Salvatore Parrillo: “6000 a Desio una vittoria. Il futuro? Spero a Cantù”

salvatore parrillo

Ai microfoni di wincantu.it, Salvatore Parrillo parla di Reggio Emilia, di tifosi, delle difficoltà di inizio stagione e del suo futuro.

 

È il giorno dopo Pesaro-Cantù, il pomeriggio seguente all’importante vittoria ottenuta dalla Red October all’Adriatic Arena. Giorno di meritato riposo per i giocatori e per Salvatore Parrillo, per tutti semplicemente “Sasà”, che trova comunque il tempo per parlare con noi e rispondere ad alcune nostre domande. Lo fa con la calma e l’umiltà che lo contraddistinguono fuori dal campo, quando l’adrenalina della partita non lo trasforma da Dr.Jekyll a Mr.Hide, il leone combattente che la tifoseria biancoblu ama.

Abbiamo parlato di tifo, di prepartita, di futuro e di passato, come quello a Reggio Emilia, prossima avversaria dei brianzoli. Partiamo proprio da qui:

Domenica al PalaDesio arriva Reggio Emilia, la squadra che ha creduto in te nel finale della stagione 2016 e ti ha rilanciato in Serie A dopo le primissime esperienze di cinque anni prima a Caserta. Che ricordi hai di quell’esperienza?

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Per me quella di domenica è una sfida particolare perché sono particolarmente legato a Reggio Emilia. Ha significato tanto perché mi ha dato la possibilità di tornare in Serie A, di giocare e di mettermi in mostra ad altissimo livello. Ho dei ricordi bellissimi di quei tre mesi. Abbiamo raggiunto anche una finale scudetto quindi non può essere altrimenti.

Da allora la Reggiana ha cambiato tantissimo: punti di continuità sono Amedeo Della Valle e coach Menetti. Hai ancora rapporti con loro? Incontrarli di nuovo sarà un ulteriore stimolo?

Sì, ho comunque piacere a sentirli ogni tanto. Sono legato sia ad Amedeo che a coach Menetti. Amedeo per me è un esempio. Gioca nel mio stesso ruolo e mi piace anche un po’ ispirarmi a lui. Amo il suo gioco e mi piace anche come persona. Coach Menetti mi ha dato tantissimo, dandomi la possibilità di mettermi in gioco anche nella finale scudetto. In pochi l’avrebbero fatto in quel periodo, secondo me, poiché arrivavo da una serie inferiore. Gli devo veramente tanto.

Salvatore Parrillo
Amedeo Della Valle, compagno di Salvatore Parrillo alla Reggiana

Pochi mesi a Reggio e poi l’approdo a Cantù, dove sei subito stato apprezzato dalla tifoseria. Ti aspettavi una simile accoglienza?

No, non me l’aspettavo, non sono cose che capitano tutti i giorni. Ho semplicemente fatto conoscere al pubblico quello che sono, dando sempre tutto quello che potevo in campo. Sono felicissimo che i canturini l’abbiano apprezzato e quando mi dimostrano il loro affetto mi danno una carica aggiuntiva che mi spinge ad un livello superiore.

E a proposito dell’affetto dei canturini, l’anno scorso intonarono anche un coro che diceva “vogliamo 10 Parrillo”. Che emozioni hai provato?

È stato bellissimo. Eravamo in difficoltà, la partita non era iniziata nel migliore dei modi ma stavamo recuperando. Sentire il popolo canturino cantare il mio nome mi ha spinto a dare più di quello che avevo. Se stavo dando già il 100% sono riuscito ad arrivare al 200%. Davvero una carica incredibile.

Ti definisci timido e riservato al di fuori del campo, poi quando tocchi il pallone mostri appunto questa energia che ti contraddistingue. Cosa accade in quel momento?

Entro nel mio habitat naturale. Non penso a niente e a nessuno, solo a dare tutto ciò che ho e ad essere me stesso. Mi viene molto più facile esprimermi in campo piuttosto che fuori, dove sono una persona molto più riservata e preferisco stare in disparte.

Hai qualche rituale prepartita per caricarti? So ad esempio che non ascolti musica prima di scendere in campo.

Sì, è vero, solitamente non la ascolto. Sono una persona molto scaramantica, sono legato ad una serie di cose banali, come il solito riscaldamento, azioni che ripeto già dalla mattina, facendo in modo che siano sempre le stesse.

Salvatore Parrillo
Sasà Parrillo in azione, lo scorso anno, contro Venezia

Facciamo un salto indietro di una settimana: derby con Milano e record di pubblico per una partita di campionato della Pallacanestro Cantù (6297 spettatori) in una stagione partita nel caos. Consideri un primo traguardo stagionale aver riportato i tifosi vicini alla squadra?

È la nostra vittoria più grande. Ricordo da dove siamo partiti, con tutto quello che si diceva. Nessuno scommetteva su di noi per la qualificazioni alla Coppa Italia o per la lotta playoff. Abbiamo superato tante difficoltà, nonostante la diffidenza di tante persone. Sicuramente la cosa più bella è essere riusciti a riportare il popolo canturino al palazzetto. Battere il record per numero di spettatori è la fotografia del fatto che quando mettiamo il cuore in campo i tifosi di Cantù non si tirano indietro. E anche se ci sono comunque sempre stati vicino, questa è la dimostrazione che adesso sono tutti con noi e sono la nostra arma in più.

Pensando proprio a quel periodo di difficoltà, come l’avete vissuto? Hai avuto un ruolo particolare nello spogliatoio conoscendo già l’ambiente?

La nostra bravura è stata quella di pensare sempre e soltanto al campo, lasciando fuori tutto il resto. Ci siamo concentrati solo sul nostro lavoro, facendo quello che ci veniva chiesto. I risultati poi hanno reso tutto più semplice e ne abbiamo giovato. Giocare davanti a 6000 persone è ben diverso. In quei momenti comunque siamo stati bravi tutti, dal primo all’ultimo, quindi non c’è stato bisogno di niente di particolare.

Ora ultime tre partite per strappare un biglietto per i playoff, importanti quanto il derby. Da un pubblico come quello canturino ti aspetti di replicare i 6000 di Milano?

Sono le partite più importanti della stagione e spero di vedere ancora il palazzo così pieno, così come spero di riempirlo nelle gare di playoff. Noi dobbiamo continuare a giocare come stiamo facendo. Abbiamo dimostrato di potercela giocare con tutti. Dobbiamo restare uniti e pensare solo a giocare, come coach Sodini ci ha insegnato bene quest’anno.

Ultima domanda: cosa c’è nel futuro di Salvatore Parrillo?

Spero che il  futuro di Salvatore Parrillo sia ancora biancoazzurro. Mi trovo benissimo qui ma ovviamente bisogna vedere le intenzioni della società. La mia volontà è comunque quella di proseguire il mio percorso qui.

Una volontà, quella di vedere ancora Parrillo in maglia canturina, che probabilmente accomuna lo stesso Sasà al suo caloroso pubblico.

 

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Simone Dalla Francesca
Simone Dalla Francesca
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso l'Antoniana Como. Fin da bambino ho sempre avuto due grandissime passioni. La prima è la pallacanestro, la seconda è scrivere. Scrivere di pallacanestro è dunque il mix perfetto!

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