Alessio Iovine e la sua ricetta:”Il calcio? Divertimento, non un lavoro”

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L’uomo più in forma del momento, Alessio Iovine, ci svela come ha raggiunto il suo sogno. Divertimento, impegno e umiltà basilari per il salto tra i pro.

Dando un rapido sguardo alla sua carta d’identità, il prossimo 1 febbraio compirà 29 anni. Certamente una bella età per un calciatore, ritrovandosi di fatto nel pieno della sua carriera, con la possibilità di poter esprimere il meglio per quanto riguarda capacità tecniche, atletiche e di maturità dentro e fuori dal rettangolo di gioco. Molto particolare e densa di insegnamenti è quella di Alessio Iovine, giocatore comasco che a detta sua vestendo la maglia azzurra ha coronato l’obiettivo di una vita. Pochi grilli per la testa dunque, niente Champions League, niente serie A o altri “strani” pensieri. Questione soprattutto di carattere ma anche frutto della gavetta maturata per quattro stagioni in campionati minori, un’esperienza anche questa risultata utile. Il passaggio però dai dilettanti al professionismo non ha scalfito la mentalità e la cultura del lavoro del ragazzo, che ora tocca con mano i frutti dei suoi tanti sacrifici.

Allora Alessio, una forma davvero strepitosa la tua attualmente, con tre gol nelle ultime quattro partite…

“Sono contento di aver iniziato bene questa nuova avventura. I gol sono una cosa extra per quanto riguarda il mio lavoro, io devo cercare più che altro di far segnare gli attaccanti. A livello generale sono molto contento perché in preparazione è andato tutto bene, ho lavorato sodo e senza alcun infortunio, problematica quest’ultima in cui invece mi ero imbattuto la scorsa stagione. Riesco così a dare una mano alla squadra e credo che ciò si nota, questa è realmente la cosa più importante”.

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Il tuo record stagionale di gol è quota sei, sei già a metà del tuo cammino dopo soltanto dieci giornate. Non male, no?

“Un bottino raggiunto due volte, speriamo quest’anno sia la volta buona per migliorare anche questa statistica, non sarebbe male soprattutto rapportata al mio ruolo”.

Eppur nel precampionato non ti eri messo in luce particolarmente…

“Vero. La preparazione estiva è stata veramente dura, non essendo più abituato a certi carichi magari ho fatto un po’ di fatica. Inoltre il mister è un grande lavoratore e ha un modo di giocare che non si apprende certo dall’oggi al domani, ci vuole un po’ di tempo. Piano piano però ho capito i suoi meccanismi come del resto i miei compagni. Stiamo seguendo i suoi dettami e credo che ciò sia evidente anche per quello che si vede in campo”.

Oltre a essere il secondo marcatore tra gli azzurri, sei praticamente da podio anche per i minuti impiegati, 865 in tutto. Insomma, Banchini ripropone in te grande fiducia. Com’è il vostro rapporto?

“Il mister parla molto con noi durante la giornata, prima e dopo gli allenamenti. Non è un aspetto scontato, in tanti pensano soltanto alle due ore di allenamento e basta. Si fa sentire, ti sta vicino, creando così un rapporto importante. Sono contento che in questa prima parte stagionale mi stia utilizzando parecchio, la fiducia che lui e i compagni ripongono in me permettono al sottoscritto di poter dare qualcosa in più. E ne sono davvero felicissimo”.

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Mister Marco Banchini (Como 1907), ottimo il rapporto tra lui e Alessio Iovine

Questo tuo “stakanovismo” lascia però poco spazio ad altri giovani elementi, come Peli per esempio. Un giudizio su di lui? Hai modo di dargli qualche consiglio?

“Quest’anno ho trovato un gruppo di ragazzi giovani davvero valido, sono tutti promettenti e hanno davanti un futuro luminoso. Probabilmente uno di quelli più pronti è proprio Peli, che ha caratteristiche più uniche che rare, con la capacità di saltare l’uomo e di sprint nel breve che lascia sul posto praticamente tutti. Può essere ancora più incisivo e importante per noi nel corso di una partita quando le fatiche iniziano a subentrare e l’ha ampiamente dimostrato. Detto questo è giovanissimo e al suo debutto in prima squadra, quindi va aiutato e condotto per mano. Ho un ottimo rapporto con lui, cerco di dargli consigli nella speranza di fare il suo bene. E’ un bravissimo ragazzo con la grande dote di saper ascoltare. In ogni caso il mister sta cercando anche qualche soluzione per farci coesistere, chi lo sa in futuro…”.

