Nicola Brienza:”Pronto da head-coach ma ora al servizio di Pashutin”

Nicola Brienza

Nicola Brienza parla ai nostri microfoni di mercato e delle sue sensazioni, non nascondendo come le cose a Cantù siano più serene di quando le ha lasciate.

Sono giorni in cui il telefono di Nicola Brienza sicuramente ribolle e non solo per il caldo. Di ritorno a Cantù dopo i due anni a Lugano (da capo allenatore) e a Capo d’Orlando (da assistente), è subito duramente al lavoro al fianco di Egveny Pashutin per comporre il roster per la nuova stagione. Ruolo centrale per Brienza soprattutto per quanto riguarda il mercato degli italiani, dove per questioni di conoscenza degli atleti oltre che di lingua, è un prezioso ponte tra la società e gli agenti. Nonostante gli impegni e le trattative, ci ha concesso un po’ del suo tempo per parlare del suo ritorno, delle sue esperienze lontano dalla Brianza, e della composizione della squadra.

Ciao Nicola e bentornato a Cantù, la tua città natale oltre che la tua casa cestistica. Quali sono le prime sensazioni provate ad essere di nuovo qui?

Sono estremamente contento di essere tornato a Cantù e di ritrovare qualche amico che ho lasciato e di trovare una società che sta cercando di darsi una nuova linea, una nuova programmazione. Rispetto a due anni fa, quando andai via, c’è una strada molto più delineata, chiara, fluida, quindi anche per quanto riguarda le sensazioni riguardanti l’ambiente societario sono molto positive. Non pensavo sarei tornato a Cantù dopo così poco, ma Dmitry (Gerasimenko) e Andrea (Mauri) sono stati molto decisi nel darmi la possibilità di rientrare e ho preso la palla al balzo.

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Arrivi da un anno complicato a Capo d’Orlando: come giudichi la tua esperienza in Sicilia? C’è voglia di riscatto in te? Di lavorare con un team in grado di competere per obiettivi più alti?

Sicuramente è stata un’annata difficile. Si era partiti con presupposti parecchio diversi e il mio arrivo in Sicilia si spiegava proprio con la volontà di avere uno staff più esperto per fare bene in Italia e in Europa. Purtroppo poi le stagioni sono strane e basta entrare in un buco nero per fare fatica a rialzarsi. C’è rammarico ma cerco di trovare il lato positivo in ogni cosa. Essermi trovato in quella situazione e aver provato cosa si vive spero mi possa dare una mano in futuro.

Due anni fa lasciasti la Pallacanestro Cantù: una mossa motivata dalla voglia di provare una carriera da capo allenatore?

Dopo tanti anni da assistente a Cantù sentivo la voglia di voler provare una nuova esperienza e vedere cosa si prova ad avere una responsabilità diretta sulla squadra. Ho colto quindi con entusiasmo l’offerta di Lugano. Non ho ancora abbandonato l’idea di voler fare il capo allenatore, ma stare a Cantù è sempre una grande opportunità, per la società, per il fatto di tornare a casa, e anche per lavorare con Pashutin che è un allenatore di altissimo livello.

Quanto ti è servito dal punto di vista della tua formazione fare un anno da head coach a Lugano? Quali insegnamenti ti porti dietro, ritornando ora in Brianza?

Mi è servito molto. Da vice studi i colleghi, rubi insegnamenti dagli allenatori con i quali collabori. A Lugano ho imparato a metterli in pratica nel momento giusto. Mi è stato utile anche per capire che è una cosa che posso fare, che mi piace e che in futuro potrei tornare a fare. Ha rappresentato un passaggio chiave per rendermi conto di essere portato per fare l’allenatore.

Nicola Brienza
Brienza incita la squadra

Un ruolo, quello di capo allenatore, che avevi già avuto modo di assaggiare proprio qui, all’inizio dell’avventura dei Gerasimenko. Era il 20 dicembre 2015, si giocava in casa contro Trento e per la prima volta Nicola Brienza era alla guida di una squadra di serie A. Cosa ricordi del tuo esordio?

Ci sono delle sensazioni che ti rimangono addosso. Il calore dei tifosi, il momento in cui nel terzo quarto eravamo sotto di 10 e dopo due palle recuperate il Pianella ribolliva, il sentirmi trascinato, spinto dal pubblico.

Ora hai il compito di occuparti del mercato degli italiani. 4 spot da riempire dopo le conferme di Tassone e Parrillo. Hai un’idea precisa di quale profilo devono avere i nuovi innesti? Puoi tracciarci un po’ un piano d’azione?

Non è proprio così in realtà, come è stato fatto trasparire, è un discorso più complesso. I responsabili sono comunque Dmitry e il coach, poi per motivi di esperienza, conoscenza e lingua per quanto riguarda i giocatori italiani tengo io i contatti con giocatori e agenti. Dopo essermi informato sulla loro disponibilità faccio una lista dei giocatori e si discute la strategia con Gerasimenko e Pashutin che hanno sempre la precedenza, anche per capire in termini economici quanto le trattative sono percorribili oppure no. Si sono fatti molti nomi, ma nel concreto non siamo ancora vicini a nessuna chiusura, ma ci sono un paio di discussioni avviate e speriamo di poter chiudere a breve.

Nicola Brienza
Nicola Brienza subentrò per due partite a Fabio Corbani (sullo sfondo) per poi affiancare il nuovo coach Bazarevich

Vedi possibili altre conferme dopo quelle di Parrillo e Tassone?

Parlando di italiani Cournooh ha fatto una stagione eccellente e saremmo contenti di tenerlo con noi, ma ci sono tante altre componenti da considerare, come le opportunità che ha da altre squadre. 

Nel frattempo sono arrivati 4 nuovi innesti americani. Quali sono le caratteristiche della squadra che si sta delineando?

L’idea del coach e della società è di avere una squadra molto fisica e molto atletica e quindi per i primi 4 americani si è seguita questa via e si continuerà a cercare in quest’ottica per gli altri due. Ovviamente per completare la squadra con gli italiani il ragionamento è più complesso perchè non ci sono ad esempio playmaker atletici di 1,90m e vedremo cosa ci offrirà il mercato.

Ci affidiamo dunque alla conoscenza di Nicola Brienza, per avere a Cantù il meglio possibile, quando i telefoni saranno meno roventi, ma inizierà a scaldarsi il PalaDesio, grazie alle giocate della Red October 2018/2019.

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Simone Dalla Francesca
Simone Dalla Francesca
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso l'Antoniana Como. Fin da bambino ho sempre avuto due grandissime passioni. La prima è la pallacanestro, la seconda è scrivere. Scrivere di pallacanestro è dunque il mix perfetto!

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