Dario Monguzzi: “Bravi con tutti gli imprevisti. Ci si vede ad agosto”

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[ethereumads]

Valutazione stagionale della Libertas da parte del suo capitano. Out dalla scorsa estate, Dario Monguzzi si prepara a tornare dalla prossima.

Non c’è Pool Libertas senza Dario Monguzzi, come del resto non c’è Dario Monguzzi senza Pool Libertas. Un connubio che dura da ben diciassette annate, ma l’ironia della sorte ha voluto che dinnanzi a un numero così significativo per gli amanti della scaramanzia, le due parti in causa si siano prese una pausa, in buona sostanza, di quasi dodici mesi. Si perché il capitano nonché bandiera della società del presidente Ambrogio Molteni, ha dovuto ammainare bandiera bianca ancor prima che la preparazione iniziasse. E se tutto procederà nella giusta direzione, come sembrerebbe essere, le due metà si ritroveranno insieme sul taraflex a partire dai primissimi allenamenti del 2022/23. Nel frattempo è stata scritta una nuova pagina per la storia del club e una per la vita del classe ’83. Edificanti e importanti quanto si vuole ma incomplete, perché uno ha bisogno dell’altro. Come si evince dalle parole dello stesso giocatore ai nostri microfoni.

Il 2021/22, nonché il quarantesimo anno della Libertas, è andato in archivio. Un giudizio da capitano sui risultati conseguiti?

“A mio avviso è certamente positivo. A fine campionato si è anche più lucidi ad analizzare l’intera stagione e quindi maggiormente obiettivi. Per come si erano messe le cose a un certo punto, direi che siamo stati molto bravi a guadagnarci la salvezza. Perché come ha già sottolineato il coach in alcune interviste piuttosto che con noi in spogliatoio, è anomalo ritrovarsi durante l’annata con così tanti imprevisti che ne scombussolano la programmazione”.

Immagino che a livello personale tu non possa essere ugualmente soddisfatto…

“Esattamente, l’ho vissuta in maniera differente rispetto al passato. Il rammarico è tanto, purtroppo ho avuto questo problema di salute ma che per fortuna ho praticamente risolto. E’ stata la prima volta in cui sono stato fermo una stagione intera, senza neppure allenarmi. Nonostante ciò mi ha fatto piacere che nei miei confronti ci siano state tante aspettative: sia la società che l’allenatore hanno sempre tenuto in considerazione i miei pareri e le mie impressioni. Una cosa non affatto scontata sebbene fossi fermo per infortunio. Purtroppo però non sono riuscito a rientrare in tempo utile per poter dare il mio contributo sul taraflex”.

Eppure a fine settembre, con un tuo video sui canali societari, facevi traspirare ottimismo circa un veloce ritorno in campo…

“Più che altro è stato fatto per mettere a tacere alcune strane voci sulla mia salute. E sinceramente non ho idea da dove siano nate, seppur arrivavo da un mese trascorso in ospedale. Detto questo speravo fortemente di rientrare, ma ahimè non sono stato afflitto da un problema muscolare o articolare in cui solitamente  le tempistiche sono ben definite. Il futuro non si poteva prevedere. Ci ho sperato fino alle feste natalizie, poi però notavo che tutto evolveva più lentamente del previsto e nel frattempo avevo anche perso dodici chilogrammi. E quindi a quel punto ho capito che il rientro sarebbe slittato”.

Quindi hai potuto vivere poco gioie e delusioni dello spogliatoio, giusto?

“Ho provato in ogni caso, per quanto potevo, a stare vicino alla squadra andando comunque agli incontri casalinghi e agli allenamenti del martedì e del venerdì, in cui si analizzavano i video pre e post partita. Ma capitava di farmi vedere anche al mercoledì e giovedì. Non avendo svolto nemmeno la preparazione estiva, mi mancava tanto l’ambiente, abituato da sempre a stare in palestra tutti i giorni”.

Dario Monguzzi come ha impiegato diversamente il maggior tempo libero a propria disposizione?

