Oscar Pedretti: “Fisicamente a buon punto. C’è grande entusiasmo”

Oscar Pedretti

Oscar Pedretti racconta le prime settimane di preparazione ai nostri microfoni. Aneddoti e curiosità sui nuovi giocatori dell’Acqua San Bernardo.

La Pallacanestro Cantù ha ripreso ad allenarsi al Toto Caimi di Vighizzolo, alternando una parte atletica a quella più tattica agli ordini di coach Pancotto. Come da un paio d’anni a questa parte, il ritorno dal ritiro di Chiavenna coincide con la nostra intervista al preparatore atletico Oscar Pedretti. Lo abbiamo incontrato nella sala pesi del campo di allenamento per parlare delle condizioni dei giocatori e del lavoro svolto fin qui.

Partiamo da una domanda piuttosto ampia: facciamo un bilancio delle prime due settimane di allenamento.

Con Cesare Pancotto ci siamo confrontati da subito e abbiamo condiviso un piano di lavoro per tutte le sette settimane di precampionato. Abbiamo fatto una prima settimana di ripristino e ci siamo resi conto di essere atleticamente un pochino più avanti rispetto a quanto avevamo preventivato. Noi sentiamo i giocatori per telefono prima che arrivino, ma solo il giorno del raduno capiamo se hanno davvero lavorato. A volte ci sono delle sorprese, mentre in questo caso sono arrivati tutti in buone condizioni. A Chiavenna è stata una settimana intensa. Ad eccezione del mercoledì mattina, in cui abbiamo visitato Palazzo Vertemate Franchi, ci siamo sempre allenati. Peccato che il meteo ci abbia impedito di lavorare all’aperto.  Avere la Virtus a pochi metri dal nostro hotel e come prima avversaria è stata una bella occasione. Ho avuto modo di rivedere Gaines e Cournooh e di confrontarmi con i miei colleghi di Bologna.

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Il gruppo di quest’anno è parecchio giovane. Ci sono pro e contro durante la preparazione?

Il vantaggio principale è l’entusiasmo e la voglia di fare. Con i veterani devi tenere conto di alcune esigenze fisiche. L’aspetto negativo, ma che io vedo anche come positivo, è che vanno istruiti e resi coscienti di quello che possono fare. È più facile indirizzarli e fare imparare loro le buone abitudini. Il ritiro serve anche a dare regole alimentari. Quello che davvero mi colpisce di questi giovani però è l’applicazione. Cito un episodio: ieri Collins, Burnell ed Hayes dovevano andare in questura con Diego Fumagalli in concomitanza con la parte di condizionamento della mattina. Sapendo dell’incompatibilità degli impegni sono venuti a chiedermi di poter anticipare la seduta. Si sono presentati in palestra alle 8.15 cambiati e hanno lavorato regolarmente prima dell’arrivo dei compagni. Una cosa davvero inusuale.

Passiamo ai singoli: Wes Clark ha giocato davvero poco nella prima partita, chiedendo il cambio dopo pochi minuti sul parquet. Come sta a livello fisico?

In realtà lo scarso minutaggio di Wes era preventivato. È stato tra gli ultimi ad arrivare, ha fatto un volo transoceanico, nei primi giorni non è stato benissimo a livello di salute, quindi eravamo tutti d’accordo sul centellinarlo. A livello fisico sta bene. L’anno scorso ha subito un infortunio, ma il suo rientro è slittato soprattutto per motivi tattici. Brindisi aveva trovato nuovi equilibri senza di lui, ma fisicamente aveva già recuperato.

Oscar Pedretti
Oscar Pedretti nella sala pesi.

Wilson invece è stato l’ultimo ad arrivare: avendo giocato con il Portogallo è già in ottima forma?

Sì, assolutamente. È al passo con gli altri, anzi, probabilmente è anche messo meglio, ha già il ritmo partita.

Quanto agli altri, qualcuno ti ha colpito particolarmente?

L’anno scorso ho definito Calhoun un manuale di pesistica, ma visto come è andata, quest’anno cercherò di non dirlo per nessuno. No, scherzo, non sono scaramantico. Uno che cura molto il suo fisico è Corban Collins. Va in palestra sempre un’ora e mezza prima. Una volta a Chiavenna siamo andati in palestra a piedi, è arrivato in anticipo solo di un’ora ed era dispiaciuto di non poter completare il proprio programma. Questo fa capire quanto lavori. Penso si sia visto anche nella prima amichevole. Poi cura tantissimo l’alimentazione. Nei primi giorni abbiamo accompagnato i giocatori nei supermercati e lui ha comprato solo cose biologiche. Inoltre non mangia, per scelta, carni rosse. Hayes ha grandi qualità fisiche. Una volta abbiamo fatto 10 minuti di corsa e ha dato due piste a tutti. Anche gli italiani hanno ottime qualità e si vede. Simioni ha avuto buonissimi maestri, come il grande Renzo Colombini, nelle giovanili della Reyer.

Oscar Pedretti
La squadra al lavoro con Oscar Pedretti.

Vivi da vicino il gruppo: quali sono le tue prime impressioni? Qualche dinamica curiosa da svelarci?

È un gruppo molto coeso. All’inizio è facile che gli americani stiano tra di loro, invece si è creata subito un’ottima amalgama, favorita forse dal fatto che sono tutti coetanei. Pecchia e Simioni stanno insegnando l’italiano a Hayes. Sta imparando anche alcuni modi di dire, spesso viene a dirmi cose come “chi non muore si rivede”, tra l’altro con un’ottima pronuncia.

Dopo l’intervista, Oscar Pedretti si è messo al lavoro con la squadra. Non prima però di averci concesso un 1 contro 1, come quelli con Diego Fumagalli, spesso ripresi dai giocatori, e che vince costantemente. Ha vinto anche stavolta: il suo atletismo ha avuto la meglio.

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Simone Dalla Francesca
Simone Dalla Francesca
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso l'Antoniana Como. Fin da bambino ho sempre avuto due grandissime passioni. La prima è la pallacanestro, la seconda è scrivere. Scrivere di pallacanestro è dunque il mix perfetto!

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