Tete Pozzi chiama, Pino Sacripanti risponde. Intervista doppia.

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Due colleghi, seppur in sport diversi, ma anche due amici da tanto tempo. I rispettivi impegni li obbligano a sentirsi via telefono ultimamente. Abbiamo riunito Tete Pozzi e Pino Sacripanti con le nostre 12 domande.

 

Una conoscenza ultratrentennale. Si parla di metà anni ’80 quando questi due navigati e affermati allenatori si conobbero. Un noto coach di pallanuoto delle prime squadre (ma anche delle giovanili) della Como Nuoto e un notissimo coach di pallacanestro, soprattutto nel nostro territorio. All’epoca, Pino Sacripanti iniziò il suo percorso in panchina affiancando Di Nocco prima e Frates poi alla guida del settore giovanile della Pallacanestro Cantù. Tra i vari ragazzi da forgiare, c’era anche il fratello di Tete Pozzi. Il rapporto tra i due si consolidò a partire dalla stagione 95/96, quando un giovanissimo Pozzi guidò per la prima volta la formazione lariana nel campionato di A1. Pino decise di seguire di persona allenamenti e incontri del giovane collega. Situazione che si ribaltò poi dal 2000/01, quando Sacripanti subentrò a campionato in corso a Francio Ciani, iniziando a farsi conoscere nel basket che conta. Fu così che Tete di tanto in tanto si spostava al Pianella, durante la settimana o nelle domeniche delle partite. Due uomini accomunati oltretutto dallo stesso nome (Stefano), dal giovanissimo esordio a capo delle rispettive prime squadre e dalla visione sui giovani. Oltre che dall’affetto e dalla stima uno per l’altro, come testimoniato sui propri social da Tete Pozzi in occasione del recente esonero di Pino Sacripanti in quel di Bologna, sponda Virtus.

tete pozzi
La storia pubblicata da Tete Pozzi su Instagram a favore di Sacripanti

Vi conoscete da parecchi anni: chi si fa sentire più spesso per primo al telefono?

Sacripanti: Devo ammetterlo, lui.

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Pozzi: Io, assolutamente. Lui ha pensieri più importanti.

Qual è il pregio dell’altro che apprezzate di più?

Sacripanti: La gentilezza, l’essere sempre disponibile per l’altro.

Pozzi: Sa valorizzare totalmente tutto quello che ha, se ha in mano un giovane poi ancor di più.

Da 1 a 10 quanto conoscete lo sport dell’altro?

Sacripanti: Direi 6.

Pozzi: Azzarderei un 8.

Pino Sacripanti
Tete Pozzi, allenatore del Como Nuoto

Cosa potrebbe imparare il vostro sport da quello dell’altro?

Sacripanti: La resilienza.

Pozzi: La professionalità sicuramente. Per il resto sono due sport che per certi versi si assomigliano molto.

Qual è uno sport che non riuscireste mai a seguire?

Sacripanti: La pallanuoto ovviamente, troppo faticoso e poco divertente. Scherzo, direi il motociclismo. Non amo i motori, fatico a considerarli sport.

Pozzi: Premesso che li seguo praticamente tutti, mi trovo un po’ in difficoltà a capire lo svolgimento di una partita di hockey.

La stagione sportiva che più vi è rimasta nel cuore?

Sacripanti: 2000/2001 con la salvezza di Cantù.

Pozzi: Ce ne sarebbero tre ma metto davanti a tutte quella 1995/96, ovvero quando da giovanissimo guidai per la prima volta la squadra maschile della Como Nuoto in A1.

Il presidente a cui siete più legati?

Sacripanti: Francesco Corrado. Per me è un secondo padre. Ho iniziato da allenatore con lui, in un certo senso mi ha lanciato. E poi ha salvato la squadra.

Pozzi: Non ne ho avuti tantissimi. Quello che ho vissuto di più Dalle Donne, quello che ricordo con maggior affetto il compianto Giardini, che fu il mio primo presidente da giocatore di prima squadra.

E il/la giocatore/giocatrice?

Sacripanti: È davvero difficile fare un unico nome. Ce ne sono davvero tanti. Se proprio devo dirne uno… forse Bootsy Thornton, ma senza nulla togliere agli altri.

