Dario Monguzzi: “Non mi sento arrivato, voglio ancora migliorarmi”

dario monguzzi

Nonostante le trentacinque primavere prossime da compiere e le duecento presenze raggiunte in serie A domenica scorsa, Dario Monguzzi è un capitano ancora con tanti stimoli e grande esempio per i giovani.

Nato a Monza il 23 luglio del 1984, possiamo dire che questo atleta incarna alla perfezione la mentalità brianzola.  Poche chiacchiere, tanto lavoro. A tal punto da non ritenersi ancora completamente soddisfatto come pallavolista, sebbene le partite alle spalle siano già tantissime. Se a questo aggiungiamo il fatto che non è tipo che bada tanto ai numeri personali ma è più interessato alle sorti della collettività, ecco che siamo in possesso dell’identikit di un perfetto capitano, quello della Libertas Cantù. Capace di ottenere duecento presenze in serie A con gli stessi colori da quattordici stagioni a questa parte.

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Dario Monguzzi e i suoi compagni nel post partita a Taviano (foto Libertas)

Congratulazioni, un grande traguardo festeggiato alla grande in campo ma anche in spogliatoio..

“Verissimo. La vittoria a Taviano non era assolutamente scontata, giocando fuori casa, in più si è creata giustamente un po’ di pressione nell’ultimo periodo dovuta al fatto di dover mantenere l’A2, obiettivo iniziale stagionale, quindi ci troviamo nella condizione non solo di dover vincere, ma anche di fare bottino pieno. Per quanto riguarda il mio traguardo, mi è stato detto settimana scorsa che sarei arrivato a duecento partite, onestamente non sono uno che sta attento a certe cose. La sorpresa riservata dal presidente Molteni e da tutto lo staff con torta e spumante mi ha fatto molto piacere. Questo traguardo è merito comunque anche di tutti i miei compagni, mi fanno sentire importante anche come capitano. A tratti però mi fa pensare di non essere un giocatore particolarmente giovane. Speriamo di poter proseguire ancora un po’, sempre a Cantù, sempre  se presidente e società me lo consentiranno”.

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Qualche ricordo invece legata alla tua prima partita in A?

“Un po’ vaghi, onestamente. Risale al primo anno in A2 di Cantù, purtroppo coinciso con una retrocessione dovuta all’inesperienza nella nuova categoria. Giocammo in casa contro Monza, però credo di averla affrontata esattamente nella stessa maniera come poi fatto con tutte le successive”.

Qual’è stata per te la vittoria più bella tra tutte queste?

“Domanda difficile. Ricorderò sempre la vittoria di gara4 in casa contro Sora cinque anni fa anni fa quando poi andammo in finale per giocarci la Superlega, è stata importante e fu una grande soddisfazione. Ma anche tutte quelle in serie B che ci permisero di arrivare in serie A le ricordo con grande piacere. Ce ne sono diverse belle anche quest’anno, siamo partiti che eravamo un gruppo per certi versi nuovo”.

La sconfitta più bruciante invece?

“Non ce n’è una in particolare, direi tutte quelle dove l’avversario ha preso il largo e non siamo riusciti minimamente a contrastarlo. Ognuna sconfitta è sempre difficile da digerire”.

Svelaci il compagno di squadra a cui ti sei legato di più nel corso degli anni..

“Ho trascorso tanti anni con il mio ex capitano Ubi Gerosa, con lui mi sento spessissimo e ogni tanto ci vediamo. Ma anche Lorenzo Prina, mio primo capitano a Cantù e con cui cerco di rimanere in contatto, o Luca Perfetto, opposto con il quale dopo tanti anni di B ho giocato anche in A. Tra quelli di quest’anno Gabriele Robbiati e Luca Butti”.

Dando un’occhiata ai tuoi numeri, la stagione migliore sembrerebbe esser stata quella 2016/17, conclusa con 239 punti. A livello di squadra però fu tutt’altro che semplice..

“Una salvezza ottenuta all’ultima giornata dei play-out in trasferta, sul campo di Bresica. E’ stata anche quella una bella soddisfazione, personalmente una bella annata anche se nel mio ruolo da gregario non è facile fare delle valutazioni, dipende molto dagli altri. Non do particolarmente importanza alle statistiche individuali, seppur a luglio compierò 35 anni mi rendo conto che ogni anno ci sia un fondamentale su cui lavorare. Non mi sento un giocatore completo e arrivato. Tutti gli anni cerco di mettermi in gioco, di migliorarmi attraverso gli allenamenti, la continuità e confrontandomi a questi livelli”.

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Dario Monguzzi si accinge a chiudere una veloce

Tornando all’attualità e vedendo anche lo scontro diretto dell’ultima giornata Castellana Grotte-Gioia del Colle, l’obiettivo 4° posto è totalmente nelle vostre mani. 

“Si, sarebbe un grandissimo risultato anche perché è una squadra relativamente giovane. C’è stata una graduale crescita, agli albori era una formazione con dei nuovi automatismi da mettere a punto. Abbiamo cambiato opposto, schiacciatore, palleggiatore. E’ assolutamente alla nostra portata, la cosa importante è non sottovalutare nessuno. Nella prossima sfida, che sarà la più importante della nostra stagione, affronteremo Grottazzolina. All’andata abbiamo vinto 3-1 da loro ma avranno voglia di rivalsa e in più a differenza dell’andata avranno lo schiacciatore Valdir Sequira, nostro ex ai tempi del primo anno in A2. Speriamo di accedere ai play-off arrivando tra le prime quattro, poi ci consentirebbe di giocarceli a cuor leggero senza pressioni”.

In campo sembra non risentiate per nulla dell’incertezza relativa alla struttura di gioco del prossimo anno..

“No, abbiamo assolutamente fiducia nella società, che come sempre da svariati anni a questa parte ci ha sempre messo nelle condizioni ideali per allenarci ed esprimerci al meglio, dalla struttura allo staff tecnico per non parlare di quello medico che tra tutti i club di A2 è il migliore. Sono sicuro che verrà trovata una soluzione e che Cantù potrà fare nuovamente il suo campionato di buon livello. Il Parini è sempre stata la nostra casa, ci sarà anche la voglia di tornarci per rivedere come sarà a lavori ultimati”.

Come si sente Dario Monguzzi fisicamente? La scorsa stagione non fu facile per te soprattutto nella seconda parte.

“Quello del centrale è un ruolo purtroppo alquanto usurante. L’anno scorso ho fatto l’ultimo mese mezzo con un problema di sovraccarico, una cosa non grave. Più passa il tempo e più bisogna stare attenti a come affrontare i periodi di stop della stagione. In off-season bisogna mantenere un certo tipo d’allenamento per poter prevenire ciò che potrebbe succedere nel corso del torneo. Sto bene quest’anno. Poi essendo massofisioterapista cerco anche di sapermi regolare adeguatamente”.

Traspare quindi da parte tua ancora tanta voglia di giocare. Hai già pensato eventualmente una volta finita la tua carriera di giocatore se restare nel mondo del volley e con quale mansione?

“La mia idea sarebbe quella di proseguire ancora almeno un paio di stagioni anche se è brutto darsi delle scadenze. Non si sa mai, potrebbe capitare un infortunio o essere costretto a prendere decisioni differenti. Ho anche una compagna e un figlio, mi rendo conto che ci sia bisogno di me anche in altri ambiti. Per il post non mi ci vedo tanto come allenatore o dirigente, sarebbe davvero molto bello magari poter restare all’interno dello staff medico anche perché coincide con il mio lavoro”.

 

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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