Matheus Motzo:”Dove giocherò? Ascolterò ogni proposta”

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Dopo un campionato da protagonista, da decifrare il futuro o meno in Brianza dell’opposto Matheus Motzo. Nell’intervista loda coach e compagni.

Un ragazzo nato e che ha vissuto fino all’età di 7 anni in Brasile, non può essere cresciuto solo con pane e volley. Sebbene quest’ultimo sia il secondo sport nazionale nel paese sudamericano. Così, una volta giunto in Sardegna prova a cimentarsi inevitabilmente con il calcio, ma a 11 anni prende definitivamente la strada del taraflex. E da qui inizia l’interessante scalata di Matheus Motzo verso i piani alti della pallavolo italiana. A 16 anni si trasferisce a Bracciano per disputare i campionati di B1 e B2, a 17 invece scatta l’esordio in A2 con il Club Italia contro Grottazzolina.

Non male, ma il meglio deve ancora venire, canta Ligabue. Così nell’estate del 2019 arriva la medaglia d’argento ai Mondiali U21 con la nazionale azzurra, qualche settimana più tardi inizierà l’avventura brianzola. Parte come schiacciatore, poi lo scarso rendimento del cubano Raydel Poey Romero gli apre le porte al ritorno nel ruolo d’origine, quello di opposto. Esplodendo quest’anno: i 477 palloni messi a terra gli valgono il terzo posto nella classifica realizzatori. Con i riflettori del volleymercato da poco partito, che inevitabilmente si accenderanno anche su Matheus Motzo. Andiamolo a scoprire meglio nella nostra intervista.

Play-off centrati, estromissione di Santa Croce e filo da torcere a Taranto. Una stagione molto positiva la vostra…

“Sicuramente c’è di che essere soddisfatti, sebbene potevamo fare qualcosa di più in determinati momenti. Però sono contento, soprattutto per la piega che aveva preso l’annata. Abbiamo faticato, come normale che fosse, al rientro dal Covid-19 e inoltre c’è stato il cambio del palleggiatore titolare, con il tempo necessario per trovare l’intesa giusta. Senza considerare i continui spostamenti dovuti agli allenamenti, che si sono svolti un po’ a Casnate con Bernate e un po’ a Monza. Fossimo anche andati a gara3 contro Taranto sarebbe stato il massimo, tuttavia come collettivo possiamo dire che abbiamo avuto senz’altro una grande crescita”.

A proposito di palleggiatori, con quale ti sei trovato meglio?

“Mi sono trovato bene con tutti e tre, seppur le giocate erano differenti. Con Matyas i giochi in attacco erano veloci, con Riccardo un po’ di meno e con Viiber i più veloci in assoluto. Inoltre, successivamente si sono visti maggiormente certi tipi di schemi, come ad esempio la pipe, che ci hanno reso un po’ meno prevedibili. Come persone e come compagni di squadra mi sono trovato benissimo con ognuno di essi”.

E invece tra coach Battocchio e coach Cominetti hai riscontrato particolari differenze?

“Mi sono sentito a mio agio con entrambi. Per quanto riguarda coach Battocchio, posso dire che mi ha fatto lavorare moltissimo sotto il punto di vista mentale, in quanto prima in determinate giornate no faticavo a restare in partita. Inoltre per noi giovani aver avuto la possibilità di allenarci di più ci ha aiutato. Rispetto a Cominetti la tipologia d’allenamento è stata molto differente, devo poi ringraziarlo per tutto lo spazio e la fiducia che ha voluto concedermi. Se sono cresciuto gran parte del merito è suo”.

Battocchio ha sempre sottolineato il prezioso contributo dei più anziani. Concordi?

“I veterani sono stati sicuramente di grande aiuto, non solo sul taraflex ma anche al di fuori del campo di gioco. Con una chiacchierata si riusciva a chiarire determinati aspetti attraverso un confronto molto costruttivo”.

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Romolo Mariano, Matteo Bertoli e Dario Monguzzi, tre senatori della squadra

Invece della tua annata a livello individuale che ci racconti? Te la saresti mai aspettata nella scorsa estate?

“A essere sinceri non mi aspettavo una stagione del genere. Ero partito semplicemente con l’intenzione di dare il 100% e fare quindi il meglio possibile. Per me è stata una grande opportunità quella di giocare in un ruolo di riferimento come quello di opposto titolare nel secondo campionato più importante in Italia, non capita a tutti. A tal proposito approfitto per ringraziare tutto il gruppo, con il quale mi sono trovato in perfetta sintonia sia dentro che fuori dal campo”.

In che cosa invece ritieni di dover ancora lavorare?

“Posso migliorare sicuramente sotto molti aspetti. Innanzitutto in quello psicologico, provando a rimanere il più possibile in partita anche quando le cose in attacco non dovessero andare per il meglio. Magari con una difesa in più, con una battuta in più e soprattutto con il muro, dove credo di poter fare ancora grossi miglioramenti. Insomma, un po’ su tutti i fondamentali anche perché sono ancora giovane”.

Con prestazioni come quelle sfornate nel 2020/21, certamente non mancheranno le sirene. I tifosi canturini possono stare tranquilli?

“Non so ancora, sinceramente. Il mercato sta iniziando a muoversi, al momento non ho ancora ricevuto proposte ma certamente le valuterò tutte. A partire da Cantù, ovviamente. Proverò a scegliere il meglio possibile per il mio futuro”.

Diversi tuoi ex compagni dell’U21 vicecampione del Mondo bazzicano già in Superlega. Giocare ai massimi livelli è un’aspirazione per Matheus Motzo?

“Assolutamente, è una meta che vorrei raggiungere. Penso che disputare un torneo del genere o approdare nella nazionale maggiore sia un po’ il sogno di tutti. Non sarà certamente un traguardo facile, sarà difficile ma lavorando step by step farò di tutto per raggiungerlo. Serviranno indubbiamente dei sacrifici ma cercherò di perseguire questo obiettivo fino in fondo. Tempi? Non me ne sono prefissati. Credo che da giocatore a giocatore ci siano tempistiche differenti per quanto riguarda la propria crescita”.

Da qui al prossimo raduno come impiegherai il tuo tempo libero?

“Innanzitutto a breve credo proprio di ritornare a casa mia per passare un po’ di tempo con la famiglia. Cercando, se possibile, di abbinare comunque qualche allenamento, anche solo dal punto di vista individuale per lavorare su determinati aspetti. E se ci riuscirò, abbinerò anche un po’ di beach volley per stare in movimento. Proverò a non allontanarmi troppo dalla palestra”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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