Donte Thomas: “Devo provare a pensare di meno”

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[ethereumads]

Intervista a Donte Thomas, ala della Pallacanestro Cantù. Che ci svela quale potrebbe essere la ricetta giusta per migliorare in lunetta.

Ci sono stagioni in cui, indipendentemente dal talento offensivo di un giocatore, si crea un feeling particolare tra di esso e la tifoseria. Il pubblico canturino è abituato, da sempre, a veder giocare con la canotta della propria squadra fior fiori di cestisti. Ma è in grado anche di apprezzare coloro che si prodigano con una difesa efficace sugli avversari oppure si tuffano senza remore per conquistare una palla vagante. Facendo un paio di esempi del passato, possiamo citare Salvatore Parrillo e Andrea Michelori.

E allora viene spontaneo chiedersi se, il campionato attuale con la presenza degli spettatori, non avrebbe potuto restituire a Donte Thomas una stagione differente da quella che i non brillanti numeri starebbero a indicare. I 7,5 punti e i 4,7 rimbalzi di media a partita (per una valutazione pari a 7,5) con il 43% ai liberi, non sono statistiche propriamente da “americano”. Tuttavia, l’originario di Calumet City, potrà rendersi più che mai utile da qui a fine torneo grazie alle sue abilità difensive. Qualità un po’ smarrite da buona parte della rosa 2020/21. Trasmettere energia ai suoi supporters attraverso giocate di cuore e applicazione, ma al tempo stesso riceverne da loro attraverso il riconosciuto grande tifo. Si, la sua annata e quella dell’intera squadra (attualmente relegata all’ultimo posto) l’avremmo immaginata differente con gli spalti gremiti.

La città dove sei cresciuto è per certi versi “simile” a Cantù, se esaminiamo popolazione e dimensione della superficie. E’ così? Ce ne parli?

“Si, effettivamente la mia città non è poi così grande. Dista soltanto una decina di minuti da Chicago e ogni cosa è abbastanza vicina. Possiamo dire che tutte le persone nel quartiere si conoscono. Poi in realtà è famosa perché è il luogo da cui provengono i Blues Brothers!”.

E di questa zona cosa ne pensi? Sei riuscita a scoprirla un po’ oppure le restrizioni ti hanno alquanto limitato?

“Purtroppo non più di tanto perché, onestamente, a causa delle restrizioni riguardanti il Covid-19 faccio praticamente la stessa cosa ogni giorno. Mi sveglio, mangio e mi alleno. Di seguito mangio di nuovo e dormo. Poi, il giorno dopo, mi sveglio e faccio tutto daccapo. Una routine piuttosto ripetitiva e noiosa”.

Le stats sembrerebbero indicare qualche difficoltà in più rispetto ai passati campionati. Te lo immaginavi così il livello della serie A italiana?

“In tutta sincerità sapevo che la competizione sarebbe stata molto più competitiva qui in Italia. Qui si possono trovare molti buoni giocatori. Per questo, se vuoi ottenere una vittoria, devi sempre dare il massimo e alcune volte non basta”.

In particolare spicca il 43% ai liberi, una percentuale che generalmente è sempre stata più alta. Influenzata dall’aspetto mentale?

“Sto lottando con i viaggi in lunetta da tutta la stagione e questo mi frustra molto. Anche perché, come giustamente sottolineato, in passato ho avuto sempre percentuali migliori. Non credo questa brutta statistica deriva da un modo sbagliato di allenare il tiro, perché fondamentalmente è sempre stato quello. Penso sia soltanto una mancanza di concentrazione, probabilmente ci sto solo pensando troppo. Quando mi ritrovo a cronometro fermo dovrei provare a pensare di meno”.

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Donte Thomas insieme a Marco Gandini (foto Pall.Cantù)

La tua testa invece cosa ha pensato quando sei rimasto escluso per tre incontri di fila. Hai temuto di sentirti escluso dal progetto?

“No, in realtà ho pensato soltanto ad andare avanti ad allenarmi e ad impegnarmi. D’altronde siamo dei professionisti e dobbiamo comportarci come tali. Quando non sono andato a referto ho comunque sempre cercato di incitare i miei compagni, cercando di supportarli in tutto e per tutto”.

Di Donte Thomas i tifosi apprezzano particolarmente la difesa. E’ la tua miglior qualità? 

“Sì, sono orgoglioso di ciò che riesco a fare in difesa. Provo a metterci davvero il cuore. Penso che abbiamo grandi giocatori offensivi in questa squadra, quindi non mi interessa molto segnare, prediligo concentrarmi su altri aspetti. Con la qualità in attacco dei miei compagni, penso sia importante portare sul parquet un livello molto alto di energia e io, con la mia difesa, posso farlo”.

E invece in cosa ritieni di dover migliorare maggiormente?

“Beh, sicuramente come abbiamo detto in precedenza, quest’anno devo migliorare con i liberi. Ma credo di poter offrire a questa squadra anche un contributo decisamente differente a rimbalzo, in particolar modo per quello offensivo”.

Pancotto ti concedeva alcuni minuti da ala piccola, Bucchi ti utilizza brevemente anche da centro in quintetti piccoli. Premesso che quello di ala forte è l’ideale per te, in quale maniera ti senti più valorizzato?

“Penso che nel basket moderno la versatilità sia un fattore necessario e determinante. Per questo non bado troppo al mio ruolo, che sia ala piccola, ala grande o qualche minuto da centro, l’importante è che il mio contributo sia utile alla squadra. Questa è la cosa più importante. La prestazione individuale è secondaria”.

In classifica siete ultimi con Varese ma più volte avete dimostrato di giocarvela quasi alla pari anche contro squadre quotate. Qual’è lo step che vi manca?

“Dobbiamo provare a subire meno punti e portare sul parquet maggiore energia. Alla fine della regular-season manca ancora molto, abbiamo più di un’occasione per dimostrare il nostro valore e in tal senso la pausa può certamente aiutarci. Alla ripresa dovremo farci trovare pronti e agguerriti Nelle prossime dieci partite abbiamo davvero bisogno di intensificare la nostra attenzione sull’aspetto difensivo. Dobbiamo provare a migliorarlo, tutti insieme. Se ci riusciamo, allora penso che il finale di torneo sarà sicuramente positivo”.

Da piccolo iniziasti con il football americano. La pausa è coincisa con il Super Bowl, sei riuscito a vederlo? Sei appassionato e tifoso di qualche team?

“Sì, ho iniziato con il football americano in giovane età e ho giocato per circa sette anni. In verità non ne sono un grande appassionato, quantomeno non sfegatato, ecco. Guardo solo un paio di partite durante la stagione. Comunque ho guardato il Super Bowl, rimanendo sveglio per tutta la notte! Faccio il tifo per i Chicago Bears e sono  un fan di Tom Brady: non ho mai dubitato di lui, è un vincente!”.

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Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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