Manuel Coscione: “Battaglieri e tignosi per imboccare la via giusta”

manuel coscione

Il colpo di mercato della Libertas, Manuel Coscione, auspica che la sua Cantù sia di carattere come quella trovata nel 2020/21 da avversario.

Martedì scorso ha ricevuto le chiavi dell’autovettura che il club gli ha affidato per poter scorrazzare comodamente nel traffico cittadino e non. Ma il nuovo palleggiatore della Libertas sa bene che non sarà l’unico mezzo da guidare in Brianza. Il presidente Molteni e coach Battocchio hanno infatti individuato in lui quel giocatore in grado di condurre in campo la loro formazione nel prossimo torneo di A2.

Un veicolo alla cui guida Manuel Coscione saprà certamente destreggiarsi senza particolari difficoltà. Grazie all’esperienza maturata nel volley dei grandi per esattamente un quarto di secolo. In questo lasso di tempo il nativo di Cuneo sorregge i colori di 11 società differenti, veste la casacca della nazionale italiana conquistando un argento alla World League 2004 e allestisce la sua bacheca con 4 trofei: 2 Coppa Italia e 2 Coppa Cev. Oltre a varie promozioni. E per noi è stato sicuramente un piacere e un onore sentire uno sportivo con un pedigree del genere.

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Ambrogio Molteni, per il n°1 della Libertas ingaggiare Manuel Coscione sforzo importante

Benvenuto a Cantù. A 10 giorni dal via, quali sono le tue prime impressioni circa il nuovo ambiente?

“Buone, al momento tutto procede in maniera tranquilla. Ci stiamo concentrando molto sulla parte fisica, ricercando i ritmi giusti. Abbiamo solo qualche problemino a livello logistico dovuto al fatto che il Palasport Parini attualmente non è utilizzabile e quindi dobbiamo girare qua e là. Settimana prossima andremo in una nuova palestra con orari non perfetti per noi, però in qualche modo ci si adatta”.

Passerai dal lottare per la promozione al cercare di mantenere la categoria. Cambierà qualcosa nel tuo approccio al lavoro quotidiano?

“Direi che non cambia nulla, poiché l’intenzione è sempre quella di scendere in campo con la stessa professionalità e voglia di fare. Gli obiettivi sono chiaramente diversi e bisognerà innanzitutto costruire un’identità di squadra precisa. Tra noi abbiamo tanti ragazzi che dovranno provare a fare un salto di qualità, mentre altri dovranno riconfermarsi”.

A tuo avviso è questo realmente il vostro obiettivo o potete ambire a qualcosa di più?

“Attualmente non saprei proprio dirti dove potremmo sulla carta posizionarci, anche perché devo ancora scoprire il potenziale di qualche mio compagno. Una valutazione che potrà fare quando realmente saremo al completo e potrò capire su quali nostri punti di forza potremo far leva. Dal canto mio, dovrò scervellarmi per far giocare nel miglior modo possibile la squadra. La concorrenza è alta e il campionato di A2 è di ottimo livello: penso che sarà molto equilibrato e al tempo stesso difficile, con tante ottime formazioni. Con diversi giovani è probabile che inizialmente dovremo pensare alla salvezza, ma cammin facendo la nostra meta chissà mai che possa diventare più grande, tramutandolo nel qualificarsi bene per i play-off o addirittura dare fastidio alle prime. Di sicuro sarà un torneo lungo e servirà l’aiuto di tutti”.

Deduco che potrai essere l’allenatore in campo. Con colui che siede in panchina, invece, su che frequenze viaggi?

