Season review: la Pallacanestro Cantù 2016/17 da 0 a 10

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[ethereumads]

La Pallacanestro Cantù ha finito la regular season e il suo campionato. Abbiam fatto un bilancio, ve lo spieghiamo con il nostro countdown.
 
 
 
 
 

10Alla grinta e all’esempio di capitan Callahan. Settimana scorsa Craig ha rilasciato un’intervista molto interessante e significativa a “La Provincia”, spiegando quanto ci tenesse a fare bene quest’anno a Cantù, quanto credesse nel potenziale del collettivo e soprattutto quanto gli sia dispiaciuto non aver potuto contribuire al meglio dal punto di vista fisico ai successi di una squadra che di successi ne ha strappati pochi rispetto alle aspettative e che ha tanto deluso, considerando le ambizioni addirittura europee del patron Dmitry Gerasimenko in estate. Il capitano ha infatti patito per lungo tempo un’ernia inguinale che ne ha limitato fortemente le prestazioni, ma non ha mai fatto mancare la sua esperienza, ha sempre fatto sentire la sua voce in spogliatoio ed ha mantenuto un atteggiamento davvero esemplare in ogni occasione in cui è stato coinvolto, dentro e fuori dal campo. Basti pensare, senza andare troppo lontano, all’ultima partita in casa contro Trento, quando ha ripreso alcuni compagni per non aver salutato il pubblico con il tradizionale giro di campo al termine del match, oppure alla visita che lo scorso venerdì ha fatto ai bambini ammalati di leucemia ricoverati all’ospedale di Monza. Un capitano che ha onorato tale compito al meglio, anzi, oltre le sue possibilità. Nei cuori dei tifosi, prima ancora del giocatore, entra l’uomo. E Craig Callahan è un grande uomo, una persona vera e con un cuore splendido.

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Craig Callahan: la faccia e i muscoli di un vero duro, ma il cuore di un grande uomo e capitano!

9 – I giocatori tesserati dalla società che quest’anno non hanno disputato l’intera regular season con la maglia della Pallacanestro Cantù. Romeo Travis, Gani Lawal, Vaidas Kariniauskas e Marco Laganà hanno abbandonato la nave ben prima che questa arrivasse in porto, chi poco dopo aver salpato (è il caso dell’amico giramondo di Lebron, Romeo Travis), chi per esigenze tecniche (il lungo ghanese e il play lituano) e chi per esigenze personali (Marco, reduce da tanti problemi fisici, chiedeva più spazio). Le quattro partenze sono state ammortizzate da altrettanti acquisti: Alex Acker, Pat Calathes, David Cournooh e Uros Slokar, senza dimenticare Dominic Waters, di cui parleremo in maniera più approfondita in seguito. Interventi di riparazione durante la regular season che non sono stati sempre efficacissimi, ma non è stato facile cercare di riassestare una squadra mal costruita durante l’estate e che ha dovuto assimilare e adeguarsi velocemente alle differenti filosofie di gioco dei vari Kurtinaitis, Bolshakov e Recalcati. Insomma, con questo dato vogliamo sottolineare quanto abbia influito la scarsa programmazione del mercato della scorsa estate sui risultati della squadra. Che serva da lezione in vista dei prossimi anni, a cominciare dal prossimo…