Sei andato a segno anche contro una delle tue ex squadre, la Giana Erminio. Belle le parole riservate da mister Albè a fine partita nei tuo confronti, soprattutto come persona..

“Sono grato per le sue parole. Con lui ho lavorato per tre anni ed è come un padre. E’ un allenatore che non guarda tanto al campo, parla parecchio di aspetti legati alla vita e delle situazioni spiacevoli in cui un uomo può incappare. Mi ha insegnato tanto, mi ha fatto molto piacere che abbia parlato bene di me come persona che non come giocatore, vuol dire che ho lasciato un bel segno. Ma in fondo lo sapevo già, perché quando ho concluso la mia storia con la Giana Erminio ho parlato con lui e avevo già avuto modo di conoscere il suo pensiero”.

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Mister Cesare Albé (Giana Erminio), un secondo padre per Alessio Iovine

Un comasco che gioca nel Como, con uno spiccato senso di appartenenza. E’ un aspetto che può fare ancora la differenza nel calcio moderno, secondo te?

“E’ una domanda molto complessa in verità per via delle dinamiche che ci sono al giorno d’oggi. Personalmente sono contento e orgoglioso perché sono dove volevo essere. C’è da dire che per la professione che faccio le cose possono sempre cambiare rapidamente. Il mio obiettivo era quello di venire qua e di essere al tempo stesso importante per la società, non la classica figurina che è stata scelta in quanto del territorio. Sono orgoglioso del fatto che il Ds Ludi mi abbia cercato ancor prima per il giocatore che sono e non per altro, infatti inizialmente non sapeva nemmeno che fossi comasco. Alla domenica provo a dare sempre il 110% come del resto fanno i miei compagni che esulano da un discorso del genere”.

Ti sei fatto le ossa partendo nel calcio dei grandi dai dilettanti con le maglie del Mariano e dell’Olginatese. All’epoca come immaginavi il proseguo della tua carriera? Tra i professionisti o tra i dilettanti?

“Ovviamente da piccolo parti sognando di diventare calciatore, di giocare in serie A e di vincere la Coppa del Mondo. Chiaramente poi quando cresci inizi a capire tante cose. Ho avuto la possibilità di far parte del settore giovanile del Como, in una società che si faceva rispettare a tutti i livelli. Poi quando è fallita iniziai a frequentare la scuola superiore e altre esigenze nel frattempo erano subentrate, che mi portarono comunque a continuare a giocare a calcio ma a pensarlo più come un divertimento. Giocavo con i miei amici ma senza l’assillo di farlo da professionista. Successivamente con impegno e fatica sono riuscito a costruirmi un percorso importante. Ho fatto quattro anni da dilettante ma non rimpiango nulla, anzi, è grazie a queste stagioni che sono diventato quello che sono”.

Sulle spalle porti un numero legato in passato ai grandi liberi. Come mai lo hai scelto?

“Da quando c’è la possibilità di personalizzare le maglie anche in serie C, ho sempre pensato di fare un qualcosa di differente rispetto agli standard per il mio ruolo. Ad esempio con la Giana ho sempre giocato con il 5. Un po’ come Kallon che da punta giocava con la n°2 ad esempio, ve lo ricordate? Aggiungiamoci che ho come idolo Lebron James che ha avuto sempre il 23, ma quando è arrivato Anthony Davis ai Lakers ha deciso di lasciargli il suo numero passando al 6. In ogni caso è un numero che si è riproposto diverse volte nella mia vita, rovesciato è il numero del bomber ed effettivamente per ora mi sta portando alquanto bene”.

Da fanciullo hai avuto modo di fare il raccattapalle nella stagione della promozione in A. Alessio Iovine che messaggio si sente di dare a tutti i giovani calciatori?

“Non posso parlare come un calciatore che ha raggiunto la massima serie nazionale, però posso consigliare a loro di non mollare mai e di fare ciò che piace di più, poiché fondamentalmente per me ha rappresentato sempre un divertimento e mai un lavoro. Sono sempre stato un ragazzo educato e di sani principi, sono aspetti importanti perché arroganza e pensare di essere più bravo degli altri non ti portano da nessuna parte. Inoltre nel cammino della vita e dello sport di ognuno di noi sicuramente ci sono momenti importanti, ma se perdi un treno poi un secondo può sempre ripassare, come del resto è capitato a me”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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