“Ho visto comunque il bicchiere mezzo pieno, poiché sono riuscito a trascorrere più tempo con mio figlio. Inoltre ho un po’ assaggiato ciò che accadrà fra non moltissimi anni, quando deciderò di smettere di giocare a questi livelli. Ho compreso come ci siano aspetti positivi ma anche negativi, anche se a oggi non ho ben capito quali prevalgano a discapito degli altri. Però dai ho ricaricato un po’ le batterie. Inoltre vedere le partite dall’esterno ti permette di comprendere meglio le dinamiche su cui un allenatore punta maggiormente, mentre da pallavolista fai più fatica essendo coinvolto dal punteggio e dalla fatica”.

E quindi, visto da fuori, come ti è sembrato il lavoro del tuo coach? 

“Battocchio è stato bravissimo nel gestire tutti gli imprevisti e nel rimodulare tutte quelle dinamiche che nel frattempo erano saltate, adattando lavoro e motivazioni. Eravamo rimasti con un palleggiatore e a un certo momento addirittura senza nemmeno quello, facendoci aiutare dai ragazzi del settore giovanile”.

A certificare la qualità del suo operato anche l’investitura a Ct della nazionale Juniores maschile. Tu nel 2002 vincesti il relativo europeo, a tuo avviso ci sono le condizioni per ripetere un trionfo simile questa estate?

“Rispetto al mio successo sono passati tanti anni. Nel frattempo la pallavolo si è evoluta, cambiando sotto tanti punti di vista come quello fisico ed atletico. Ora il reclutamento in età giovanile è ancora maggiore, i settori giovanili si sono rinforzati e la tecnologia ha dato una bella mano, garantendo una serie di video analisi. Insomma, tutto è stato portato all’eccellenza. Matteo avrà a che fare con ragazzi tutti di prospettiva: alti due metri, che militano tra le società migliori d’Italia e che giocano già in campionati importanti da protagonisti o comunque hanno tutte le possibilità per farlo. Lui conosce la materia in maniera eccellente e inoltre è capace di trasmettere entusiasmo e motivazioni all’intero gruppo”.

Un giudizio invece sui tuoi compagni di reparto ce lo vuoi dare?

“Sono stati bravissimi e li ho invidiati tantissimo, perché hanno avuto la fortuna di giocare per la prima parte del torneo con Manuel Coscione, uno dei due più forti palleggiatori di A2. Credo che lo stesso Riccardo Copelli sia venuto da noi anche per il fatto di ritrovarsi con un giocatore del genere. Lo reputo il centrale più forte della nostra categoria come in effetti la classifica del rendimento racconta, avevo tanta voglia di affiancarlo in reparto. Federico Mazza invece ha giocato meritatamente da titolare, credo che per lui sia stata un’annata di crescita tecnica e fisica. Infine Alessandro Frattini, con il quale avevo già condiviso due stagioni: un gran lavoratore che non si tira mai indietro, si fa sempre trovare pronto anche dalla panchina. Con una concorrenza del genere le motivazioni non sarebbero di certo mancate per provare a dare il meglio di me stesso”.

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Federico Mazza, buona la crescita mostrata dal centrale in questa stagione (foto P.Tettamanti)

I play-off non sono stati mancati di molto, quattro punti. Cosa ha inciso di più? La partenza di Manuel Coscione, l’ondata di positività o l’assenza di Dario Monguzzi?

“E’ stato un insieme di concause. Con Coscione eravamo partiti a razzo facendo subito diciotto punti, poi però sono arrivate le positività e alcuni infortuni, come quelli di Copelli e Butti. Difficilmente siamo stati al completo e quindi la qualità del lavoro settimanale inevitabilmente ne ha risentito. Poi quando arrivi alla domenica dal punto di vista motivazionale sarai pur pronto, ma da quello del gioco c’è sempre qualcosa che manca. Tuttavia il club è stato bravissimo a ingaggiare Dante Chakravorti, un ragazzo umile ma con personalità, un gran lavoratore che si è messo a disposizione del gruppo senza mai lamentarsi di nulla. Ci ha permesso di fare quello step per uscire da momenti difficili”.

Ci riproverete certamente il prossimo campionato. Con te in campo ovviamente, giusto?

“Mi piacerebbe molto ritornare in squadra a partire dal prossimo mese di agosto, quando per noi ricomincerà una nuova avventura. Ci sono ancora alcuni dettagli da verificare, ma posso dire di essere certamente a buon punto. E sinceramente non vedo l’ora”.

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Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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