Aimo Diana: “Con il Como durissima, preferivo trovarlo più avanti”

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Intervista ad Aimo Diana, che con il Renate sarà il prossimo avversario degli azzurri. Per lui, che da oltre dieci anni vive nella nostra provincia, una sfida particolare.

Origini bresciane, ma oramai trapiantato nel comasco da diversi anni per motivi familiari. Eppure, dopo una brillante carriera da calciatore nella massima serie italiana indossando diverse maglie e il sogno di partecipare all’indimenticabile Mondiale del 2006 svanito all’ultimo, Aimo Diana ha trovato sulla sua strada il Como, nella sua comunque ancor nuova carriera da mister, per la prima volta soltanto nello scorso agosto. Ora si appresta a sfidarlo una seconda volta in campionato, nella quarta giornata del girone A di serie C che cadrà fra quattro giorni. A lui abbiamo provato a rivolgere qualche domanda per cominciare ad avvicinarci a questo match.

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Renate e Como lo scorso 18 agosto

Finora il cammino di Renate e Como è identico, due vittorie e poi sconfitta di misura nell’ultima. Che partita sarà domenica?

Ci siamo già incontrati un mese fa, ma in una partita di Coppa Italia ad agosto che lascia il tempo che trova. Domenica sarà completamente diversa. Sto seguendo il Como e per noi sarà durissima, spero che lo possa essere altrettanto anche per loro. Siamo solo all’inizio, la condizione fisica potrebbe essere una delle componenti determinanti ma bisogna valutare anche come andrà la settimana lavorativa per entrambe. Noi dobbiamo ancora trovare la quadra migliore, avendo cambiato 20 giocatori su 22. Per ora abbiamo avuto alti e bassi importanti, bene nelle prime due ma male nella scorsa partita. Diciamo che è una sfida che arriva un po’ troppo presto, mi sarebbe piaciuta giocarla più avanti sinceramente”.

Due squadre accomunate anche dallo stesso modulo di gioco. In quali altri aspetti si assomigliano e in quali no, secondo Aimo Diana?

“Quella del Como è caratterizzata dalla forte intensità e al momento, va detto, ne hanno più di noi anche per le caratteristiche dei singoli giocatori. Per il resto siamo abbastanza differenti. Noi invece siamo più attendisti e lavoriamo sulle linee di passaggio. In ogni caso entrambe le squadre hanno la possibilità di cambiare parecchio”.

Dopo i quattro gol segnati e le innumerevoli occasioni a favore, si aspettava di ritrovare i lariani dopo tre giornate con un solo gol incassato, per giunta in pieno recupero contro il Monza?

“Si, me l aspettavo perché guardo più ai giocatori in rosa che al risultato, poi probabilmente contro di noi avevano fatto qualche esperimento. Una partita che a quanto pare è poi servita al gruppo di Banchini per sistemare qualcosa. Meglio per loro che la serata storta sia avvenuta in Coppa Italia piuttosto che in campionato. Con il Monza si sono difesi molto bene, tre o quattro occasioni da concedergli le devi mettere in conto, altrimenti con i giocatori che si ritrovano in rosa vorrebbe dire che hanno problematiche grosse. Vincere una sfida al 92′ e senza particolarmente entusiasmare mi fa capire che potrebbe essere il loro anno”.

Trascorse tre giornate si è già fatto un’idea su quale traguardo entrambe potrebbero raggiungere?

“Il Como credo debba ambire a un posto play-off, non penso verrà coinvolto nella lotta salvezza. Vuoi per il blasone, vuoi per il tifo che ha dietro ma anche per la rosa importante che possiede, gli ultimi innesti di Crescenzi e Gatto hanno poi alzato la qualità. Noi invece siamo un po’ in divenire. Piacerebbe anche a noi strappare un posto per la post-season, però innanzitutto dobbiamo raggiungere l’obiettivo prefissato dalla società, che è quello della salvezza”.

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Luca Crescenzi, ultimo arrivato in casa azzurra

Aimo Diana vive da oltre dieci anni in provincia di Como. E’ sufficiente tutto ciò per viverla differentemente dalle altre?

“Direi di si perché oramai ho molti amici qua, oltretutto tanti sono tifosi del Como che sicuramente verranno a vedere la partita. Ovviamente la preparazione della gara esula da questo e verrà fatta come tutte le altre”.

Nella sua scelta di rinnovare con il Renate quanto ha pesato il fatto di rimanere vicino a casa?

“In maniera ininfluente. Nella mia breve carriera da allenatore sono stato in Basilicata e poi in Sicilia, non mi sono mai mosso in funzione del luogo ma dell’opportunità. In tutta onestà avevo altre opzioni quest’estate ma sono rimasto per la progettualità e per il fatto che il Renate è una società che ti lascia lavorare e ti dà importanza. Qui ho la possibilità di sviluppare qualcosa di mio, poi se me lo meriterò magari arriveranno chiamate più importanti, chi lo sa”.

Lei che è stato giocatore di A in piazze importanti Torino, Sampdoria e Palermo, tra i suoi giocatori vede qualcuno che potrebbe ambire a un grande salto?

“Credo ci sia qualcuno che possa ambire a una categoria diversa, più che a una massima serie. Alcuni giovani, ma anche non più giovanissimi, nel caso riuscissero a trovare un loro preciso percorso formativo. Secondo me ci sono due o tre atleti che potrebbero avere l’opportunità di misurarsi in una B. È chiaro che devono trovare costanza, magari anche attraverso il mio aiuto, non solo nel rendimento ma anche nella vita privata e nell’alimentazione. A volte in C ci sono giocatori che ci si chiede come fanno a non giocare nei piani superiori. Poi vai a vedere il loro storico e capisci che in passato hanno avuto una carriera contraddistinta da alti e bassi. E’ fondamentale lavorare su quelli”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
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