8Il numero di maglia di Sasà Parrillo, che questo lunedì ha firmato un rinnovo biennale del contratto (con un opzione da esercitare sul terzo anno) con la società brianzola. A proposito di imparare dai propri errori, la Pallacanestro Cantù sembra già essere focalizzata sulla regular season 2017/18 e il rinnovo di Parrillo è lì a dimostrarlo. Sasà si è guadagnato questo rinnovo con la fatica in allenamento e il sudore della fronte, la pazienza nel saper aspettare il proprio momento e la grandissima grinta e determinazione nel cercare di sfruttarlo al meglio. Con Kurtinaitis ha visto il campo con il contagocce, nonostante contribuisse con grande energia in difesa dalla panchina; poi Bolshakov e Recalcati gli hanno concesso maggiore spazio, meritatissimo, premiando la sua voglia di emergere e di dare il suo contributo per il bene della squadra. Altrettanto meritato il coro degli Eagles durante Cantù-Capo D’Orlando del 26 Febbraio scorso: a metà gara, gli ultràs hanno tonato: “Vogliamo 10 Parrillo!”, coro volto a svegliare la squadra, deconcentrata, sotto di ben 24 punti e fin lì in campo con un atteggiamento imbarazzante, ma anche ad elogiare chi la maglia la onora sempre e nonostante tutto. Proprio dalla fame e dal valore umano del suo carismatico esterno la Cantù del futuro vuole rifondare e questa conferma non può che far piacere a tutti gli appassionati dei colori bianco-azzurri. Porta il numero 8 del mitico Gennaro Gattuso, che ricorda per grinta, corsa e cuore. Come Ringhio, Sasà sarà il mastino beneventano pronto a rincorrere gli esterni più pericolosi avversari e a prendersi ancora di più i cuori dei tifosi sempre con la stessa ricetta, i cui ingredienti principali sono i valori quali il lavoro, la voglia e lo spirito di sacrificio. Valoroso.

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Salvatore Parrillo e compagni applaudono i loro tifosi dopo la sconfitta nel derby contro Milano in occasione dell’ultima giornata di campionato

7Il voto che diamo a Zabian Dowdell e al suo “supplente” Dominic Waters, i due playmaker titolari che si sono avvicendati durante questa stagione. L’infortunio al polso che ha costretto Dowdell a restare ai box per un paio di mesi ha infatti obbligato un intervento mirato sul mercato per rimpiazzarlo e permettergli un sereno recupero. Bisogna fare i complimenti alla dirigenza per l’ottima “pescata” dal mercato europeo, dal quale è arrivato un Dominic Waters anch’egli reduce da problemi fisici ma che ha avuto un impatto immediato inserendosi alla perfezione nel sistema di Kurtinaitis; nelle 9 partite giocate dal folletto di Portland, medie sontuose da quasi 15 punti e 8 assist ad allacciata di scarpe, che gli sono valse la chiamata di una big europea come l’Olympiakos di Vassilis Spanoulis, con il quale volerà a Istanbul tra una settimana per giocarsi le Final Four di Eurolega. Waters ha salutato Cantù a gennaio, quando Dowdell aveva recuperato dall’infortunio e si era ripreso il suo posto da titolare, ma il problema al polso sinistro lo ha sicuramente condizionato per gran parte delle 20 partite da lui giocate, specialmente quando ha dovuto prendersi responsabilità al tiro da fuori. Per questo ci sentiamo di premiare la disponibilità e la voglia di vincere di Zab che infatti, dopo un eccellente esordio in casa con Venezia, prima di farsi male, ci ha messo un po’ a far vedere tutto il suo valore e potenziale offensivo non solo come passatore (5.4 assist di media a partita) ma anche come realizzatore (13 di media in regular season ma oltre 17 nelle ultime 5 partite). Lo abbiamo soprannominato The Wise WiZabrd per la sua saggezza e la lucidità nel giostrare la squadra e per le magie che a tratti ha sfoderato; d’altronde per metà stagione 2010/11 a Phoenix il ragazzo è stato allievo di un certo Steve Nash, uno che di stregoneria in tal senso se ne intende un pochino… Apprendista stregone.

6In pagella per David Cournooh, che a Gennaio ha salutato Pistoia per raggiungere la squadra allora in pugno a Bolshakov con la quale ha disputato tutto il girone di ritorno della regular season. Molto positivo l’esordio in casa contro la Leonessa Brescia, partendo dalla panchina e spaccando il match con le sue accelerazioni brucianti alla Speedy Gonzales e la vivacità che ne fa di lui un giocatore temibile. Ha giocato bene in altre circostanze, per esempio contro Reggio Emilia e nella trasferta di Caserta, ma in generale il suo rendimento, soprattutto durante l’ultimo mese, non è stato molto costante. Ha terminato la sua prima esperienza biancoblu a 9 punti 3 rimbalzi e 3 assist, medie apprezzabili ma ci si aspetta qualcosina in più da The Dark Arrow, il quale salvo sorprese sarà una delle velenose frecce nella faretra di coach Recalcati (?) dato che ha contratto anche per la prossima stagione. Noi crediamo possa essere molto efficace con un ruolo da sesto uomo, proprio per le sue caratteristiche; lo definiremmo un “giocatore di rottura”, ricorrendo al gergo cestistico, una combo-guard che potrà fare davvero comodo alla Cantù che verrà. A presto e ad maiora, David.

