L’altro ieri un dibattito pubblico sul progetto dello Stadio Sinigaglia, promosso dal Comitato Civico per la Tutela della Zona Stadio di Como.
Per far diventare una società grande, ci vuole un impianto grande. Parafrasando un notissimo slogan pubblicitario degli anni ’80, gli obiettivi per il club della famiglia Hartono non si limitano naturalmente all’ambito sportivo. Bensì si allargherebbero anche al proprio impianto di gioco, che da svariati decenni aspetta di essere adeguatamente ristrutturato. A quattordici mesi dall’illustrazione del Progetto dello Stadio Sinigaglia ideato da Populous e in attesa della presentazione del piano economico finanziario da parte del Como 1907, il confronto tra favorevoli e dubbiosi si accende.
Ad alimentarne la discussione ci ha pensato il Comitato Civico per la Tutela della Zona Stadio di Como, costituitosi in data 15 aprile 2025. E che nella serata di lunedì 4 maggio ha organizzato un dibattito pubblico denominato “Il Sinigaglia che vogliamo” presso la Biblioteca Comunale di Piazzetta Lucati. Piena in ogni ordine di posto, alcuni architetti hanno esposto la loro idea di fronte a cittadini e tifosi interessati. Assenti invece il Sindaco di Como Alessandro Rapinese e il Presidente della Provincia di Como Fiorenzo Bongiasca sebbene invitati.
Un Comitato che si è definito inascoltato da parte dell’Amministrazione Comunale, una volta negata la possibilità di partecipare alla Conferenza Preliminare dei Servizi e senza aver la possibilità di visionarne i relativi documenti. Così successivamente ha portato avanti un ricorso promosso dall’Avvocato Veronica Dini contro la delibera positiva da parte della stessa. L’obiettivo? A loro dire avviare un vero processo partecipativo, finalizzato al dimensionamento del progetto attuale per tutelare natura, storia, arte e architettura.

“Non stiamo discutendo di un progetto qualsiasi, ma di una trasformazione urbana che tocca uno dei luoghi più pregiati, delicati e identitari della città – la premessa dell’Architetto Michele Pierpaoli -. La domanda è: questa versione del progetto dello Stadio Sinigaglia migliora davvero la città? Non si è contro la sua ristrutturazione, dipende però come viene realizzata e cosa si porta dietro: potrebbe rappresentare un valore per la città, così come un elemento di pressione e squilibrio. Si ritrova infatti in una zona fortemente congestionata. Ci vorrebbe uno studio completo che definisca quante persone arrivano il giorno del match e in quelli normali, il traffico generato e l’impatto sul quartiere. Aspetti che non abbiamo intravisto. In quanto il traffico a Como si concentra in poche vie d’accesso e quella di Borgovico è certamente una fra le più martoriate”.
Focus ritenuto importante è quello delle dimensioni. “Va considerato che sono previsti 19000 metri quadrati di nuove funzioni: attività alberghiere, commerciali e ristorazioni che generano carico urbanistico aggiuntivo – prosegue poi Pierpaoli -. Sono tanti, considerando che il campo da gioco è da 8500 metri quadrati, quindi più di due volte. Inoltre per la Curva Est e in altri fronti sono previste altezze di 19 metri, con un incremento di di quasi tre volte su viale Vittorio Veneto e e due su quello Puecher. La Soprintendenza ha dato la sua approvazione, credo però che la questione della valutazione urbanistica e paesaggistica complessiva permanga poiché il cambio di scala è eccezionalmente significativa. Stiamo pertanto parlando di una trasformazione urbana complessa con una forte componente commerciale. Bisogna perciò trovare un punto d’equilibrio fra i servizi essenziali che definiscono la qualità del vivere e queste attività economiche che ne stimolano la vivacità“
Infine l’Architetto rievoca una vecchia alternativa. “Una struttura come lo stadio potrebbe essere ancora inserita piana Lazzago. Già nel 1975 ci si pose il tema della localizzazione, quando il Como salì di categoria e iniziarono ad aprirsi una serie di problemi riguardanti l’adeguamento. Venne così individuata tale area nel progetto di Vittorio Gregotti. E già allora ci si interrogava anche sul suo utilizzo, sottratto alla destinazione originaria: doveva infatti fungere anche da servizio per i cittadini che volevano praticare sport e non soltanto assistere alle partite di calcio. Deve essere un impianto polifunzionale, che ingloba nuove funzioni a patto che siano complementari. Comunque il rischio che lo stadio possa diventare un veicolo per introdurre una forte valorizzazione immobiliare c’è: dovrà essere bilanciato da un interesse pubblico e verificabile”.
Su quest’ultimo punto di diverso avviso la sua collega all’interno del Comitato. “Personalmente anni fa ritenevo valida l’idea di una struttura al di fuori della città, tuttavia credo che ora sia un’ipotesi anacronistica – il parere di Elisabetta Patelli -. Deve rimanere lì ed essere adeguato, in rapporto al calcio moderno che è diventato un’industria. I promotori non si sono mai nascosti dietro a un dito, specificando che è soltanto una parte di un business complesso che potrà essere accolto a fronte di una condizione irrinunciabile: il tavolo della trattativa deve essere gestito da un’amministrazione pubblica solida e competente, la cui missione sia quella di tutelare il benessere dei propri cittadini. Mettendo sul piatto della bilancia un’alternativa progettuale sostenibile ma non distruttiva”.
“Purtroppo nelle convenzioni e documenti di fattibilità emergono dati tutt’altro che ininfluenti – continua poi l’Architetto -. Mancherebbe un canone di concessione, alcune aree verrebbero concesse a titolo gratuito con ricavi che finirebbero società privata. Mentre i rischi, invece, ricadrebbero sulle tasche dei cittadini: qualunque minor introito, infatti, sarà in carico all’ente pubblico e colmato attraverso elargizione somme una tantum o proroga concessione. Così come anche eventuali aumenti dei costi dei materiali. Un progetto che interesserà un’area particolarissima, togliendo parcheggi pubblici e un po’ dei giardini a lago. Mi sembra un elefante dentro la cristalleria”.


Non e’ a tutela della zona ! E’ solamente iniziata la campagna elettorale !
Campagna elettorale e persone che su questa cosa non ci possono mangiare..