I lariani proveranno a chiudere ogni discorso con la salvezza. In Como-Torino di fronte una squadra granata che non ha più nulla da chiedere.
Se non rischiamo di essere ai titoli di coda, poco ci manca. Si appresta a concludersi la prima puntata degli azzurri nella massima serie, con il club del regista nonché presidente Mirwan Suwarso che inizia a intravvedere lo striscione del fatidico ultimo chilometro. Restano infatti pochi dubbi sul fatto che, anche nella prossima stagione, il Como calcherà i palcoscenici italiani più prestigiosi. Per togliersi però anche gli ultimi rimasti, i ragazzi di Fàbregas dovranno superare il Torino nell’ormai imminente prossimo turno. Se ciò accadesse e verosimilmente l’Empoli perdesse in quel di Napoli, ecco che il margine nei confronti dell’attuale terzultima della classe sforerebbe la doppia cifra. Un +12 che diverrebbe, non matematicamente ma praticamente, incolmabile da parte dei toscani con ancora appena sei giornate da disputare.
Una missione che può essere tranquillamente centrata da parte dei lariani, nonostante le statistiche da qualche mese a questa parte siano inequivocabilmente a favore dei granata. Si perché gli uomini di Vanoli nelle ultime diciassette partite sono stati sconfitti soltanto da una sola compagine: il Bologna (2-0 all’andata, 3-2 al ritorno). Tanti i pareggi in questo lasso di tempo ottenuti dai piemontesi, ben dieci. Che però hanno contribuito a fargli raggiungere un’anticipata e comoda salvezza. Ora per loro il vero problema, che comunque non dovrebbe definirsi tale per dei professionisti, sarà quello di trovare delle motivazioni extra che gli possa permettere di andare oltre a un onorevole (ma nulla più) decimo posto in classifica. La zona coppe è francamente irraggiungibile, ai granta in ogni caso il compito di provare a riscattare la scorsa opaca prestazione contro il Verona e a regalare gioia al suo meraviglioso pubblico, che renderà sold-out anche il settore ospiti in riva al Lario.
Cesc Fàbregas: “Niente esperimenti né in Como-Torino né più avanti: ancora lontani dalla formazione che vorrei”.
Ieri pomeriggio l’allenatore catalano ha palato così della prossima avversaria. “Nelle ultime giornate stanno giocando bene e ottenendo risultati con questo nuovo modulo, con Casedei ed Elmas che hanno portato tanta fisicità e gol alla squadra – il giudizio di Cesc Fàbregas -. Mi piace come squadra così come l’allenatore, l’anno scorso è incredibile come giocava il Venezia. Vanoli sa leggere molto bene il calcio. Non è importante come si disporranno in campo, quello che conta sarà affrontarli con la mentalità giusta e attuare ciò su cui abbiamo lavorato in settimana, leggendo bene la partita e attaccando determinati spazi per fargli male. Esperimenti? Quando raggiungeremo la salvezza credo che dovremo crescere ulteriormente. Siamo ancora lontani dal Como che ho in mente, anche se rispetto a due anni fa di passi in avanti ne abbiamo fatti, soprattutto nella disciplina e nella cultura del lavoro. Pertanto non cambieremo, andremo avanti con questi calciatori e questo stile di gioco che ci ha permesso di essere vicinissimi all’obiettivo. Chi giocherà domenica dei quattro terzini destri? Non lo posso dire perché è cambiata la regola, glielo comunico ai ragazzi due ore prima per fargli mantenere la tensione giusta. Ne abbiamo quattro e non è la situazione ideale, mi piacerebbe lavorare con due pedine per ruolo. E’ molto difficile gestire un gruppo da venticinque elementi. Abbiamo però soltanto tre centrali e quindi stiamo provando un po’ chi si potrebbe adattare in caso di emergenza. E lo possono fare un po’ tutti: Van der Brempt che lo ricoprì già nelle giovanili, Vojvoda anche se più adatto a fare il braccetto, mentre Smolcic è colui su cui ci stiamo lavorando di più. E’ un soldatino che esegue tutto anche se è un po’ penalizzato dall’altezza ma rimedia con la postura del corpo”.
“Non penso a quanti punti in più potevamo avere, non mi interessa. Nel calcio purtroppo non tutto va sempre bene e bisogna adattarsi a ciò che succede: a volte sarà colpa mia, altre dell’avversaria o demerito nostro, altre ancora dell’arbitro o del Var. Possiamo provare soltanto ad elevare le nostre performance, a essere più concreti in area o a gestire meglio i match. Giocatori migliorati? Portiamo qui gente adatta alle nostre caratteristiche e impattante nell’immediato. Cerchiamo più giovani talentuosi, non tanto per rivenderli a un valore più alto ma perché pensiamo possano far migliorare la nostra squadra e che siano perfetti per il nostro calcio. Non necessitiamo che venga lo United ad offrirci 40 milioni, anche se la proprietà potrebbe essere contenta di incassare ogni tanto. Ikoné è forte nell’uno contro uno e nella conduzione, deve migliorare nell’atteggiamento, in continuità e in fase difensiva. Il tipico giocatore che quando si sente amato riesce a dare tanto. Il mio compito è trovare il contesto più adatto per lui, che potrebbe essere quello nel quale siamo dominanti e abbiamo spazi in campo aperto. Kempf ha avuto un periodo di difficoltà, ne abbiamo parlato insieme. Mi fido tanto di lui: con l’Atalanta ha giocato nonostante non stesse bene e dall’infortunio non è rientrato al top. Deve accettarlo, prendere fiducia e ritornare sui suoi livelli. La differenza la fa come ti riprendi dopo un errore. Contro il Monza nella ripresa si è ritrovato. Sta lavorando su aspetti mai affrontati nella sua carriera. Douvikas è molto adatto al calcio italiano e nell’ultimo incontro è riuscito a crearsi un paio di opportunità da solo. Questo per me è un indice della bravura di un calciatore. Deve migliorare nella finalizzazione e gestione della sfera. Il mio futuro? Preferisco non parlarne, sono molto focalizzato sull’obiettivo. Sapete che sono molto contento di stare qua”.
