Davide Marson rassicura i tifosi: “Il Covid-19 non ci fermerà”

davide marson

Il n°1 della Pallacanestro Cantù, Davide Marson, garantisce il massimo sforzo da parte del proprio CdA e ipotizza un cambio di concezione nei palazzetti.

Un evento secolare che ci ha imposto di fermarci, di riflettere, di reinventarci. Per alcuni la lancetta dell’orologio pare essersi fermata al 20 febbraio, data del primo contagio accertato di Coronavirus in Italia. Per altri alcuni giorni più tardi. Per il club brianzolo di basket invece al 12 marzo, giorno della sospensione collettiva degli allenamenti. Da allora nessun pallone è più rimbalzato sul parquet del Toto Caimi e chissà ancora per quanto non succederà più. Oltre a una pandemia, siamo di fronte a un vero e proprio tsunami non solo nella vita di ognuno di noi, ma anche per una miriade di attività economiche e pure sportive.

Ne sa certamente qualcosa, ad esempio, il presidente della San Bernardo-Cinelandia Cantù, che pur non negando qualche inevitabile preoccupazione, mostra il solito spirito combattivo che lo contraddistingue. “Questa emergenza non ha rimesso in discussione soltanto la nostra splendida realtà dopo un ottimo percorso di rinascita societaria. Ma anche l’intero mondo del basket e tutto il sistema sportivo. Tuttavia, gli attori dietro alla Pallacanestro Cantù non scappano di certo – puntualizza Davide Marson – anzi, insieme lottiamo e pensiamo a una serie di iniziative per sensibilizzare i tifosi. Poi, si va avanti comunque a lavorare e a programmare il futuro. Domani, ad esempio, è in programma una video-conferenza tra i membri del CdA, questo proprio perché non ci fermiamo mai”.

Agire. Non mollare come nel vero spirito canturino. Anche se c’è un progetto che contestualmente deve per forza di cose essere messo momentaneamente in pausa, quello della Cantù Next. “Partiamo dal presupposto che il progetto iniziale è già stato completato, così come i primi obiettivi. Il capitale raggiunto ci ha permesso di procedere con l’avvio delle operazioni ma forzare la mano adesso, perlopiù in questo momento così difficile per il Paese, sarebbe davvero insensato. Eravamo giunti a un punto in cui stavamo interloquendo in maniera importante con le istituzioni, è giusto però che queste ora possano dedicarsi a cose più significative. Adesso bisogna concentrarsi sulla vita delle persone, che in questo momento è prioritaria su qualsiasi altra cosa”.

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Uno scatto con alcuni soci della Cantù Next (foto Pall.Cantù)

Anche perché, a tal proposito, Davide Marson non esclude che una volta terminata l’emergenza, qualcosa possa cambiare non solamente all’interno del mondo sportivo e a tutto ciò che gli ruota attorno. “Premesso che non ho la bacchetta magica e non posso saperlo con certezza, ma se stanno cambiando tante cose nella vita quotidiana di tutti, presumo che lo stesso valga anche per lo sport in generale. Credo inoltre che la concezione di palazzetti e stadi di calcio, in grado di ospitare migliaia di persone, non sarà più la stessa“.

Proprietario della Mia Srl che si sforza di trarre un insegnamento dal problema sanitario in corso, che sta mettendo a dura prova la popolazione globale. “Sicuramente quello di restare uniti nei momenti difficili. Tutti stanno dando una mano a uscire da questa situazione e io, da italiano, sono orgoglioso del comportamento dei miei concittadini, così come sono sicuro che presto lo sarò anche per quello tenuto dal resto degli europei. Per motivi di lavoro sono spesso in contatto con l’estero e in Spagna, ad esempio, so che sta regnando una gran confusione. Una confusione che è assolutamente deleteria. Mi auguro che gli spagnoli riescano a reagire e a uscirne, come d’altronde stiamo provando a fare noi”.

Finendo per non bacchettare più di tanto alcuni dei suoi giocatori statunitensi (Wes Clark e Rodney O’Keith Purvis) rimpatriati senza autorizzazione. “In questo momento è in corso una pandemia mondiale, quindi non so quanto sia giusto o sbagliato fare ritorno negli Stati Uniti. Poi, ovviamente, capisco che un ragazzo possa avere il desiderio di stare vicino ai propri cari in una situazione del genere”.

 

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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