Sergio Paparelli: “Coinvolgere in Cantù Next imprenditori forti”

sergio paparelli

Sergio Paparelli tocca vari punti nella nostra intervista: il progetto Palasport, il suo rapporto nel tempo con i presidenti e su quali giocatori ripartire.

E’ sicuramente uno di quei personaggi a cui i tifosi canturini devono dire maggiormente grazie. Il suo importante apporto economico, da due decenni a questa parte, non è mai mancato. Diversi timonieri si sono succeduti alla guida dell’imbarcazione brianzola, ma lui è sempre rimasto su di essa, a volte sfidando anche mari quantomeno agitati. Prima semplice sponsor, poi socio, infine vicepresidente. Un’escalation continua. Per ora la parabola ascendente di Sergio Paparelli si ferma qui, ma chissà che un domani possa addirittura proseguire. D’altronde fu proprio l’attuale n°1 del club, Davide Marson, a spendere il suo nome prima che lui stesso fosse incoronato nel Cda di fine marzo 2019.

Con la sua azienda è uno dei partner più longevi della Pallacanestro Cantù. Ci può ricordare come e quando è iniziata questa “storia d’amore”?

“Cominciò vent’anni fa, ai tempi della presidenza Francesco Corrado. Egli conosceva già sia me che mio padre Alessandro, eravamo entrambi appassionati. Riuscì a convincerci e a coinvolgerci in questa fantastica realtà tramite la sponsorizzazione”.

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Quando scoccò definitivamente la scintilla verso questi colori?

“In realtà fin da giovanissimo, quando andavo a giocare all’oratorio San Michele insieme al “Pierlo”, nonostante fosse più grande di me di cinque anni. Poi la passione è cresciuta sempre di più vedendolo giocare con quelli più forti, ma anche conoscendo da vicino negli anni a seguire giocatori come il mio caro amico Recalcati, Burgess, D’Aquila, Lienhard, il mio compagno di scuola Vendemini, Innocentin, Della Fiori e Riva”.

Insomma, anche lei è cresciuto a “pane e basket”, anche se sappiamo che in realtà la sua prima passione è un’altra..

“Esatto, il mio primo sport è sempre stato il motociclismo. Ho corso nell’Enduro e ho anche vinto il Campionato Italiano nel 1984, mentre ora sono il presidente del Motoclub Intimiano “Natale Noseda”. Ma anche da ragazzo, nei mesi invernali durante la sosta, seguivo solo ed esclusivamente la pallacanestro”.

Una passione smisurata la sua, tanto da farla diventare dalla scorsa estate uno dei vicepresidenti. Dal suo interno come vede il resto della compagine societaria in questo periodo di estrema difficoltà per il Covid-19?

“In effetti sono stati terribili questi mesi con il Coronavirus. Mi trovo davvero molto bene con gli altri, c’è una gran bella unità d’intenti. Condividiamo quasi sempre tutti gli obiettivi da raggiungere. Dico quasi perché, come naturale che sia, non si può essere d’accordo su qualsiasi cosa. Ma come potete ben vedere i risultati sono buoni. Siamo estremamente compatti e nessuno si è mai tirato indietro in queste settimane. Devo ammettere che grazie al mio lavoro, a quello di Davide Marson e di Andrea Mauri, siamo riusciti a creare un gruppo fantastico”.

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Da sinistra verso destra, Andrea Mauri, Davide Marson e Sergio Paparelli

Effettivamente girano voci di società in difficoltà ma dalla Brianza però non sembrerebbero arrivare segnali allarmanti. Ciò la dice lunga sul grande lavoro che state portando avanti nel post Gerasimenko..

“Purtroppo in questo momento si vedono piazze, anche importanti, che stanno facendo molta fatica e addirittura stanno pensando di rinunciare alla massima serie. E’ realmente un periodo molto critico. Noi abbiamo fatto e stiamo facendo un ottimo lavoro per restare con grande orgoglio in A. E questo è il mio obiettivo. Ho sempre litigato con tanta persone, anche illustri e amiche, che sostenevano che sarebbe stato meglio ripartire dalla serie A2, per poi risalire. E puntualmente io ho sempre replicato che certe cose non bisognerebbe dirle nemmeno per scherzo. Siamo un club di A e dobbiamo lottare con tutto quello che abbiamo per restare a questi livelli. In tal senso, fondamentale è stato trasmettere questo pensiero a tutti: ai giocatori, allo staff tecnico e a quello medico, ai dirigenti, a tutti gli altri dipendenti e persino ai giornalisti. E’ stato veramente bello. Ce l’abbiamo fatta e questo è un motivo di grande orgoglio. Far ritornare tutti gli sponsor vecchi, quelli che avevano mollato nell’era Gerasimenko, è stata forse la vittoria più bella”.