5Alla stagione di Fran Pilepic. Inutile nascondere che ci si aspettasse di più dalla guardia tiratrice croata, ingaggiata quest’estate dopo stagioni convincenti in Europa e al Cedevita Zagabria, con il quale ha collezionato buone cifre e ha anche giocato l’Eurolega. Cifre che, a dirla tutta, anche quest’anno sono sufficienti: sfiora i 10 punti di media a partita con il 45% da 2, il 42% da 3 e quasi il 90% ai tiri liberi. Partito molto bene (18 punti di media nelle prime 3 partite in casa), ha vissuto sotto Kurtinaitis la sua miglior parte di stagione (nonostante l’allenatore lituano si aspettasse ancora di più dal suo esterno), mentre ha faticato ad esprimersi ad un livello accettabile con Recalcati e ancor di più con Bolshakov. Ha probabilmente risentito più di tutti i numerosi cambi nel roster canturino e delle idee di esecuzione dei giochi offensivi; per quanto riguarda il lavoro svolto nella propria metacampo, è stato spesso l’anello debole di una difesa già porosa e vulnerabile: troppo lento per difendere su una guardia, spesso in difficoltà o distratto sui cambi… Che non fosse il Tony Allen dei Balcani era noto, per carità; che potesse essere il Ray Allen dei Balcani (con le dovute proporzioni con il secondo termine di paragone) era lecito aspettarselo, ma sia dal punto di vista difensivo che da quello realizzativo durante la stagione ha sofferto tantissimo, più di quanto ci si aspettasse, tant’è che spesso è stato colpito da bordate di fischi nelle sfide casalinghe. Una stagione con poco chiaro e tanto scuro per Fran, il quale ha sicuramente sentito la pressione di avere davvero tante responsabilità nell’economia di gioco della squadra, responsabilità alle quali non era abituato e che lo hanno trovato poco preparato a reggerle. Resta comunque un bravissimo ragazzo, al quale auguriamo un futuro felice e un prosieguo di carriera soddisfacente.

4Le partite saltate per problemi fisici da Tremmell Darden. Numerosi i problemini fisici che hanno ostacolato Tremmell Darden durante la stagione: prima il polpaccio, poi qualche acciacco dovuto all’età e all’alto chilometraggio che ha registrato durante il suo Overseas Journey (che potete leggere qui, raccontato proprio dal diretto interessato), fino al tragico infortunio riportato due settimane fa: la rottura del tendine di achille, incidente che potrebbe anche interrompere la sua carriera… Una carriera da campione, quella del Professore di Inglewood, così ribattezzato per via della sua incredibile esperienza e scaltrezza, per il notevole I.Q. cestistico e per un palmares che ripaga una vita trascorsa sui parquet americani, spagnoli, lituani, francesi, turchi, greci, belgi e australiani, oltre che italiani. Un viaggiatore che ha vinto quasi ovunque pur mantenendo sempre un basso profilo, continuando a lavorare con grande umiltà e dedizione, come solo i campioni fanno. Durante questa regular season, ha messo in mostra le sue doti formidabili di difensore e movimenti trasudanti classe in arresto e tiro o in avvicinamento a canestro, elegante come una pantera. Ha fatto sentire la sua presenza anche in attacco con quasi 11 punti di media a partita e a rimbalzo con oltre 5 carambole catturate mediamente. Un professionista che sarebbe un peccato enorme vedere uscire di scena in questo modo, per un maledettissimo infortunio dal quale non è per nulla semplice recuperare a 36 anni… Chissà che il Professore non decida di ricordarci che volere è potere e che l’età è solo un numero… Un enorme in bocca al lupo e un grazie infinite, sperando sia solo un arrivederci e non un addio, Tremmell…

