Prosegue il distacco fra club e tifoseria canturina, con un nuovo comunicato diffuso da quest’ultima sui loro canali social Eagles Cantù 1990.
Doveva essere una lunga estate per capire in quale categoria militare nel 2021/22, ma molto probabilmente verrà ricordata per altro. Una rosa totalmente da ricostruire, una serie A da riconquistare e un rapporto con il proprio pubblico da rinsaldare. Siamo soltanto a fine giugno, di tempo a disposizione per sistemare ogni tassello prima del via ufficiale ce n’è ancora parecchio. Tuttavia, se la Pallacanestro Cantù vorrà tornare a splendere anche nei risultati sportivi, dovrà riguadagnarsi la fiducia del tifo organizzato il prima possibile. Altrimenti sarà un’anatra (o meglio, un’aquila…) zoppa.
Il ritorno di Fabrizio Frates come direttore tecnico e quello di Bruno Arrigoni come membro del CdA. Quello di un coach estremamente apprezzato anche tra gli attuali dissidenti come Marco Sodini, al quale probabilmente verrà anche chiesto di fare da “cuscinetto” tra dirigenza e supporters. Mosse alquanto “vintage” che però sembrano non aver particolarmente scaldato il cuore degli Eagles Cantù.
Usciti allo scoperto già qualche giorno prima della matematica retrocessione, manifestando il loro disappunto verso l’operato del Gm Daniele Della Fiori. Poi un generale “Vergognatevi” al Toto Caimi a condanna avvenuta, passando successivamente a criticare il presidente Roberto Allievi per aver metabolizzato troppo in fretta il ritorno in A2 dopo 27 anni. Tutto a modo loro, ovvero a suon di striscioni.

Fino a poche ore fa, in cui hanno scritto a chiare lettere che molte questioni restano irrisolte. “Non ci siamo. Noi siamo e saremo sempre uniti su ogni decisione e posizione. Ad oggi poche cose sono state sistemate a nostro parere. Nessuno ha pagato per la retrocessione e tutti sono rimasti ai loro posti. Siamo delusi da questa società e rimane il nostro rammarico e la nostra perplessità per la superficialità nella gestione sportiva della scorsa stagione e nel rapporto coi tifosi“.
“Amiamo e ameremo la nostra Pallacanestro Cantù fino alla morte – è poi proseguito il comunicato -. Cantù è la nostra vista. Noi tifosi, Voi società: questo messaggio deve essere chiaro! Vigiliamo, contestiamo, tifiamo e come ogni città ci sentiamo liberi di esprimere il nostro pensiero e di manifestare il nostro disappunto per ottenere il meglio per la nostra maglia. Cantù siamo noi!”.
Ora viene lecito chiedersi cosa riserverà la prossima puntata. O almeno, a quale numero di puntata le due parti torneranno finalmente a vivere felici insieme. Perché non esiste Pallacanestro Cantù senza Eagles Cantù, così come viceversa. C’è tanta voglia di normalità nella Brianza dei canestri e non soltanto per ciò che riguarda la vita quotidiana stravolta dall’emergenza sanitaria. Cielo grigio e nuvoloni che girano minacciosi sopra il campanile di San Paolo, ma non può piovere per sempre.