A proposito di Gerasimenko, ci parli un po’ di tutti i presidenti che ha avuto modo di affiancare..

“Anche se non l’ho affiancato personalmente, comincio a parlare dal Sciur Aldo. Non l’ho conosciuto granché, era molto distaccato ma è stata un’istituzione, un grande uomo e l’ho stimato per tutta la vita. Come il figlio Roberto, una persona davvero affidabile. Poi c’è stato Polti, anche lui non ebbi modo di frequentarlo e sinceramente non ho un grande ricordo: ha cercato di portar via la squadra da Cantù, ne ha combinate peggio di Bertoldo. Poi arrivò Corrado che salvò la pallacanestro, una persona tutto d’un pezzo ma comandava solo lui, non riuscendo a coinvolgere gli altri non sono mai riuscito ad instaurare un vero feeling. Con la Cremascoli vivemmo stagioni di soddisfazioni sportive incredibili, purtroppo anche con lei poi qualcosa si incrinò. Gerasimenko ha fatto di tutto, sia nel bene che nel male. Fortunatamente poi siamo riusciti a prenderci la società con questa meravigliosa cordata. Ora c’è Marson, che è colui che più si avvicina al mio modo di pensare, siamo partiti insieme e abbiamo condiviso tantissime cose”.

Parlando di n°1, lei è quello di Cantu Next. Come procede il progetto in queste settimane? La base si sta allargando ulteriormente o si è sempre nell’ordine di una ventina di soci?

“Siamo sempre i medesimi dall’ultima assemblea che abbiamo fatto, perché poi è subentrata l’emergenza sanitaria. Tuttavia il progetto prosegue molto bene con degli ottimi risultati anche a livello tecnico, stiamo sviluppando nuove idee e vorremmo tirar dentro personaggi forti del mondo imprenditoriale brianzolo e non solo”.

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Alcuni soci Cantù Next del presidente Sergio Paparelli presenti alla serata celebrativa del 18 febbraio

In tal senso non teme qualche ripercussione da questa crisi?

“In realtà la temiamo più come Pallacanestro Cantù con gli sponsor piccoli, perché sono quelli che risentono maggiormente di questa crisi. E purtroppo il Governo non è che stia dando poi questa grossa mano, anzi. Stiamo provando a tenerceli tutti stretti anche se un po’ di difficoltà onestamente la si nota. Speriamo di non perderne diversi, perché tanti piccoli ne fanno uno grosso”.

Prima dell’inizio della scorsa stagione invocò una maggiore partecipazione del pubblico canturino al PalaDesio. Ora parrebbe che l’appello vada fatto più ai poteri decisionali per consentire la presenza dei tifosi sugli spalti. Cosa si sentirebbe di chiedere?

“Dico che il campionato è meglio se partisse anche più tardi ma con il pubblico. Il tempo non è un problema, aspettiamo anche un mese in più ma iniziamo con i nostri tifosi, magari in maggior numero rispetto a prima. Guai se mancassero. Ho sempre sostenuto che il pubblico sia indispensabile per la Pallacanestro Cantù. Tornando invece alla mia constatazione dell’anno scorso, me la sono sempre presa con i tanti canturini che, e qui non parlo certamente degli Eagles o dei tanti affezionati, criticano tutto quello che si fa ma non sostengono mai. Vediamo di sostenerla questa società. Sono cose che mi fanno arrabbiare, prima di parlare bisognerebbe quantomeno cacciare i soldini presenziando alle partite”.

Si è entrati nella pianificazione del prossimo torneo. A Sergio Paparelli da quali giocatori piacerebbe si ripartisse?

“Stiamo cercando innanzitutto di poter riconfermare i nostri ragazzi italiani. Non è facile, perché sono ambiti da club finanziariamente più forti. Dobbiamo far capire a loro che bisogna poter giocare, come hanno fatto l’anno scorso a Cantù e non scaldare panchine in squadre blasonate come effettivamente potrebbe succedere. Stiamo puntando su questa cosa. Ad esempio, un Pecchia che l’hanno scorso è stato convocato in Nazionale, potrebbe avere la stessa opportunità pur giocando poco? Non credo. A tal proposito, su di lui stiamo lavorando forte, anche se mi è capitato di leggere su un giornale oggi (ieri ndr) che si starebbe allontanando. Non è vero. Al contrario si sta avvicinando, lo stiamo realmente convincendo della bontà del nostro progetto. Per quanto riguarda gli americani è più difficile, non possiamo competere con squadre che possono offrire tre volte noi. Ci auguriamo di trattenere Burnell, fra tutti è quello che ha più probabilità di tornare. Puntiamo poi sul nostro Gm Daniele Della Fiori per trovare ragazzi forti, emergenti, che costano poco e che rendano tanto”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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