallacanestro Cantù ai concerti e agli altri appuntamenti che troveranno spazio nella struttura.
L’ARENA PRENDE FORMA: ORA IL LAVORO SI SPOSTA ALL’INTERNO
È entrando nel cuore del cantiere, però, che si percepisce ancora meglio quanto il progetto sia avanzato. Le gradinate del primo e del secondo anello hanno ormai assunto la loro conformazione definitiva e, una volta terminati gli ultimi interventi sull’involucro esterno, l’attenzione si sposterà progressivamente sulle lavorazioni interne.
Sarà questa la fase conclusiva del percorso che dovrà condurre all’inaugurazione, con la tabella di marcia che continua a indicare l’inizio del 2027, tra febbraio e marzo, come momento previsto per l’apertura dell’impianto. Un orizzonte che diventa sempre più concreto anche guardando alla programmazione futura: come spiegato da Rizzello, infatti, i primi eventi extrasportivi sono già stati prenotati per marzo 2027.
IL PAVILION È REALTÀ: QUI COMINCIA LA STAGIONE DI CANTÙ
Quella odierna, dunque, non è stata soltanto la giornata della Cantù Arena. Anzi, per la Pallacanestro Cantù il motivo principale dell’appuntamento era un altro: il primo giorno di raduno della nuova squadra di Frank Vitucci. E se per vedere completata l’Arena bisognerà attendere ancora qualche mese, il Pavilion è invece già realtà. La palestra polifunzionale costruita accanto all’impianto principale è stata ultimata ed è da qui che comincia ufficialmente la stagione biancoblù.
Una struttura moderna e fortemente caratterizzata dall’identità canturina. Il bianco e il blu dominano gli spazi interni, sulle pareti campeggia il motto “Noi siamo i biancoblù”, mentre il glorioso palmarès della società accompagna giocatori e staff all’interno della loro nuova quotidianità. A completare l’ambiente anche due maxi schermi, utilizzati per dare il benvenuto ai presenti in occasione del primo allenamento stagionale. L’unico dettaglio da ultimare riguarda le tribune: quattro, mobili e modulabili a seconda della tipologia d’evento, con una capienza di 120 persone.
D’ora in avanti sarà proprio questa la casa quotidiana della squadra. Un primo trasferimento simbolico ma anche estremamente concreto verso il futuro: Cantù deve ancora aspettare per tornare a disputare le proprie partite in città, ma ha già cominciato ad allenarsi nella sua nuova casa.
VITUCCI SUBITO AL LAVORO: SORPRESA ARADORI
Il gruppo si è presentato al raduno del Pavilion di Cantù Arena quasi al completo. Due le assenze: Isaiah Miles, ultimo innesto del mercato canturino, è ancora in attesa di completare le procedure legate al visto e al permesso di lavoro (si spera di averlo entro fine settimana), mentre Semaj Christon raggiungerà Cantù nella giornata di mercoledì.
Sul parquet, però, c’era anche un volto a sorpresa ma decisamente familiare. Ad allenarsi agli ordini di Vitucci insieme al resto del gruppo vi è infatti Pietro Aradori, grande ex biancoblù aggregato temporaneamente alla squadra in attesa di trovare una sistemazione per la prossima stagione.
La seduta è durata circa due ore e, come inevitabile in questa fase della preparazione, ha avuto una forte componente atletica. Non è però mancato il pallone. Già dal primo allenamento Vitucci ha cominciato a introdurre alcuni esercizi e concetti di gioco, intervenendo frequentemente per dare indicazioni ai propri giocatori e gettare le prime basi tecniche della Cantù che vedremo durante la stagione.

GIOFRÈ: DA MILES ALLA COSTRUZIONE DEL NUOVO ROSTER
La giornata ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto sul mercato appena concluso insieme al general manager Simone Giofrè. Inevitabile partire da Isaiah Miles, ultimo tassello inserito nel roster canturino e giocatore scelto per le spiccate qualità al tiro. La squadra appare dunque estremamente duttile, con diversi giocatori in grado di coprire più ruoli. Lo conferma lo stesso Giofrè ai nostri microfoni: “Siamo una squadra di 10 giocatori ed il budget non permette di intervenire più di tanto sul mercato in caso di infortuni, dunque dobbiamo fare di necessità virtù con altri membri del roster. Avere otto giocatori che possano occupare almeno due ruoli vuol dire essere coperti”.
Il GM biancoblù si è poi soffermato sulla costruzione del reparto 4, sottolineando come gli identikit firmati corrispondano a quelli immaginati dalla dirigenza sin dall’inizio del mercato, senza deviazioni dettate da occasioni presentate successivamente: “Mentre Miles è un 4 puro, Grazulis lo vediamo come 4/5 che possa occupare anche lo spot di centro”.
I PRIMI NUMERI DI MAGLIA
Dal primo allenamento sono arrivati anche alcuni piccoli indizi sui numeri di maglia della prossima stagione. Le nuove divise da allenamento, griffate Adidas, di ritorno come sponsor tecnico del club, hanno infatti mostrato numerazioni in gran parte familiari.
Hassani Gravett si è presentato con il suo numero 3, Liam Udom con il 27, Savion Flagg con l’1 già indossato a Napoli e Chad Brown con il 22.
A incuriosire maggiormente è stato però Leonardo Okeke. Il lungo canturino ha indossato il numero 8, abbandonando almeno per il momento quel 90 utilizzato nella passata stagione e il 66 visto precedentemente. Una semplice scelta legata alle divise d’allenamento oppure l’indizio di un cambio definitivo in vista della nuova annata? Per scoprirlo bisognerà aspettare ancora un po’.
TRUST THE PROCESS: LA NUOVA ERA PARTE DAL PAVILION DI CANTù ARENA
È iniziata così la nuova stagione della Pallacanestro Cantù. Con Frank Vitucci immediatamente al lavoro, una squadra profondamente rinnovata e, soprattutto, con la possibilità di muovere i primi passi all’interno di quella che tra pochi mesi diventerà definitivamente la nuova casa biancoblù. Perché se il debutto nell’Arena deve ancora attendere, il trasferimento al Pavilion di Cantù Arena rappresenta già un passo concreto. Dopo decenni di attese, progetti e tentativi rimasti incompiuti, Cantù comincia dunque a vivere il luogo sul quale intende costruire il proprio futuro.
Fuori dal Pavilion, intanto, il cantiere continua a correre. L’Arena, come detto, è ormai riconoscibile, l’involucro esterno è prossimo al completamento e il lavoro sta progressivamente entrando nella sua fase conclusiva. Salvo imprevisti, l’inizio del 2027 porterà con sé il taglio del nastro e soprattutto ciò che un’intera città aspetta da quasi cinquant’anni: rivedere la Pallacanestro Cantù giocare a Cantù in una casa costruita per lei. Mentre per marzo sono già previsti i primi eventi extra-basket.
Trust the process, dunque. Mai come questa volta, però, il processo sembra vicino al suo traguardo e mentre intorno prende forma una nuova era per il club, adesso la parola passa al parquet. La priorità della stagione resta chiara, con la salvezza come primo obiettivo da conquistare. Ma la Cantù che si è ritrovata al Pavilion sa anche di trovarsi davanti a un’annata che, indipendentemente da ciò che dirà il campo, è destinata a entrare nella storia della società biancoblù.

