Acqua San Bernardo Cantù: pagelle di fine stagione

Acqua San Bernardo Cantù

La stagione dell’Acqua San Bernardo Cantù si è chiusa senza playoff, ma i ragazzi hanno fatto una grande stagione tra mille difficoltà.

Ripercorriamo, a mente fredda, la grandissima stagione dei giocatori dell’Acqua San Bernardo Cantù. Ecco il nostro pagellone di fine stagione:

Frank Gaines 8: Per gli italiani era quello visto a Caserta e Pesaro, incapace di portare la squadra alla vittoria. Si è preso una rivincita diventando presto il leader offensivo della squadra, oltre che il miglior realizzatore del campionato con 20,3 punti a partita. Ha sbagliato pochissime partite e dato il meglio di sé in quelle più delicate: 44 punti a Milano, sempre sopra i 20 nelle sconfitte, quando ha provato a prendere la squadra sulle spalle. Ha mancato la doppia cifra solo in due occasioni. Realizzatore.

Tony Carr 7,5: 22 anni e già la capacità di essere decisivo. Esordisce con la maglia di Cantù realizzando il canestro della vittoria con Brindisi, a testimonianza della sua grande personalità. Prende in mano il gioco vestendo i panni del playmaker che mancava in Brianza. La doppia doppia dell’ultima giornata (15 punti e 12 assist) e il premio di miglior under 22 sono il biglietto da visita che lascia agli scout per l’estate. Talento cristallino, futuro roseo.

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Gerry Blakes 7: Comincia benino nei preliminari di Champions League, poi pasticcia parecchio a inizio campionato in un ruolo (quello del regista) che sembra andargli stretto. Poi però è l’emblema della rinascita canturina con una serie di grandi prestazioni fatte di punti, cuore, energia. Le palle perse passano un po’ in secondo piano. Il suo impegno e il suo entusiasmo hanno conquistato Cantù, un traguardo sicuramente importante. Scintilla dalla panchina.

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Blakes ha sempre dato tutto per la squadra

Salvatore Parrillo 6: Salta gran parte del girone d’andata per problemi fisici. In quello di ritorno non ha molto spazio e non fa mai canestro, ma nella bella stagione dell’Acqua San Bernardo Cantù c’è lo zampino di tutti, anche e soprattutto del capitano.

Shaheed Davis 6,5: Fatica a ingranare, tanto che dopo una decina di giornate, se non fosse per il mercato bloccato, sembrerebbe destinato a volare in Ungheria. Poi la rivoluzione: c’è il passaggio di proprietà, c’è la partenza di Mitchell e Udanoh, c’è un nuovo allenatore, Brienza. Con Brindisi fa registrare 13 punti e 19 rimbalzi dominando i tabelloni. Poi un altro paio di doppie doppie, ma l’ascesa di Stone gli toglie nuovamente spazio. Altalenante.

Maurizio Tassone 6,5: Per gran parte del girone d’andata ha vissuto il periodo più alto della sua carriera, giocando per davvero in Serie A e marcando costantemente il giocatore più pericoloso degli avversari. Brienza cambierà le rotazioni lasciandolo in disparte. Finché ha giocato ha fatto il suo. E quei canestri con Reggio Emilia… Operaio.

Andrea La Torre 7: Prende il posto del Tax come miglior difensore della squadra quando la panchina passa a Brienza. Nelle prime uscite deve scrollarsi un po’ di polvere dalle spalle, poi conquista partita dopo partita la fiducia dei tifosi. Anni fa lo consideravano un grande prospetto. Crediamo che lavorando sodo possa confermarsi come giocatore della massima serie. Un nuovo inizio.

Tyler Stone 7,5: Dopo la prima partita non gli avremmo dato un soldo. Prova a metterci energia ma tecnicamente sembra grezzo e il ricordo di Udanoh rende tutto più grigio. L’energia a rimbalzo lo aiuta a guadagnarsi minuti e a prendersi il quintetto. Con Brescia gioca da MVP (14 punti e 15 rimbalzi), con Varese è importante, con Pistoia domina (24 punti e 29 di valutazione). Non brilla più di tanto nella gara decisiva, ma è innegabile che abbia fatto il suo. Lottatore.

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Stone è riuscito nella difficile impresa di non far rimpiangere Udanoh

Davon Jefferson 8,5: È quasi imbarazzante provare a descrivere la sua stagione. Ha sempre l’aria di quello a cui importa poco e gioca in ciabatte, ma nella sostanza è semplicemente devastante. Danza sul perno nel pitturato, è presente a rimbalzo, mostra mani educate e incredibile comprensione del gioco per poi arrivare a colpire anche da tre nelle ultime partite. Chiude la stagione con 18 punti e 8,8 rimbalzi di media per un 23,5 di valutazione, il miglior dato del campionato. Se l’Acqua San Bernardo Cantù avesse centrato i playoff probabilmente sarebbe stato l’MVP.

Nicola Brienza 8,5: Si trova sulla panchina da un giorno all’altro, nel bel mezzo di un periodo di grandi cambiamenti a livello societario e nel roster. Nessun periodo di assestamento: il coach canturino (per squadra e per nascita) vince 9 delle 13 partite di campionato dimostrando di essere più che pronto al salto di qualità. Simbolo della Cantù che torna canturina, punto di contatto tra città e giocatori. Sorpresa, ma non più di tanto. Il talento era in casa, bastava crederci.

 

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Simone Dalla Francesca
Simone Dalla Francesca
Studente di Linguaggi dei media all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e giocatore di basket presso l'Antoniana Como. Fin da bambino ho sempre avuto due grandissime passioni. La prima è la pallacanestro, la seconda è scrivere. Scrivere di pallacanestro è dunque il mix perfetto!

10 thoughts on “Acqua San Bernardo Cantù: pagelle di fine stagione

    1. Dave Alice Porro ci sta, ma ho scelto di mettere solo chi è rimasto e ha dato tutto nella seconda parte di stagione, quella in cui è arrivata la rimonta. Niente Pashutin, niente Udanoh e niente Mitchell, sebbene ne adorassi due su tre.
      Simone

    2. Dave Alice Porro non è facile giudicare l’operato di Pashutin. A me piaceva il suo modo di porsi, però poi se andiamo a vedere bilancio V-P e punti subiti (la difesa era poi il suo credo) ha numeri peggiori di Nick. Certo, va detto che il contesto generale era differente, alcuni giocatori pure, Brienza è riuscito a concentrarsi meglio sull’aspetto difensivo anche per questi motivi. Poi quando il suo gioco collettivo stava iniziando a sbocciare con meno individualità, è scappato. Diciamo lui bravo, Brienza bravissimo. Forse è la valutazione più corretta.

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