Massimo Nicastro, Roberto Felleca e una guerra che non c’è

massimo nicastro
[ethereumads]

Per ora nessuno scontro tra i due soci del Como, solo un confronto. Massimo Nicastro e Roberto Felleca hanno opinioni diverse su alcuni aspetti, cercheranno un compromesso

Tra la miriade di cose che sono state dette in questi giorni sul Como 1907 (scritte sui giornali o urlate su Facebook), un concetto fondamentale è stato trascurato. È assolutamente normale che ad un anno dalla formazione di una nuova società i relativi soci debbano confrontarsi sui progetti futuri, discuterne. E una discussione presuppone idee diverse. Forse tutte fondate, ma semplicemente diverse. In qualsiasi discussione si cerca di argomentare la propria tesi e di confutare quella altrui, finché una delle due prevale. Un normale processo decisionale, insomma. Che non per forza si trasforma in una lotta al potere.

Fatta questa premessa, cerchiamo di capirci qualcosa su quanto sta succedendo tra i due soci 50%-50% dello storico club calcistico comasco: Massimo Nicastro e Roberto Felleca. L’italoamericano e il sardo, l’equilibratore e il vulcanico. Basta vederli muovere o sentirli parlare per capire che due persone così non saranno mai d’accordo su tutto. E se è vero che spesso i momenti di discussione sono delicati anche tra marito e moglie, che si presuppone siano abbastanza compatibili, figurarsi in questo caso. Quali sono, nella fattispecie, i pomi della “discordia”?

  • Settore Giovanile
    Roberto Felleca vuole cambiare tutto. La scintilla con Hefti di FoxTown non è mai scattata, la polemica sui trofei riciclati ha acuito il tutto. L’AD è convinto di trovare altri soggetti pronti a farsi carico dei costi del vivaio. L’idea di affidarsi alla FAA (agenzia per procuratori) lo attira: è convinto che porterebbe vantaggi al Como, che potrebbe gestire meglio i ragazzi tenendo i contatti solo con pochi agenti e impedendo a questi ultimi di speculare. Con l’obiettivo di rendere il settore giovanile fiorente e fruttifero economicamente. Riguardo a Galia: Felleca e Corda sono stati categorici, il responsabile del settore giovanile non si è comportato bene. Per esempio opponendosi all’invio di tre ragazzi al Cagliari per uno stage di pochi giorni. “Chi mette i soldi sono io, tu sei il dipendente: non devo fare quello che dici tu”, è su per giù il ragionamento del socio sardo.
    Il punto di vista di Massimo Nicastro è meno drastico. Avrebbe voglia di dare continuità al lavoro fatto, verificando se ci sono margini per ricucire sia con FoxTown, sia con Galia e Marelli. Questo non vuol dire “tutti confermati“: l’italoamericano è conscio della spaccatura formatasi, ma vuole mettere le parti attorno a un tavolo e cercare di capire se la rivoluzione è davvero inevitabile. Se lo fosse, valuterebbe ogni ipotesi alternativa (FAA) con la stessa prudenza.

    Roberto Galia
  • Sbarco negli USA e nuovi soci
    E’ un’idea “Made in Nicastro”. Il presidente ritiene che aprirsi al mercato americano sia il modo migliore per trovare nuovi investitori e per aumentare il valore dell’azienda, sfruttando l’appetibilità del marchio Como. E’ fiducioso che chiunque potrà entrare in società non sarà una minaccia, anzi. Tra l’altro da settembre l’italoamericano ha intenzione di trascorrere molto più tempo in Italia, assicurando quindi maggiore presenza.
    Felleca non è un esperto di finanza ma si fida dell’idea del socio. In questa fase le opportunità sembrano maggiori dei rischi.
    Ovviamente questa novità non accantona la probabile entrata in società di Verga, anzi. Entrata gradita a entrambi. Ah, a quanto ci risulta nessuno dei due ha mai proposto all’altro un disimpegno. Inoltre, Nicastro e Felleca hanno un accordo verbale: manterranno sempre le stesse quote societarie, che siano 50-50, 40-40 o altro.
  • Ruolo di Ninni Corda
    L’AD lo considera indispensabile e insostituibile. La loro amicizia unita al lavoro svolto in questa stagione (sia sul campo, con risultati piuttosto positivi, sia a livello di gestione del club quando né Felleca né Nicastro erano presenti) e all’indole sanguigna che entrambi condividono, lo rendono quasi intoccabile.
    Pensando al cosiddetto savoir faire, il collaboratore tecnico e Massimo Nicastro sono distanti quanto l’est dall’ovest. Il presidente riconosce le capacità tecniche dell’ex Savona e, nonostante le evidenti differenze, non ne chiederà la testa. Nella prossima stagione però pretenderà che tutti rispettino un codice etico in modo da ridurre i danni economici e d’immagine derivanti dalle continue squalifiche. Secondo l’italoamericano anche Corda si adatterà.
    Anche se, guardando Facebook, il buon Ninni non sembra esattamente sulla via di Damasco. Giusto ieri ha dato dell’imbecille, del pezzente e del codardo a un tifoso che criticava l’operato della società. Volgarità che aborriamo, chiunque sia a pronunciarle e a chiunque siano rivolte.
OltrepoVoghera-Como
Ninni Corda
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Alessio Lamanna
Già da bambino sognavo di far parte del mondo del giornalismo calcistico. Missione compiuta: dal post-diploma ad oggi, non ho mai smesso di scrivere di Serie C, con un occhio sempre sul Como, mia squadra del cuore. Un privilegio che amo mettere al servizio dei lettori.

One thought on “Massimo Nicastro, Roberto Felleca e una guerra che non c’è

  1. 3 giovani al cagliari: chissà se lo stage fosse andato bene, chi ci avrebbe guadagnato. All’olbia nessuno?
    Corda ci ha massacrato i timpani (e anche qualcos’altro) in tribuna tutto l’anno (uno dei motivi per ci l’anno prossimo non farò l’abbonamento), cau è stato più in tribuna che in panchina, su pruzzo e barcellandi meglio stendere un velo pietoso. Si sono prese multe per aver nascosto i palloni (che tristezza!) e poi ci si lamenta delle multe per i tifosi che si riducono a 2 partite (quelle contro Varese) e poco altro. Giocatori isterici in campo che hanno preso valanghe di ammonizioni, espulsioni e squalifiche. Alla fine, come ciliegina sulla torta, gli insulti e le minacce di corda a un tifoso storico del Como perché (senza insultare) ha sempre espresso la sua posizione contro una parte della società. Non credo servano altre parole.

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