Gabriele Procida in NBA: cosa si prospetta per il comasco

Gabriele Procida
[ethereumads]

Gabriele Procida scelto alla 36 del Draft NBA 2022. Analizziamo punti di forza e ostacoli ancora da affrontare.

“Gabriele Procida, from Como, Italy”. Con queste parole, che riempiono d’orgoglio tutto il territorio, il Commissioner Adam Silver ha annunciato l’approdo del prodotto del PGC Cantù in NBA. Un sogno, sia per il ragazzo di Lipomo sia per chi, negli anni, lo ha visto crescere e lo ha accompagnato nella maturazione cestistica e umana.

Una festa, un momento di gioia che ripaga di tutto il lavoro e di tutti i sacrifici fatti in palestra, fin da quando Procida ha provato per la prima volta l’emozione di tenere in mano la palla a spicchi e di infilarla dolcemente nel canestro. Impegno che, però, dovrà continuare a essere massimo. Ogni punto di arrivo è anche una nuova linea di partenza. Il bello arriva ora e servirà, ancora una volta, tutta la determinazione che il giovane prodigio della Pallacanestro Cantù non ha mai nascosto di avere.

Abbiamo provato ad analizzare la situazione, cercando di capire cosa attende Gabriele, attraverso sei punti: tre motivi per cui può fare bene, tre difficoltà che potrebbe incontrare Oltreoceano. Il tutto, con la massima fiducia nelle capacità del giocatore, a cui, ovviamente, va il nostro più grande in bocca al lupo!

Gabriele Procida: perché può fare bene

Può fare bene perché… ha i mezzi fisici per farlo. Prima ancora del talento, Gabriele Procida ha dalla sua un atletismo davvero invidiabile. Lo ha messo in mostra anche al Draft Combine, dove sono state proprio la sua corporatura e la sua esplosività di gambe a fargli guadagnare qualche posizione nelle previsioni e, poi, nella notte di giovedì. E’ stato il più veloce nei test di corsa sui 3/4 di campo, così come è risultato il più alto tra le guardie nelle misurazioni con le braccia distese. Dati che interessano molto agli scout e ai coach NBA e che danno preziose indicazioni sul potenziale e sul lavoro da fare con il giocatore. Con allenamenti specifici, questo atletismo potrebbe essere un marchio di fabbrica, la caratteristica utile per tenerlo negli States più a lungo possibile.

Può fare bene perché… è stato scelto da Detroit. I Pistons sono una squadra giovane e in piena ricostruzione. Hanno chiuso la scorsa stagione con 23 vittorie e 59 sconfitte, a ben 20 successi dalla zona Play-In. E’ lecito aspettarsi qualcosa in più, ma l’impressione, ad oggi, è che la strada da fare per tornare competitivi sia ancora tanta. In un contesto in cui l’obiettivo è far crescere le nuove leve per essere competitivi domani, Procida potrebbe ritagliarsi qualche minuto molto presto e dimostrare il proprio valore. E se la franchigia decidesse di investire su di lui, si aprirebbero scenari davvero affascinanti.

Gabriele Procida
Gabriele Procida, scelto con la numero 36 dai Detroit Pistons

Può fare bene perché… ha ampi margini di miglioramento. Ha appena compiuto 20 anni e, in America, tendono a tenere parecchio in considerazione la giovane età. L’idea di poter lavorare con un giocatore per renderlo pronto a giocare minuti importanti a 22-23 anni spesso stuzzica le squadre NBA. L’impressione è che, per quanto il talento appaia cristallino, ci siano ancora molti angoli da smussare. Avendo la pazienza di aiutarlo a crescere e di farlo sbagliare, il ragazzo di Lipomo potrebbe davvero prendere il volo.

Gabriele Procida: perché potrebbe faticare

Potrebbe fare fatica perché… manca di esperienza. Pallacanestro Cantù e Fortitudo Bologna. Due piazze importanti, due annate difficili, poco margine di errore e di miglioramento. Al talento del PGC, fino a ora, non è mai stata data una vera occasione per mettersi in mostra su palchi di livello europeo o di primissima fascia italiana. Breve anche la parentesi nella nazionale allenata da Meo Sacchetti. A differenza di altri Azzurri ed europei volati negli Stati Uniti, manca forse lo step intermedio. Bargnani aveva già vinto in Italia e fatto faville in Eurolega, Belinelli aveva conquistato il tricolore con la Fortitudo, Gallinari era stato MVP della Serie A, così come Datome. In questo senso, forse, un anno all’Alba Berlino, prima del salto di qualità, potrebbe fare bene.

Next Gen Cup
Gabriele Procida nella Next Gen Cup con il PGC Cantù, fucina di talenti

Potrebbe fare fatica perché… appare ancora un po’ leggero. Negli ultimi anni ha incrementato la propria massa muscolare, ma in NBA la fisicità è completamente leggera. Se l’atletismo e l’esplosività potrebbero dargli una mano, la mancanza di tonnellaggio potrebbero renderlo facilmente attaccabile in difesa e limitarlo in attacco. Si tratta, quindi, di preparare il proprio corpo al gioco NBA, rendendolo più forte, ma senza perdere rapidità e verticalità o incorrere in infortuni. Più facile a dirsi che a farsi, ma Oltreoceano ci sono abituati.

Potrebbe fare fatica perché… è stato scelto alla 36. Non c’entra la cabala, bensì un ragionamento sull’esperienza degli ultimi anni. Le prime 10 scelte del secondo giro seguono spesso percorsi tortuosi prima di trovare spazio. I migliori riescono a ritagliarsi da subito un ruolo quantomeno marginale, per poi diventare piano piano sempre più protagonisti. E’ il caso di Mitchell Robinson, Nicolas Claxton, Jalen Brunson, Xavier Tillman, oggi stabilmente nella lega e in rotazione. Altri, però, fanno avanti e indietro dalla G-League a lungo, prima di avere una vera e propria chance. Una scelta, come anticipato in precedenza sarebbe quella di seguire l’esempio di altri talentuosi europei, come Rokas Jokubaitis, rimasto al Barcellona a farsi le ossa, aspettando ad attraversare l’Atlantico. In questo caso, i Pistons ne conserverebbero comunque i diritti e il trasferimento potrebbe avvenire automaticamente tra un anno.

A Gabriele Procida e ai Detroit Pistons il compito di scegliere la strada migliore per permettere a un giocatore dal grande potenziale di costruirsi la carriera migliore possibile, provando a contribuire alle fortune della franchigia e di quelle che, in futuro, crederanno nel suo talento.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Simone Dalla Francesca
Laureato in Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket per l’Alebbio. Dopo una parentesi a La Gazzetta dello Sport, sono ora un collaboratore de La Provincia di Como.

Lascia un commento