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Il sorriso di Tremmell Darden con la prestigiosa canotta merengue del Real Madrid

3Gli allenatori che si sono avvicendati sulla panchina brianzola e i title sponsor apparsi sulle maglie della Pallacanestro Cantù durante questi 8 mesi di regular season. Una Cantù in principio Red October, per la settimana del derby nostalgicamente Forst, infine MIA. Una Cantù che si prospettava dover intraprendere un processo di crescita pluriennale insieme a Rimas Kurtinaitis, allenatore dal grande blasone e dal curriculum di assoluto rispetto, uno dei migliori in circolazione, messo a capo di un progetto che mirava a rilanciare le ambizioni europee della Regina d’Europa. Eppure il matrimonio tra la Pallacanestro Cantù e il coach lituano non è durato nemmeno due mesi, appena 9 partite. Un fallimento assoluto, le cui cause sono state eriscontrate dai giocatori, dopo l’addio di Kurtinaitis stesso, nei metodi troppo duri di allenamento e probabilmente in una mentalità ed etica di lavoro troppo rigidi e pesanti. Non ne facciamo una colpa all’allenatore, semplicemente non ha funzionato nulla o quasi tra lui e la squadra. In seguito, la promozione di Kyril Bolshakov come head coach, soluzione che sembrava dover essere temporanea ma che dopo l’insperata vittoria a Masnago nel derby contro Varese è diventata definitiva, finchè anche con Bolshakov la squadra è entrata in crisi di gioco e risultati. Così, è stato possibile il romantico ritorno di Recalcati sulla panchina biancoblu, battezzato da 3 vittorie consecutive nonostante poi il record sia stato negativo (4 W e 6 L; Bolshakov appena meglio con 5 trionfi su 11 partite, mentre per lo sfortunato Kurtinaitis appena 2 vinte e 7 sconfitte). Una staffetta tra allenatori e un bilancio che riflettono molto bene le numerose difficoltà incontrate dalla Cantù 2016/17 e che potrebbe continuare anche quest’estate in preparazione della prossima regular season; non è infatti sicura al 100% la permanenza di Carlo Recalcati sulla panchina canturina, tant’è che nei prossimi giorni sono previsti degli incontri con la società.

Rimanendo sul tema allenatori, riteniamo opportuno sottolineare il grandissimo lavoro svolto da Marco Sodini, la cui presenza costante in questi mesi vicino alla squadra è stata sicuramente determinante e ha facilitato non poco il lavoro di Bolshakov e Recalcati. Speriamo tutti di poterlo ritrovare anche il prossimo anno nel coaching staff canturino!

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Marco Sodini, una delle poche scommesse vinte dalla società la scorsa estate

2Le certezze che i tifosi canturini hanno avuto in questa regular season: la prima, che ogni partita sarebbe stata una sofferenza infinita come l’universo; la seconda, le infrazioni di passi in partenza di Gani Lawal. Ma mentre, parafrasando Einstein, sull’infinità dell’universo si possono nutrire ancora dei dubbi, sul fatto che Lawal sia troppo scoordinato per giocare a questo sport di dubbi non ce ne sono. E pensare che ad inizio anno Johnson vedeva pochissimo il campo per lasciare spazio alle perle da Shaqtin’ A Fool dell’ex Virtus Roma e Olimpia Milano… Disgraziato.