“Con lui c’è un rapporto di grande dialogo. E’ un coach giovane, più di me tra l’altro. E’ molto motivato e gli piace studiare tanto, cercando di curare i dettagli e provando a far capire a ognuno di noi quale sia la giusta strada da percorrere, fin dai primissimi allenamenti. Ponendo l’accento anche su cose molto semplici come quelle che stiamo facendo ora, più improntate sulla parte atletico. Per ciò che mi riguarda, invece, proverò a mettere a disposizione di tutti la mia esperienza. Diciamo che l’allenatore in campo è da un po’ di anni oramai che lo faccio, sono abituato. Anche se a mio avviso il palleggiatore incarna sempre questa veste, a maggior ragione se ha alle spalle almeno una decina di anni d’esperienza”.

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Coach Matteo Battocchio può festeggiare per l’arrivo di Manuel Coscione

Il tuo cambio l’anno scorso militava in tre categorie inferiori: un salto che si farà sentire? Che consigli gli darai?

“Ora come ora non saprei sbilanciarmi, non avendo ancora fatto esercitazioni specifiche. Sicuramente Davide Pietroni è un ragazzo dotato fisicamente, non alto ma molto esplosivo e veloce. Ovviamente il salto di categoria è importante e non sarà facile, ma avrà dalla sua il necessario tempo di adattamento. Dovrà innanzitutto dare un grande ritmo in allenamento, un compito questo fondamentale per il secondo palleggiatore di una squadra. Mi sembra comunque motivato, disponibile e contento di ricoprire questo ruolo. Certamente gli darò dei consigli, anzi, lo sto già facendo. Non avrò problemi a trasmettergli qualcosa ma cercherò di non subissarlo troppo, potrebbe essere controproducente. Per assurdo meglio focalizzarsi su due o tre concetti, ma bene”.

Il destino ha voluto metterti di fronte alla tua ex squadra per eccellenza alla 1^ giornata. Che debutto sarà e a 41 anni ci sarà ancora spazio per un po’ di emozione?

“Mi fa sempre piacere incrociare Cuneo. L’anno scorso la trovai in semifinale play-off ed è stato particolare tornare in quel palazzetto, che sento come casa mia. Loro sono una compagine forte costruita per stare nelle prime posizioni e per cercare di salire. Sicuramente sarà una sfida molto ostica, però nelle primissime giornate nessuna squadra è ben rodata. Bisognerà metterla molto sull’atteggiamento e poi vedremo cosa ne uscirà fuori. La passata stagione, ad esempio, ricordo una Cantù molto battagliera e tignosa al suo debutto contro di noi (ndr, Taranto), che provava a non far cader nessun pallone. Se saremo nella stessa condizione e ci riproporremo con la stessa mentalità di allora, potremmo essere sulla strada giusta”.

Ancora per quante stagioni potremo ammirare Manuel Coscione sul taraflex? Poi la versione atleta a quale altra lascerà spazio?

“Non ho idea sinceramente. Finché ne varrà la pena e mi divertirò continuerò a giocare. Valuterò anche come andrà questa stagione, come mi troverò qui e come mi sentirò alla fine dell’anno. Diciamo che non mi pongo obiettivi a lungo termine, valuto attimo dopo attimo. Per quanto riguarda un domani, sinceramente la figura dell’allenatore non mi attira più di tanto. Se non a livello giovanile, trovando però anche la realtà giusta e vicino casa. Ci sarebbero quindi da fare parecchie valutazioni. Fin quando con la famiglia riesco a fare dei sacrifici e andrà bene pure a loro giocherò, quando non ne varrà più la pena allora ci penserò per bene”.

Cantù rinomata per essere la Città del Basket. Coltivi passioni per altri sport?

“La pallacanestro è una disciplina che non mi dispiace, tuttavia la seguo poco. Sono più per seguire in televisione Moto Gp e F1, poi qualche gara di Champions League pur non essendo un fanatico del calcio. Anche il tennis, specialmente i grandi appuntamenti. Insomma, mi piacciono un po’ tutti gli sport di alto livello. Inoltre cerco sempre di capire meglio come funzionano alcune discipline: alle Olimpiadi, ad esempio, cerco di apprendere quello che c’è dietro a ognuna di esse”.

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Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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