Pozzi: Giocatrice non lo posso dire, la svelerò quando smetterò. Tra gli uomini spenderei il nome di Jacopo Pellegatta, attuale capitano della prima squadra. Mi è sempre stato vicino e ha idee molto simili alle mie.

Quale invece quello che vi ha fatto più infuriare?

Sacripanti: Non si può dire. Non mi piace parlare male di qualcuno. Noi allenatori siamo un po’ come gli psicologi, abbiamo il segreto professionale. Le questioni interne allo spogliatoio restano nello spogliatoio.

Pozzi: Diverse giocatrici ma una di queste la sto allenando, non posso farti il nome. Il motivo è sempre lo stesso. Non riescono a capire quanto io ci tengo alla loro crescita. Viene più vista come una mancanza di stima ma non è così. Sono uno che non molla nessuno, a patto che non si esca dal gruppo per cercare gloria personale.

L’allenatore a cui  più vi ispirate?

Sacripanti: A Tete Pozzi chiaramente. No dai, qui forse serve spendere qualche parola in più. Diciamo che sono partito da Fabrizio Frates, a cui ho fatto da vice nella stagione 1998/1999 e da cui ho imparato le prime cose, poi ho copiato tanto da Charlie Recalcati a cui credo di assomigliare anche un po’ per stile, ma per tattica ho studiato tanto Messina.

Pozzi: Un altro Stefano, Piccardo, attuale coach di Ortigia e protagonista a Como della scalata dalla B alla serie A1. Mi ha allungato la carriera, non il più simpatico ma preparatissimo in maniera maniacale. Io non lo sono quanto lui.

Pino Sacripanti
Pino Sacripanti, per tanti anni sulla panchina di Cantù

L’ultima piscina/palazzetto in cui vorreste giocare?

Sacripanti: Diciamo che è il primo e l’ultimo, dico il Pianella. Il primo perché vorrebbe dire che è stato rifatto e  Cantù avrebbe nuovamente il suo storico palazzetto alle porte della città, l’ultimo perché da avversario subentrerebbero tanti fattori, dall’emozione di tornare nel palazzo che mi ha lanciato a tutto il calore dei suoi tifosi che inevitabilmente ti condiziona.

Pozzi: Varese, con dei derby talmente accesi che inevitabilmente ogni anno mi becco l’unica squalifica dell’intero torneo. Il loro pubblico però non mi fa arrabbiare più di tanto, sono contento di avere questa popolarità, vuol dire che c’è considerazione nei miei confronti.

L’aneddoto di spogliatoio più divertente?

Sacripanti: Una volta ho chiesto a Michael-Hakim Jordan di caricare la squadra in vista di una partita importante contro la Benetton Treviso. Il giorno dopo, quello della partita, entro negli spogliatoi e lo trovo a cavalcioni su Eric Williams. Teneva in mano un asciugamano con cui lo sculacciava e nel frattempo cantava una canzoncina in inglese che diceva”corri cavallo, corri”. Stavamo per giocare ma in quel caso non sono riuscito a trattenere le risate.

Pozzi: Con la femminile ho toccato il livello più alto, o basso se preferite, quando è arrivata da noi una giocatrice proveniente da Varese e che nei primi allenamenti utilizzava il costume della vecchia società. Glielo hanno fatto togliere, lo hanno tagliuzzato, bruciacchiato e infine cosparso di incenso per esorcizzarlo. Non sapevo se ridere o se piangere. Sono ignorante soltanto perchè alleno gente ignorante..

La carriera ha portato Pino Sacripanti e Tete Pozzi a stare lontani, a vivere emozioni anche ai poli opposti dell’Italia, ma quando ne hanno l’occasione le strade si incrociano nuovamente, per fare il tifo l’uno per l’altro. E parlando d’incroci, uno di essi, probabilmente, è destinato ad arrivare a breve. In chiusura di intervista Sacripanti lascia il suo messaggio per l’amico: “Gli auguro il meglio, è sempre stato carino con me, dall’87 ad oggi. Anzi, deve dirmi dove gioca le prossime partite così vado a vederlo”.

 

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Simone Dalla Francesca
Simone Dalla Francesca
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso l'Antoniana Como. Fin da bambino ho sempre avuto due grandissime passioni. La prima è la pallacanestro, la seconda è scrivere. Scrivere di pallacanestro è dunque il mix perfetto!

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