Matteo Battocchio: “Un bel gruppo, ora diventiamo squadra”

matteo battocchio

A tre giorni dal via del campionato,intervista al coach della Libertas Matteo Battocchio che ci parla di obiettivi, sogni e dei suoi ragazzi.

“Ci devono dare il tempo di lavorare” è il mantra, più volte ripetuto nella nostra piacevole chiacchierata, dal neo allenatore del Pool Libertas. Un’esigenza più che comprensibile, considerato che la formazione brianzola si è ancora una volta profondamente rinnovata. E sempre all’insegna dei giovani, affiancati da qualche veterano. Ma Matteo Battocchio, coach 35enne torinese in rampa di lancio nel volley tricolore, sa benissimo di essere finito nel posto giusto. Basta infatti anche soltanto dare un’occhiata alla durata delle esperienze maturate dai suoi predecessori, per capire che in Brianza le condizioni necessarie per portare avanti con tranquillità il proprio credo ci sono eccome.

Allora coach, come si sta trovando a Cantù?

“Sono sincero, molto bene. Un ambiente molto familiare, un po’ diverso rispetto a quelli in cui sono stato prima. Anche se, abitando a Concorezzo e allenandoci spesso a Monza, mi dispiace non poterla realmente vivere. Mi ispirerebbe molto poterlo fare, è vicina alla natura e io ne sono sua amante”.

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Domenica finalmente si parte. Con quali sensazioni?

“Sensazioni particolari ma sicuramente positive. Avendo una squadra molto giovane che ha come obiettivo un determinato percorso di crescita più che il risultato fine a se stesso, pur essendo cresciuti durante i test siamo consapevoli che partiremo più indietro di altre formazioni. E che per arrivare al loro livello ci vorrà del tempo”.

Con quali certezze vi presentate all’inizio di questo torneo di A2?

“Possiamo fare affidamento su quattro giocatori più esperti che stanno facendo da traino per gli altri ragazzi e che sono un po’ l’anima di questa rosa. Atleti ma anche persone di riferimento, che hanno voglia di far bene ma anche di trasmettere un qualcosa ai compagni. Ciò credo che, unitamente all’entusiasmo dei più giovani, sia il nostro valore aggiunto. Si è creato un bel gruppo, ma ora dobbiamo essere bravi a diventare squadra”.

E invece gli aspetti che dovranno essere maggiormente migliorati?

“La gestione emotiva di determinati momenti, che ad alto livello fanno la differenza. Per fortuna, però, possiamo disporre di una buona base tecnica. Paghiamo inoltre un pizzico di inesperienza in alcuni ruoli, con due ragazzi che non hanno mai giocato un anno da titolare in A2 e un altro che ne ha disputato soltanto uno. Ma permettetemi di aggiungere una cosa…”.

Prego…

“Il grosso vantaggio che abbiamo è quello di poter disporre di uno staff dalla professionalità pazzesca. Sono davvero tutti molto competenti. Parlo dei dottori, dei fisioterapisti e sopratutto del nuovo vice allenatore (ndr verrà ufficializzato a breve) che è nel giro della nazionale giovanile. Avere un assistente così ti aiuta tanto nello studio degli avversari, della propria squadra e in palestra. Una figura molto importante per me. I ragazzi vogliono lavorare e crescere con uno staff del genere e compagni più esperti, ci sono tutte le premesse per fare un’annata positiva”.

Al debutto contro Siena, una delle favorite. Chi sono le altre secondo lei?

“Aggiungerei Taranto e Santacroce, tutti avversari che affronteremo insieme ai toscani nelle prime tre giornate. Una partenza per nulla soft, insomma. E poi anche Castellana, che troveremo alla settima”.

E Cantù invece in quale fascia la collochiamo?

