Antonio Biella: “Risorgere dalle ceneri può essere divertente”

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In attesa di capire il destino di Cantù, Antonio Biella vuole vedere il bicchiere mezzo pieno e con la sua ditta si lega al club fino al 2024.

Ieri, oggi, domani. Non è soltanto il titolo del celebre film diretto da Vittorio De Sica, capace nel 1965 di vincere l’Oscar come miglior film straniero. Ma è anche l’arco temporale in cui l’Acqua San Bernardo ha scortato la Pallacanestro Cantù in un periodo sportivo sicuramente tra i non più facili. A fine 2018, quando nacque la partnership tra il club e l’azienda, di vitale importanza per scongiurare l’estromissione della squadra a torneo in corso. In queste settimane, quando l’incubo Legadue si è materializzato. Per i prossimi tre anni, perché aldilà di un possibile e plausibile ripescaggio nella massima serie, la fresca retrocessione maturata sul campo sarà una cicatrice che la società si porterà appresso: la ferita si rimarginerà ma, voltandosi indietro, non sarà mai troppo bella da vedere.

In un contesto del genere, Antonio Biella con il suo noto marchio di bevande non si è avvilito, estendendo nei giorni scorsi la sponsorizzazione fino al 2024. Anno in cui salirà ufficialmente sul podio dei main sponsor più duraturi del club. Con sei stagioni all’attivo, avrà davanti a sé soltanto Levissima e Forst, che si sono dovute fermare a quota sette.

Come ci si sente a distanza di dieci giorni dall’amaro verdetto del campo per il basket canturino?

“La sofferenza è stata tanta. Una retrocessione difficile da metabolizzare che però ci deve fornire maggior grinta e coraggio per affrontare le sfide future, indipendentemente dalla categoria, per riportare in alto il nome di Cantù”.

In quel fatidico 25 aprile ha vissuto sugli spalti la delusione della retrocessione di Cantù e la promozione del Como. Stati d’animo contrastanti come per diversi tifosi immagino…

“Premetto che vincere a Bologna a mio avviso sarebbe stato un miracolo, in quanto la Fortitudo è più forte di Cantù con campioni del calibro di Banks e Aradori, oltretutto ancora coinvolta nella bagarre salvezza. La vera retrocessione è arrivata con la sconfitta casalinga contro Reggio Emilia, quando avevamo un margine di otto minuti a pochi minuti dalla fine. E’ stato quello il momento in cui ho sofferto di più, ero fortemente rammaricato. Per il Como invece è stata una giornata fantastica, una grandissima emozione: vincere soffrendo così è stato bellissimo. Con un percorso un po’ thrilling, nato dal cambio di mister con Gattuso capace di tirar fuori una striscia positiva strepitosa. Ha davvero fatto rifiorire il sentimento di tifare per questi colori. La vittoria contro l’Alessandria è stata il frutto di due bellissimi gol di Gabrielloni e di tanta capacità di stringere i denti da parte di tutti”.

Domenica scorsa invece lo scudetto dell’Inter, club con il quale recentemente si è legato con una partnership e di cui, sotto sotto, fa il tifo. L’avrebbe barattato con la salvezza di Cantù?

“Un abbinamento che mi fa molto piacere, molto prestigioso con grande visibilità nazionale e internazionale. E’ però più un discorso di immagine e marketing, perché il cuore in realtà è strettamente legato alle nostre formazioni. Nonostante sia tifoso anche dell’Inter, perché mio padre da piccolo mi narrava le gesta di Sarti, Burgnich, Facchetti e Mazzola, campioni capaci di scrivere grandi pagine di storia. Ultimamente il calcio è molto spettacolo e quindi nel tempo mi sono via via affezionato maggiormente a Cantù e al Como. La promozione del Como e la salvezza di Cantù sarebbero valsi 10 scudetti dell’Inter a mio avviso”.

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Il giorno della promozione del Como

Antonio Biella tifoso di vecchia data brianzolo, che sicuramente ricorderà il Pianella quasi deserto 27 anni fa nel primo di due anni in A2. Teme che ci sia ancora un po’ di disaffezione nel breve periodo?

