Luca Crescenzi: “Difficile tenere corpo e mente allenati”

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Luca Crescenzi, difensore centrale del Como 1907, intervistato da noi in questo momento di quarantena e di emergenza COVID-19.

Ai nostri microfoni, Luca Crescenzi ha parlato di calcio e non solo, anche della sua vita privata e delle difficoltà riscontrate nello stare chiuso in casa per via dell’emergenza Coronavirus.

Domanda quasi inevitabile: come stai vivendo questo momento difficile di quarantena?

“Non è semplice per nessuno e non lo è soprattuto per chi come me è lontano da casa. Non sono voluto tornarci perchè sapevo che sarebbe peggiorata la situazione e, una volta appreso il concetto che ci fosse la possibilità di persone infette ma asintomatiche, ho deciso che non avrei voluto alcun tipo di rischio per la mia famiglia, per questo sono rimasto a Como”.

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Da giocatore quanto è difficile tenere sia corpo che mente allenati in questo periodo?

“Questa è la parte più difficile, certamente. Questa situazione non mi è mai capitata e non ho mai sentito nessuno vivere una situazione simile negli ultimi anni. Non hai possibiltà di muoverti neanche fuori dal tuo appartamento ed è difficile rimanere allenati allo stesso modo a meno che tu non giochi nella Juve e non abbia la possibilità di avere una palestra in casa. In questi momenti manca perciò anche lo stimolo dell’allenamento e della partita. È quindi una situazione difficile sotto tutti i punti di vista”.

Credi che il calcio possa essere più spensierato, migliore dopo questa emergenza?

“Io che sono solo Luca Crescenzi e che non sono nessuno spero questo, ma lo sperano in tanti, anche persone più influenti di me. Spero che questa terribile faccenda, nella sua negatività, abbia portato a riflessioni più profonde. Anche il calcio, che è lo sport più bello e seguito del mondo, è una cosa secondaria quando ti viene portata via la libertà di uscire di casa. Fortunatamente non ho perso nessuno tra i miei parenti per ora, ma è normale che a chi ha avuto questa sfortunata tragedia, se ricomincerà o come andrà avanti il campionato di calcio importa ben poco”.

Dove vedi questo Como da qui a qualche anno?

“Sono venuto a Como dopo 2 anni a Pisa e un anno in Serie B: sono arrivato qui perché credo che sia una società con grandi ambizioni. Sapevo e so che c’è un progetto importante. Questo è un anno in cui la società si è riorganizzata dopo l’anno di Serie D e ci vuole tempo per consolidare il tutto: Roma non fu costruita in un giorno. Credo e mi auguro che si cresca insieme per raggiungere obiettivi importanti”.

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Luca Crescenzi nel giorno del suo arrivo a Como

Hai qualche sogno da giocatore?

“Mi sono sempre ritenuto ambizioso. Sono da tanti anni in questo mondo e conosco bene le dinamiche del calcio e del mercato. Ho anche delle esperienze importanti: ho fatto quasi due anni in serie B e avuto opportunità di giocare in squadre ambiziose. Per me questa è la cosa importante: avere degli obiettivi e cercare di raggiungerli dando sempre il massimo. La parola chiave è vincere”.

Che giocatore del passato ti sarebbe piaciuto affrontare?

“Sicuramente uno degli attaccanti più forti di tutti tempi è stato Ronaldo il fenomeno. Mi ha sempre affascinato moltissimo, ma non so quanto mi sarebbe piaciuto trovarmelo davanti…”, dice ridendo.

Quando studi un attaccante, ti interessi solo della tecnica o è importante anche l’aspetto caratteriale?

“Quando sono un po’ di anni che giochi è normale cominciare a conoscere bene gli avversari che incontri, specialmente se non per la prima volta. Quando affronti un avversario lo devi certamente conoscere anche a livello caratteriale. Devi sapere se è uno che lotta fino alla fine o se ad esempio è uno che può facilmente innervosirsi: fa tutto parte del gioco”.

Ci sono stati tanti difensori italiani forti, a chi pensi di assomigliare di più come stile di gioco o a chi ti ispiri?

“Questo non te lo saprei dire. Io fin da piccolo ho sempre avuto come idolo Nesta e volevo essere come lui, ma crescendo non mi sono mai rivisto particolarmente in qualcuno”.

Hai qualche gesto scaramantico o frase abituale che dici prima delle partite?

“No, anzi è una cosa che mi da fastidio. Mi irrita chi si aggrappa alla scaramanzia, la trovo quasi una debolezza, perché non penso che possa aiutarti in nessun modo, né specialmente cambiare le sorti di una gara. Questi atti scaramantici servono forse più alle persone stesse che le mettono in pratica piuttosto che alla squadra”.

Credo sia decisamente ancora presto per parlarne, ma che cosa ti piacerebbe fare alla fine della tua carriera?

“Di sicuro non l’allenatore, è un mestiere molto difficile e non mi ci vedo affatto. Diciamo che il direttore sportivo è un ruolo che mi ha sempre affascinato, quindi forse proverei con quello. Non ti nego che mi piacerebbe uscire dal mondo del calcio anche giusto per vedere come sarei in grado di inserirmi nel mondo del lavoro”.

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L’attuale Ds del Como Carlalberto Ludi

Segui qualche altro sport oltre al calcio?

“Seguire in particolare in realtà no. Dopo gli allenamenti mi piace dedicarmi ad altro come la musica, la danza: questo è quello che mi piace fare”.

Oltre allo sport hai qualche passione o svago?

“Mi piace guardare molto le serie TV, ma anche i documentari: storie vere, storie raccontate da chi le ha vissute, perché è bello anche ragionare e riflettere su ciò che succede davvero nel mondo e non soltanto preoccuparci dei mondi fantasy dei romanzi”.

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