Treviso-Cantù, il rinvio e quel protocollo che scricchiola…

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Il Covid piomba su Treviso-Cantù e ne costringe lo slittamento. Ma fa anche aprire gli occhi sul protocollo sanitario che appare lacunoso.

Il match De’Longhi Treviso-Acqua S.Bernardo Cantù “non s’ha da fare”. E’ stato questo uno dei responsi della quinta giornata del massimo campionato di basket, con la riprogrammazione di tale sfida che al momento non è ancora stata effettuata. Se ne saprà certamente di più a inizio settimana. Motivo? La positività al Covid-19 che, dopo Jaime Smith, ha colpito altri due giocatori brianzoli. Sui loro nomi non possiamo mettere la mano sul fuoco, anche se sembrerebbe che si possa trattare di capitan La Torre e Jordan Bayehe, altamente febbricitanti già nella giornata di giovedì. Ma il condizionale è d’obbligo, poiché nel comunicato del club non si è voluto rivelare le due identità per opportuni motivi di privacy.

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Jaime Smith, ancora costretto ai box dopo due settimane

Tuttavia l’incontro non si è disputato soprattutto perché, successivamente, altri sei componenti della rosa hanno ravvisato sintomi riconducibili all’ormai noto virus. I positivi potrebbero quindi essere ben più di tre? Attualmente non è dato saperlo, bisognerà giocoforza aspettare mercoledì: nella serata di martedì, infatti, è previsto un nuovo giro di tamponi dal quale se ne saprà di più. E sarà decisivo per capire come riorganizzare l’intera settimana di lavoro. A questo punto l’interrogativo di una ripresa degli allenamenti da metà settimana diventa più che mai lecito.

Treviso-Cantù a tutti gli effetti un precedente per il protocollo

Il rinvio dell’incontro era arrivato verso l’ora di mezzogiorno tramite la Lega Basket. Infatti, il presidente Umberto Gandini dopo aver sentito le due società, il presidente della Fip e la relativa Commissione Medico Scientifica, ha optato per non far scendere in campo le formazioni per evitare un possibile focolaio e per tutelare la salute di tutti gli attori partecipanti, arbitri inclusi. Andando però così contro quello stabilito dal protocollo, che prevede la possibilità di un rinvio soltanto con meno di sei giocatori professionisti negativi a disposizione. Una decisione sicuramente saggia e di buon senso, che però a questo punto crea un precedente al quale tutte le altre formazioni staranno bene attente nel proseguo del torneo. E che potrebbe generare polemiche qualora dovessero adottate scelte differenti. Sarebbe quindi opportuno, a nostro avviso, che il protocollo approvato in data 24 settembre possa essere rivisto e migliorato.

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Tempistiche discutibili sui referti e quel tampone rapido

Forse qualcosa andrebbe sistemato anche per ciò che riguarda i tempi dei tamponi prepartita. Ogni squadra è infatti obbligata a sottoporsi a essi circa 48 ore prima della palla a due. Generalmente per i canturini, nel caso di match domenicale, questa prassi si svolge a metà pomeriggio del venerdì tramite un laboratorio convenzionato della Lega Basket. I risultati dovrebbero essere comunicati entro 24 ore, tuttavia le tempistiche si stanno rivelando alquanto lunghe per tutti. Ma soprattutto per la Pallacanestro Cantù: del caso Smith lo si era appreso nella stessa mattinata del derby con Varese, ma nel weekend appena concluso le cose non sono andate tanto meglio con gli esiti arrivati alle 23 di sabato. Tenendo così in scacco (e in ansia..) un intero ambiente fino a poche ore prima della partita. E’ quindi lecito domandarsi, in funzione anche del test rapido nel giorno del match introdotto nel caso di una o più positività, se quest’ultimo non possa essere reso obbligatorio indipendentemente da tutto e se l’altro non possa essere anticipato almeno a 72 ore prima. Per alleviare preoccupazioni e momenti di concitazione di staff e giocatori.

E se tornasse la quarantena di squadra…?

Secondo il parere di vari virologi ed esperti in campo medico, però, i tamponi non bastano. I tempi di incubazione del virus potrebbero cambiare da persona a persona, con un giocatore che potrebbe risultare negativo al test di qualche ora prima per poi “positivizzarsi” in occasione della partita o di allenamenti. Secondo alcuni di loro, in caso di un positivo all’interno della squadra o dello staff societario, bisognerebbe reintrodurre la quarantena per tutti per scongiurare altri positivi. Una considerazione logica, forse opportuna, ma che a quel punto metterebbe seriamente a rischio il completamento anche della stagione 2020/21. Il mondo del basket e tutti gli altri sport, tutto ciò, se lo possono davvero permettere?

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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