Bruno Arrigoni: “Pur con competenza e passione ci sono anni no”

Ci pensa Bruno Arrigoni a spezzare una lancia a favore del Gm Daniele Della Fiori. Dichiarandosi al contempo disponibile in caso di bisogno.

E’ il consulente esterno della Pallacanestro Cantù. A suo dire molto esterno. Ma nonostante questo ruolo decisamente defilato rispetto agli anni d’oro, il settantacinquenne milanese di nascita ma brianzolo d’adozione a livello sportivo, non nasconde il suo dispiacere per la retrocessione del club del presidente Roberto Allievi. Nella nostra intervista, Bruno Arrigoni spazia dal verdetto del campo alle possibilità di ripescaggio dei brianzoli, aprendo l’album dei ricordi e prendendo le difese di Daniele Della Fiori, finito recentemente nelle mire dei tifosi. Sminuendo in parte anche i propri indiscutibili meriti negli anni vissuti da Ds. Confermandosi ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, un gran signore.

Cantù retrocede sul campo a distanza di ventisette anni. Qual’è il suo pensiero?

“E’ stata un’annata complicata a causa dei vari problemi legati alla pandemia, con la principale difficoltà nel trovare una continuità di rendimento. Dapprima si erano fermati in tanti, poi l’obbligo di dover affrontare diverse partite ravvicinate e in quel momento si è compreso come la ripresa non fosse così rapida e facile come la gente si aspettava. Infine altre tre settimane senza coach e Gaines, ritrovandosi immersi nel finale di stagione menomati e con un sacco di sfide da dentro o fuori, senza che ce ne girasse giusta una. Non siamo mai riusciti a portare a casa una partita punto a punto e ciò ha pesato parecchio”.

Lei aveva vissuto anche quella del 1993/94, subentrando a Dìaz-Miguel dopo esserne stato il vice…

“Due retrocessioni completamente differenti, in quanto in quell’annata ci capitarono incidenti, fughe e altre cose inopinate. Ci ritrovammo con Bosa fuori tutto il campionato e con Tonut indisponibile negli spareggi salvezza, con un solo americano dopo la fuga di Hammink. Inoltre il regolamento prevedeva quattro retrocessioni e i play-out, quest’ultimi negli anni a seguire furono tolti. Insomma, ci fosse stata la classica stagione regolare ci saremmo tranquillamente salvati. Quest’anno il torneo invece è stato condizionato dal Covid-19 e doveva essere considerato di transizione, invece si è deciso di ritenerlo normale quando tutte le squadre in un modo o nell’altro ne hanno patito le conseguenze. E noi maggiormente”.

Sarà ancora serie A o A2 a settembre? Lega Basket e Fip paiono avere idee differenti sul blocco retrocessioni…

“Non ho idea. La Fip ha avuto questa linea tutto l’anno e quindi è normale che rimanga ferma su una determinata posizione che mi sembra abbastanza chiara. La Lega Basket cerca invece di tenersi tutte le quindici formazioni più le due neopromosse. Mi sembra una situazione estremamente difficile. Sono comunque due campionati totalmente differenti. Da una parte con sei stranieri e un paio di italiani di valore, alla fine, la squadra la fai. Cremona ne è l’esempio: hanno deciso di partecipare a metà luglio e in un mese hanno costruito la rosa. Per la Legadue, invece, devi avere sette italiani e due stranieri, non credo che nella seconda metà di luglio si possa assemblare dal nulla una formazione, perché quasi tutti a quel punto si saranno già sistemati. E a quanto pare fino ad allora non si saprà nulla”.

Ci sembra di capire che Bruno Arrigoni non sia propriamente ottimista nell’immediato in caso di Legadue. E’ così?

“Per impostare un torneo di A2 di tutto rispetto bisogna saperlo con anticipo, non a luglio. Così l’avventura nella serie minore rischia veramente di diventare impossibile, a differenza della partecipazione nel massimo campionato. E le scelte societarie saranno terribili da affrontare. Con la retrocessione, inoltre, i contratti pluriennali decadono, passando da un regime professionistico a uno dilettantistico. Inoltre, venir promosso non sarà così semplice e ciò lo vediamo tutti gli anni: ci sono sempre squadre costruite per salire ma per un motivo o l’altro non salgono”.

Difficile dunque spendere anche qualche nome, di quelli attuali, da cui ripartire?

“Una volta c’era il cartellino, ad esempio quando siamo retrocessi ventisette anni fa molti italiani restarono. Il club voleva risalire immediatamente, il primo anno siamo rimasti fuori con un libero fallito a tempo scaduto in gara4 e perdendo gara5 della finale con tiro da metà campo. Nel secondo arrivò invece la cavalcata trionfale guidata da Dado Lombardi, nella quale fu quasi sufficiente cambiare l’unico straniero”.