“Ho letto le critiche dei tifosi, per certi versi forti, da cui però bisogna ripartire perché in ogni caso vanno sempre ascoltati. Sono quelli che soffrono e vogliono bene alla squadra, esattamente come noi. Oltretutto con queste restrizioni che li obbligano a non presenziare fisicamente, hanno davvero poco modo di sfogare la propria sofferenza. Sono da comprendere, le critiche se sono corrette e rimangono circoscritte al campo professionale, senza trascendere in offese personali, vanno tenute in considerazione. Mi ricordo benissimo gli anni dell’A2, compreso lo sfregio subito in gara5 contro Arese con una bomba da quasi metà campo di Capone, ero presente al palazzetto. Ero abbonato anche nell’anno della retrocessione, quindi ricordo bene tutto, purtroppo. Però da lì poi siamo rinati. Nello sport finché c’è la possibilità di giocare si può risorgere anche dalle ceneri e può essere pure divertente”.

Gli ultimi match stagionali al PalaDesio li ha sempre seguiti dalla curva. C’era un motivo ben preciso?

“Innanzitutto perché mancavano gli Eagles, idealmente mi sembrava di essere lì con loro, immaginando di incamerare la loro energia e provando così a trasmettere un po’ di forza ai ragazzi. In secondo luogo da quel punto c’è una visuale differente rispetto alla tribuna, infine la prima volta che ci andai contro Cremona arrivò una vittoria, quindi speravo al contempo di portare anche un po’ di fortuna. Evidentemente non è stato così e non c’era nulla da fare”.

A fianco di Paolo Petazzi, uno che si è espresso contrario al blocco retrocessioni a suo tempo. E’ dello stesso avviso?

“Generalmente sono anche io contrario, all’interno però di un campionato classico e regolare. Quest’anno invece con il Covid non è stato un torneo ad armi pari, punendo in maniera arbitraria determinate formazioni come ad esempio la nostra. Mi viene da dire che la migliore vince comunque, dovendo battere anche questo fattore. Tuttavia se andiamo a vedere le numerose partite perse di un punto, si può dire che ha avuto un peso determinante. Quindi in un contesto del genere divento favorevole”.

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Paolo Petazzi, “compagno di curva” di Antonio Biella

Settimana scorsa avete rinnovato il vostro impegno da main sponsor con il club per altri tre anni, una bella reazione ai risultati del campo…

“Ci sembrava giusto rinnovare il nostro impegno in questo momento critico, dove ancora non sappiamo in quale serie giocheremo, proprio per manifestare che Acqua San Bernardo ci tiene e investe indipendentemente dalla categoria. Non è soltanto una questione commerciale, ma anche affettiva. Inoltre ci piace molto la politica industriale che sta perpetrando la società, attraverso un legame con la Cantù Next per la costruzione del Palasport. Lo reputo anche un segnale di speranza e di normalità per i supporters, che sono delusi e hanno sofferto come il sottoscritto. Come timing dell’annuncio mi è sembrato quello corretto, non approfittando della voce contrattuale che direbbe in caso di retrocessione saremmo stati liberi. Non solo vogliamo sentirci liberi ma rilanciamo”.

Alla scadenza del contratto, nel 2024, diverrete il terzo sponsor più longevo di Cantù e vi mancherà a quel punto un solo anno per issarvi in cima alla classifica. E’ un obiettivo?

“Assolutamente si. Se poi dovesse in futuro arrivare un marchio più importante del nostro, con lo stesso amore con cui ci siamo, saremmo anche disposti a farci da parte. Insomma, questo abbinamento non deve essere visto come una pinza nei confronti della società. Noi ci siamo e ci saremo sempre nel ruolo che si riterrà più giusto: la speranza è comunque quella come main sponsor, ma andrà bene anche sotto altre vesti”.

Praticamente tutti le aziende legate al beverage, con Cantù sono riusciti a sollevare almeno un trofeo. Ci riuscirà anche Antonio Biella e la sua Acqua San Bernardo o i tempi sono cambiati?

“Perché no, la speranza è sicuramente quella. Nel basket le cose cambiano velocemente, abbiamo visto squadre che con un budget simile hanno poi performato in maniera differente. Basti pensare a Pesaro, che perdendo la finale di Coppa Italia 2021 ci è andata assolutamente vicina. Ovviamente ci vorrà intuito da parte di chi sceglierà i giocatori, mixato ad un po’ di fortuna perché anche quella aiuta. Dal costruire una rosa che lotta per la salvezza a una che lotta per qualche trofeo la riga di demarcazione non è poi così tracciata”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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