“Sulla carta ci assegnano l’ultima posizione in classifica. Un ragionamento che ci può anche stare, avendo due giocatori di livello assoluto, altrettanti esperti di categoria come Monguzzi e Butti, ma poi tutta una serie di incognite. Io però conosco il valore di questi ragazzi, il segreto sarà far diventare incognite delle certezze, ovvero che il potenziale possa essere espresso. Se riusciamo a fare questo passaggio poi ne vedremo delle belle. La cosa su cui sto insistendo di più è la mentalità, che è poi quella che ti fa fare la differenza in altre cose in cui non pensavi di riuscire”.

dario monguzzi
Dario Monguzzi, confermato capitano da coach Matteo Battocchio (Foto P.Tettamanti)

 

Sarà un torneo anomalo, senza retrocessioni. Ciò potrà favorire o sfavorire il percorso di crescita di determinate squadre?

“E’ un problema perché i giocatori devono imparare a giocare anche sotto pressione, che non è la stessa cosa che farlo in allenamento, ad esempio. Disputare una partita che conta qualcosa è importante. Perché devi capire che quello che tu fai ha delle conseguenze, che non vuol dire che tu non possa sbagliare. L’errore fa parte dell’apprendimento e della natura umana. Poi chiaro, per i club è certamente un vantaggio e probabilmente è comprensibile visto il momento storico, ma non per gli atleti. Giocare per un obiettivo è il sangue dello sport”.

Ha cominciato ad allenare giovanissimo, a soli 21 anni…

“Ho iniziato a dare una mano in palestra a un mio vecchio allenatore, con il mini volley. Mi piaceva e da lì ho iniziato a prendere un gruppetto di U12. La mia prima tappa importante è stata tra il 2006 e il 2008 a San Mauro in B2, dove ho fatto l’assistente e ho centrato un 4° posto nazionale U18 contro la Sisley di Jirì Kovar e Matteo Bortolozzo, diventati in seguito campioni assoluti. Successivamente dodici anni di Torino, sei nelle vesti da assistente e i successivi da head coach, nelle quali abbiamo vinto B2 e B1. Prima di fare un anno da assistente a Vibo Valentia in Superlega”.

Fino alla passata stagione a Cisano Bergamasco…

“L’anno scorso avevamo buone possibilità di salire, stavamo esplodendo come squadra. A fine andata eravamo nella parte bassa della classifica, poi quando hanno sospeso tutto distavamo tre punti dalla vetta. Era, un po’ come quella di quest’anno, una squadra molto giovane e piena di incognite ma che ha saputo lavorato bene. La differenza la fa sempre in che ambiente sei, la qualità del lavoro e se te lo consentono di fare con tranquillità”.

Recentemente è stato anche insignito del premio come miglior allenatore di A3. Sorpreso?

“Un premio che non mi aspettavo, non pensavo nemmeno esistesse. E’ la seconda volta che mi capita. Nel 2016 fui nominato tecnico piemontese dell’anno e anche in quella circostanza lo avevo scoperto il giorno prima. Una cosa che fa molto piacere ma è un riconoscimento al tempo stesso per tutta la squadra, perché abbiamo fatto un anno davvero molto bello”.

Poter diventare un giorno head coach di una squadra di Superlega, per lei è un sogno o un obiettivo?

“Sicuramente un sogno, perché avrei l’opportunità di fare il mio lavoro al livello più alto. Ma sinceramente non credo, ora come ora, di avere le capacità di allenare a quel livello ed è sicuramente un percorso molto difficile da intraprendere. Ci sono allenatori molto più bravi di me che allenano in categorie inferiori perché non hanno avuto possibilità. Personalmente credo di essere stato già molto fortunato nella mia carriera e quindi non penso di meritare un’altra dose di buona sorte”.

A fine stagione Matteo Battocchio si riterrà soddisfatto se…

“Innanzitutto se realizzeremo le cose che ci siamo detti tra di noi, negli spogliatoi. Poi se i miei giocatori saranno felici, ed è un compito che spetta a me. Inoltre, mi piacerebbe poter mantenere anche in seguito un buonissimo rapporto con loro, perché vorrà dire che si saranno trovati bene con me e che si sentiranno soddisfatti, indipendentemente dal risultato raggiunto. Ma soprattutto vorrei che questa stagione potesse rimanerci dentro, perché vorrà dire che l’abbiamo vissuta realmente e che siamo stati noi i veri artefici del nostro cammino”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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