Diventano sempre più remote le possibilità di una ripresa del torneo di serie C. Chiaro e stringente il protocollo da adottare comunicato dalla FMSI.
Mentre l’emergenza sanitaria in Italia sembra stia lentamente migliorando, il mondo del calcio continua a interrogarsi se sarà possibile portare a compimento, in un modo o nell’altro, i tornei della stagione 2019/20. Diverse federazioni e leghe di altre discipline hanno già gettato la spugna (vedasi ad esempio pallacanestro e volley), probabilmente a ragion veduta. Non lo stesso ragionamento adottato per il pallone, che da questa crisi rischia forse di rimetterci ancor di più, considerati i contratti televisivi in essere che ricoprono una buona fetta del budget di tante realtà. Così si riflette sulla possibilità di proseguire addirittura anche a luglio e agosto, con il doveroso beneplacito di Fifa e Uefa.
Ma le ultime direttive proposte da parte della Fmsi (Federazione Medico Sportiva Italiana) rischia di ristringere il campo di un’eventuale ripartenza alle sole società di serie A e di B, se non addirittura soltanto alle prime. I consigli infatti sono molto rigidi. Innanzitutto chiedono che debba essere effettuato un lungo ritiro, per intenderci come quello solitamente effettuato d’estate, della durata di qualche settimana. E fin qui nulla di particolarmente esagerato.

Una “preparazione bis” che dovrebbe però essere svolta all’interno di un centro sportivo prefissato, dal quale nessuno potrebbe uscire per l’intera durata del ritiro. In questo lasso di tempo verrebbero sottoposti a tamponi ogni quattro giorni non soltanto i calciatori, ma anche lo staff tecnico, medici, fisioterapisti e magazzinieri. Insomma, a ogni tesserato della società presente. Per quanto riguarda invece gli spogliatoi, dovrebbero essere previsti almeno quattro spazi differenti, in maniera tale da poter garantire le distanze necessarie.
Insomma, quelle della Fmsi sarebbero delle richieste difficilmente sostenibili per i sessanta club di serie C. Ma prima ancora di riflettere su queste stringenti misure e se siano applicabili o meno anche ai vertici, bisognerà aspettare prima il via libera autorizzato dal Governo. Un esecutivo che starebbe lavorando in queste ore sul nuovo Dpcm, mentre successivamente a detta del Ministro per le politiche giovanili e per lo sport Vincenzo Spadafora, dovrebbero essere previsti anche aiuti concreti in favore del mondo sportivo. A tal proposito, i giocatori della terza serie italiana potrebbero fruire della cassa integrazione ordinaria e in deroga (per i contratti sotto i 50.000 Euro lordi, che rappresentano circa il 70% del totale).