Paolo Vanoli: “Como completamente diversa dall’andata. Complimenti a Fàbregas, interpreta bene anche il ruolo di manager”
Oggi a mezzogiorno è stato invece il turno del suo collega. “Stiamo bene, a parte Lazaro che ha un problema al soleo – il quadro di Paolo Vanoli -. Segniamo da dodici partite di fila, è un dato che fa piacere ma che non uso per stimolare i miei ragazzi. Li spingo sempre a far gol piuttosto che a non prenderlo, mi piace avere più occasioni possibili. Significa che stiamo avendo continuità. Questa formazione una volta era vincolata a un solo realizzatore, ora stiamo trovando la via della rete con più uomini e dobbiamo continuare a farlo. Dobbiamo però migliorare contro le compagini che ti aspettano, abbiamo forse fatto meglio fuori casa. Centrocampo a due o tre? Abbiamo la possibilità di giocare in entrambe le maniere, poiché Gineitis, Casadei, Ilic, Linetty e Tameze ti permettono entrambe le soluzioni. All’interno dell’incontro ci sono comunque più incontri e si può variare in base alle esigenze. La priorità non è il modulo ma come si interpreta il ruolo. Ricci? Come ogni venerdì è venuto il presidente a trovarci e gli è stato vicino. L’ho visto molto sereno e ha chiesto di poter venire con noi a Como. Un bellissimo segno da parte di un ragazzo che si è scusato e di un capitano che vuole stare vicino alla squadra. Il sociale comunque è cambiato, dovremo provare a capire meglio le nuove generazioni e cercando di aiutarle. Non entro in merito a queste situazioni, aspettiamo comunque la verità“.
“Faccio i complimenti a Fàbregas, ho avuto la fortuna di allenarlo come calciatore ai tempi del Chelsea e rimasi impressionato dalla mentalità degli spagnoli negli allenamenti: si conquistavano il posto e volevano tenerselo fino alla fine. Non a caso hanno vinto quanti titoli e anche Pedro vediamo cosa sta facendo a 37 anni. Ma ho avuto il piacere di vederlo anche come allenatore l’anno scorso, con il Como più bravo nella parte finale di campionato mentre con il mio Venezia nei play-off. Ha dietro una società in continua crescita, ha fatto un ottimo mercato funzionale alle sue idee. Quest’ultima credo debba essere la chiave che possa permettere a tutte le società di raggiungere qualcosa di importante. A volte non bastano soltanto i soldi. Poi lui è abituato a un calcio come quello inglese dove c’è la presenza di un manager e lui infatti sta interpretando bene anche questa figura. Troveremo un’avversaria completamente diversa dall’andata, hanno aggiunto giovani di grande prospettiva. Credo comunque sia importante prendere spunto dalle idee altrui, se le cose vengono fatte bene, soprattutto quando non ci sono a disposizione i soldi. Anche io personalmente ho sempre provato a migliorare ciò che ho a disposizione, cercando di lasciare una società migliore”.
Probabili formazioni, indisponibili e squalificati in Como-Torino
COMO 1907 (4-2-3-1): Butez; Vojvoda, Goldaniga, Kempf, Valle; Perrone, Da Cunha; Strefezza, Paz, Diao; Douvikas. All.: Fàbregas.
Squalificati: nessuno.
Indisponibili: Dossena.
TORINO (4-2-3-1): Milinkovic-Savic; Pedersen, Maripan, Coco, Biraghi; Ilic, Gineitis; Vlasic, Casadei, Elmas; Sanabria. All.: Vanoli.
Squalificati: Ricci.
Indisponibili: Ilkhan, Lazaro, Njie, Salama, Savva, Schuurs, Zapata.

Precedenti in Como-Torino e terna arbitrale
Le due compagini si sono affrontate in tutto 39 volte nel corso della loro storia, con un bilancio favorevole ai granata: 23 vinte, 10 pareggi e 6 sconfitte. L’ultima sfida fra le due squadre risale all’andata e finì 1-0 per i piemontesi (rete di Njie). La loro ultima vittoria esterna risale invece al 20 settembre 2003, quando nell’allora serie B finì 0-2 (gol di Ferrante e Conticchio).
A dirigere l’incontro ci penserà il signor Matteo Marcenaro di Genova, che nel corso della sua carriera ha diretto 5 volte i comaschi con un bilancio 2 pari e 3 perse. Sarà coadiuvato da Daniele Bindoni di Venezia e da Simone Biffi di Treviglio. Il quarto uomo sarà Daniele Rutella di Enna, al Var invece Gianluca Aureliano di Bologna e come assistente Marco Guida di Torre Annunziata.
Dove e quando vederla
Como-Torino, match valevole per la trentaduesima giornata del campionato di serie A Enilive 2024/25, si giocherà presso lo Stadio Giuseppe Sinigaglia di Como domenica 13 aprile alle ore 18:00 e sarà possibile vederlo in diretta su DAZN e SKY.