E dell’affermazione dell’agente di Procida che dice il suo assistito non scenderà di categoria che ne pensa?

“Si ho letto, stranamente Matteo Comellini è stato molto chiaro, perché generalmente gli agenti sono sempre molto riservati e difficilmente palesano le loro intenzioni chiaramente. E’ una strategia dell’agenzia, pensa che in A2 il giocatore non si valorizzerebbe abbastanza. Ammesso che sia effettivamente così, poi dovrebbero trovarsi una nuova collocazione. E non sempre le strategie degli agenti collimano con le esigenze dei club. Ovviamente con la retrocessione sarà libero ma senza vincoli contrattuali particolari anche in caso di ripescaggio il contratto potrebbe decadere ugualmente. A quel punto bisognerebbe firmarne un altro. Penso però che se si viene utilizzati con continuità anche la Legadue possa essere un torneo formativo. Basta guardare Bortolani: dopo aver fatto benissimo a Biella, seppur con alti e bassi ha dimostrato di saperci stare nella massima serie. E domenica scorsa ha realizzato 23 punti”.

I tifosi hanno preso una posizione piuttosto dura nei confronti di Della Fiori. Come la reputa?

“Capisco il malumore dei tifosi che poi è quello di tutti, ma attaccare personalmente una persona all’interno società mi è sembrato un po’ eccessivo. Anche perché, come ribadito dal presidente, le decisioni vengono condivise e attaccare lui è come attaccare la società. Questa dirigenza ha sistemato i conti, portato avanti il progetto palasport e quindi il budget era veramente esiguo. La verità è che ci sono anni in cui spendi pochissimo e le cose si sistemano miracolosamente, altri in cui ne spendi altrettanti ma fanno fatica a sistemarsi. Ad esempio nel mio ultimo anno a Bologna andammo ai play-off con una cifra da vergognarsi, circa 450.000 Euro netti”.

bruno arrigoni
Il Gm Daniele Della Fiori, “delfino” di Bruno Arrigoni (foto Pall.Cantù)

Un po’ forse è colpa sua, con le sue magie di mercato e rose miracolose li abituò fin troppo bene negli anni addietro…

“Non è mica vero. A Cantù sono stato ventun’anni in vari ruoli, e ne abbiamo avuti alcuni difficilissimi come ad esempio l’ultimo di Polti, quello della scomparsa di Chicco o quello dell’esonero di Ciani. Ne siamo venuti fuori con molta fortuna, entrando poi in un loop positivo che ci ha permesso di passare dalla retrocessione del 93/94 alla finale scudetto del 2011, cambiando presidente quattro volte. Dopo le prime difficilissime stagioni di Corrado ci siamo assestati, abbiamo disputato campionati bellissimi con Pino e belli con Dalmonte. Per non parlare di quelli con Trinchieri, con una Supercoppa, una finale Scudetto e disputando due volte l’Eurolega, con tante soddisfazioni per tutti. Poi però ci sono quelle annate in cui non ne arrivano per nessuno, pur lavorando con coscienza, competenza e passione”.

Non ravvisa dunque decisivi errori nell’operato dell’attuale Gm?

“La strategia di partenza era più che intelligente, un paio di uomini di grande mestiere con alcuni giocatori dall’esperienza cestistica giovanissima, più altri con un vissuto tra A e A2 abbastanza corposo. Anche quella di Gaines è stata una presa intelligente, uno che produce tantissimo ma che non piace a tutti, perché lo fa in totale autonomia senza bisogno di particolari giochi o blocchi. Nel momento topico purtroppo si è ammalato, è stato fuori tre settimane e quando è rientrato anche lui ha pagato lo sforzo”.

Bruno Arrigoni sarà ancora disponibile eventualmente ad aiutare il club nel futuro?

“Ero su un marciapiede e seduto su una panchina al parco prima di approdare a Cantù nel 1989. Sono arrivato e mi sono umilmente messo a disposizione, cercando di dare una mano a tutti. A questa società sono estremamente legato e le devo tantissimo, sono sempre pronto a dare il mio contributo nell’eventualità. Poi è chiaro, ho la mia età, magari la lucidità è differente e le energie sono quelle che sono. Però la pallacanestro mi piace sempre e la seguo ancora moltissimo attraverso tutti i vari pass e abbonamenti possibili, seppur utilizzando meno il telefono rispetto al passato”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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