Hansi Müller: “Quella vittoria a S.Siro grazie alle mie scarpe..”

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L’ex centrocampista tedesco, Hansi Müller, rievoca la storica vittoria contro il Milan nel 1985 e altri aneddoti della breve esperienza azzurra a Como Tv.

Probabilmente uno degli stranieri più forti della storia dei blues. Sicuramente quello più sfortunato. Non è stata propriamente lunga l’avventura in riva al Lario di colui che fu anche uno dei giocatori di quella Germania che venne sconfitta nella finale dei Mondiali di Spagna82 dall’Italia, due anni dopo aver vinto l’Europeo nell’edizione organizzata proprio nel nostro territorio. Del Bel paese Hansi Müller, ora 63enne e diventato nuovamente papà un decennio fa con la nascita di Sandro, detiene uno splendido ricordo. Oltre ad aver conservato un buonissimo utilizzo della lingua italiana. E’ dalla sua casa di Stoccarda, distante soltanto dieci minuti dalla Mercedes-Benz Arena, che si dirama la sua chiacchierata su Como Tv.

“Nella mia carriera rifarei tutto alla stessa maniera. Sono venuto nel vostro paese perché avevo il grande sogno di giocare all’estero e soprattutto in Italia, di cui amo la lingua, la mentalità, la gente, la musica, il mangiare, i vini… Insomma, mi piace tutto. Da voi ho fatto un processo di maturazione molto bello, con due stagioni all’Inter e una al Como. Sul vostro lago feci anche la patente nautica”.

Arrivò nel club azzurro in prestito, dopo che la convivenza con Evaristo Beccalossi tra i nerazzurri si rivelò problematica. Tuttavia in quel 1984/85 non riuscì a giocare con regolarità, complice qualche problema fisico di troppo. “Ho potuto disputare soltanto 16 incontri (in realtà furono 14) su 30 in campionato, troppo poco. Ho avuto due infortuni grossi: la rottura del metatarso e la pubalgia, rimasi fuori due volte in altrettanti mesi. Non era facile riprendere e raggiungere il livello atletico necessario per le partite. Due circostanze amare ma che mi hanno trasmesso la grinta di tornare in campo e che mi fecero maturare. Anche queste cose negative alla lunga sono state positive per me come uomo”.

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Hansi Müller
Il Como versione 84/85 (foto Il Museo del Como)

Ma il ricordo di Hansi Müller su quella formazione è decisamente buono. “Eravamo un bel gruppo, tutti ragazzi molto in gamba e con cui mi sono trovato molto bene, magazziniere e massaggiatore compresi. Inoltre Ottavio Bianchi fece un lavoro efficiente. E’ stata un’esperienza molto importante per me, poiché è stato l’unico anno della mia carriera in cui ho giocato per non retrocedere. Se non avessimo avuto un gruppo unito e con passione, non saremmo potuti rimanere in serie A“.

Nonostante le poche presenze, indelebile però è stata la vittoria a inizio anno contro il Milan di Nils Liedholm per 2-0 al Meazza. Merito soprattutto di una sua trovata. “Il campo era ghiacciato, ma noi giocammo con delle scarpe con tacchetti piccoli di gomma, circa una trentina sulla suola, per non scivolare. Quelle che oggi si usano anche sull’erba sintetica. Con tutti i modelli si scivolava, con quelli no. Arrivarono dalla Germania, grazie a un mio contratto particolare con l’Adidas, il venerdì. Li provammo in un allenamento e riuscimmo a vincere”.

Per chi non lo sapesse, però, oltre a saper parlare bene l’italiano (all’epoca in una speciale classifica sui giocatori stranieri e la conoscenza della nostra lingua finì secondo dietro a Zibì Boniek), Hansi Müller conosce anche diverse parole in dialetto. Il segreto è lui stesso a raccontarlo. “I primi sei mesi all’Inter parlai con dei taxisti che utilizzavano molto il dialetto. Mi era piaciuto, perché assomigliava un po’ al francese che già conoscevo. Quando Beccalossi e Altobelli scoprirono ciò, mi dissero di rivolgermi al presidente Fraizzoli non con un “buongiorno”, ma dicendo “caccià i danè“. Lo misi in pratica e tutti si misero a ridere. Da allora mi raccontarono anche le barzellette in dialetto”.

Nonostante il bel ricordo del capoluogo lariano e la riconoscenza riscontrata dai tifosi, viene quindi lecito chiedersi perché si sia fermato così poco tempo nella città di Alessandro Volta. La risposta non esita ad arrivare. “Innanzitutto da voi arrivai in prestito. A fine stagione il mio obiettivo diventò quello di giocare nuovamente per una squadra che lottasse per lo scudetto, dandomi la possibilità di mettermi in mostra. Ricevetti offerte da Atalanta, Udinese, Young Boys e Lucerna. Però quattro giorni dopo Como-Milan ci fu una partita d’addio di un mio ex compagno di Stoccarda a Innsbruck a cui partecipai. Giocai un tempo e dieci giorni dopo mi chiesero di andare a giocare lì. Si trattava dello Swarovski Tirol, del noto imprenditore di gioielli. Mi fecero anche un’offerta molto attraente per il post carriera, concedendomi la possibilità di lavorare nel marketing internazionale della sua azienda. Quando smisi a 33 anni con il pallone, girai per due anni tutto il mondo per la ditta Swarovski”.

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