Il giocatore che sul campo ha contribuito maggiormente al raggiungimento di una salvezza, come ricordato da Recalcati nelle scorse settimane, per nulla scontata. Stiamo parlando di JaJuan Johnson. Partiamo dalle statistiche: 19 punti, 7.2 rimbalzi, 1.4 stoppate e 21.3 di valutazione le sue medie, che gli han permesso di arrivare rispettivamente quarto, settimo, quarto e secondo nelle classifiche generali delle suddette specialità; ha inoltre tirato con percentuali ottime: 55% da 2, 42% da 3 punti e oltre 80% dalla linea della carità. 14 volte ha segnato 20 o più punti, 4 delle quali scollinando quota 30. Giocando da centro, ha stravinto il confronto contro giganti come Fesenko, Cervi e Watt, solo per citarne alcuni ai quali rende non solo centimetri ma anche molti chilogrammi; è stato un’arma tattica con il suo tiro da fuori per cercare di aprire le difese e far uscire il suo diretto marcatore dall’area, come fece il celebre Earvin “Magic” Johnson, anch’egli costretto a giocare da pivot a causa di un infortunio a Kareem-Abdul Jabbar, durante le NBA Finals del 1980, vale a dire nella sua rookie season (per la cronaca: mise a segno 42 punti con 15 rimbalzi e 7 assist in faccia al compianto “Chocolate Thunder” Darryl Dawkins, ex conoscenza del campionato italiano). Con le dovute proporzioni, anche JJ ha dimostrato di sapersi adeguare molto bene nella posizione di pivot nonostante sia anche più snello e leggero di quanto lo fosse Magic (che però era a tutti gli effetti il play della squadra!). Proprio come l’asso dei Lakers dello Show time, durante questa regular season ha tirato fuori dal cilindro autentiche magie e prodezze, su tutte quella contro Pistoia: un tiro in avvitamento da 6 metri a fil di sirena che ha permesso alla sua squadra di vincere e di conseguenza di raggiungere la salvezza con 3 giornate di anticipo. Una conclusione del genere che attualmente, di giocatori della sua altezza, solo Kevin Durant segna con alte percentuali. Sicuramente ha avuto fortuna, ma per segnare canestri del genere (e non ne ha segnati pochi ad alto coefficiente di difficoltà) bisogna essere dei fenomeni, degli scherzi della natura. Insomma, l’importanza che ha avuto JJ in questa regular season per la squadra biancoblu è incomparabile a quella di qualsiasi altro giocatore di Serie A e non per caso pare vicinissimo l’accordo con il Barcellona che porterebbe JaJuan a disputare i playoff in Catalunya. La nostra candidatura all’MVP di questa regular season non può non essere per lui, nonostante la Lega abbia eletto Marcus Landry di Brescia. Ad ogni modo, thanks for all JJ “Magic” Johnson! You’re the real MVP!!

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– “Referee, I think I’m the real MVP of the season, do you agree?” Stava parlando di questo con l’arbitro il nostro JJ??

0Il voto, inclassificabile, alla disfatta di Capo D’Orlando del 30 Ottobre 2016. Una trasferta al PalaFantozzi che purtroppo è entrata nelle più brutte pagine di storia della ultra ottantenne società brianzola. 96 – 53, un passivo di 43 punti, la peggior sconfitta nella gloriosa storia della Pallacanestro Cantù. Sotto di 25 a 10 minuti dalla fine, parziale di 27-9 per i padroni di casa nell’ultimo periodo, quand’invece sarebbe stata obbligatoria una reazione di squadra d’orgoglio… Nulla di tutto ciò, un pesantissimo -43. L’emblema di una stagione, come detto nell’introduzione all’articolo, non certo memorabile, per usare un eufemismo, e che in tanti vorrebbero certamente dimenticare… Ma la verità resta solo una: “Sempre con te sarò, e mai ti lascerò!“, come cantano gli Eagles. La fede, non per caso, si misura nei momenti difficili… Quindi un applauso a tutti i veri tifosi canturini che, nonostante tutto, hanno incondizionatamente sostenuto i nostri colori e che anche durante questa difficile regular season, hanno onorato e rispettato lo slogan della campagna abbonamenti: “Fedeli alla nostra Regina sempre“!

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Irina Gerasimenko e Andrea Mauri: si prospetta un’estate molto intensa per la dirigenza canturina
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Filippo Stasi
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso Basket Senna. Tifoso canturino e dei Los Angeles Lakers, il suo idolo sportivo è Kobe Bryant. Fa della pallacanestro la sua "religione" e sogna di lavorare nell'ambito cestistico, magari come giornalista.

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