Toni Rajala glaciale, il Bienne alza il gomito: Lugano al tappeto

toni rajala

Toni Rajala in versione Finnish Flash e Jacob Micflikier mettono la firma del 2-0 nella serie. Un Lugano oltre i propri limiti viene lasciato solo da un Klasen ad dir poco irritante come gli “Zebrati”, con Fazzini colpito alla testa.

Lugano – Debutto casalingo per la squadra di Greg Ireland in questa gara 2 di semifinale, la voglia di riscattare e riportare la serie in parità è tanta, dopo la prova poco convincente alla Tissot Arena martedì sera; tra le file bianconere torna Bobby Sanguinetti a dar man forte al reparto arretrato, Jani Lajunen anche per questa sera sarà spettatore sperando in un suo recupero per sabato prossimo a Bienne, Emerson Etem fuori per scelta tecnica dopo l’ultima prova a dir poco imbarazzante, Linus Klasen in secondo a fianco di Cunti e Bertaggia. Antti Törmänen invece conferma tutti, il Bienne in questo momento si trova in una condizione fisica e mentale stratosferica, tutto gira alla perfezione come un “orologio”, grande amalgama tra le linee, ottima intesa e un Toni Rajala dal polso fatato che conferma e da lustro alla scuola finlandese di pattinatori eleganti e Sniper “spietati” (tra i tanti Jari Kurri e Ville Peltonen).

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Jari Kurri a destra, The Finnish Flash, qui con sua Maesta’ Wayne Gretzky ai tempi degli Edmonton Olilers, fu il suo compagno di linea per eccellenza dominando la NHL per un intero lustro.

Il Lugano parte con il piglio giusto, soprattutto Maxime Lapierre fa già capire con un paio di cariche alla balaustra che per i Seelander non sarà una passeggiata, gioco molto fisico e passaggi puliti sono i primi segnali di un Lugano “On Fire”, molto pressing alle assi e spazi occupati con un gran pattinaggio che non si vedeva da gara 1 con il Friborgo Gotteron; fa si che il Bienne per eccesso di uomini sul ghiaccio viene pizzicato dalla terna arbitrale e la penalità ne diventa la conseguenza diretta. Il Power-Play è molto efficace, Luca Fazzini indovina l’angolino ma la rete viene annullata per fuori gioco, infatti Antti Törmänen chiede subito il Coach Challange (scelta dell’allenatore di chiedere la prova televisiva quando ritiene una irregolarità). Poteva essere un’ottima iniezione di fiducia per i bianconeri, che accusano il colpo, il match va in stallo, grande equilibrio, gli ospiti si limitano al semplice compitino senza esporsi troppo e sfruttando una penalità per colpo di bastone fischiato a Raffaele Sannitz per ben tre volte Elvis Merzlikins si deve superare con Big Saves, il box play luganese barcolla sulle incursioni di Toni Rajala ma tiene comunque botta, scampato il pericolo le compagini rallentano il ritmo aspettando il fischio della prima sirena.

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Luca Fazzini in rete, ma il “Coach Challange” dice no

Maxime Lapierre non ci sta a giocare a ritmi bassi, la provocazione è nel suo Dna, nel far saltare i nervi agli avversari è un vero maestro e i giocatori del Bienne non si tirano indietro, è una questione di nervi più che di tattica e chi saprà gestire il sistema nervoso ne uscirà vincitore. Nemmeno il tempo di raccogliere guanti e bastoni il Lugano va in vantaggio al 23’41” con Zorin Vadislav che devia sotto porta un tiro dalla blu di Stefan Ulmer, beffando Jonas Hiller, una rete vanificata però dalla penalità contro Lapierre per bastone alto che permette al Bienne di pareggiare con Jacob Micflikier al 26’26” correggendo un tiro di Jason Fuchs. Davvero un peccato per i bianconeri, quando sembrava che la strada fosse in discesa arriva il solito gol dell’ex, tutto sembra girare a favore dei biennesi e da un contrasto con un colpo di gomito alla testa ai danni di Luca Fazzini ad opera di Pouliot Marc-Antoine, quest’ultimo con la complicità di un Gregory Hofmann pasticcione, parte in break e Toni Rajala al 30’41” insacca a porta vuota su rebound per il secondo punto ospite. Il pubblico della Resega non ci sta contestando ferocemente la terna arbitrale, (effettivamente la gomitata c’è stata e anche pesante, alla faccia della propaganda contro le commozioni celebrali da parte della Federazione). Gli episodi decidono le partite ma danno anche l’indicazione su come sarà il percorso delle due squadre, un Lugano destinato a inseguire e incapace di dare il fatidico colpo di grazia, un Bienne cinico che con il minimo sforzo raccoglie più del dovuto.  La seconda sirena manda tutti a rinfrescarsi le idee.

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Toni Rajala, “The Sniper”

Un Lugano oltre i propri limiti, le gravi assenze cominciano a lasciare il segno soprattutto quando occorre mettere quel qualcosa in più, Linus Klasen che dovrebbe essere il faro, il fuoriclasse con i colpi ad effetto, si nasconde, non aiuta i compagni e dimostra la mancanza di leadership che dovrebbe caratterizzare un campione, atteggiamento che anche nel terzo periodo continua ad offrire facendo spazientire il pubblico di casa con gli animi già accessi dopo la seconda rete biennese. Pochissimi spunti degni di nota, il Bienne gioca come il gatto con il topo, consapevole del fatto che il cronometro è dalla sua parte e le forze bianconere si stanno esaurendo, nonostante il disperato tentativo di giocare con il sesto uomo di movimento, il risultato non si sblocca e la terza sirena chiude definitivamente i giochi. Seconda sconfitta per il Lugano, gara 3 sabato 31 alla Tissot Arena sarà un crocevia fondamentale per gli uomini di Greg Ireland, ma la sensazione è che per ribaltare il tavolo serve quel qualcosa che al momento nessuno di loro è in grado di offrire.

HC Lugano – HC Bienne: 1-2 (0-0; 1-2; 0-0)

Reti: 23’41” Zorin Vadislav (Stefan Ulmer) 1-0; 26’26” Jacob Micflikier (Jason Fuchs, dominik Diem) 1-1; 30’41” Toni Rajala (Pouliot Marc-Antoine) 1-2;

Penalità: Lugano 4×2′; Bienne 5×2′.

Lugano: Merzlikins; Furrer, Johnston; Vauclair, Sanguinetti; Wellinger, Ulmer; Riva; Hofmann, Lapierre, Fazzini; Klasen, Cunti, Bertaggia; Reuille, Sannitz, Walker; Romanenghi, Morini, Vedova; Zorin

Gli Highlights della partita da MySports

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Marco Capelli
Marco Capelli
Dalla magica notte di Davos..La maxi rissa di Ambrì..Il dramma di Schafhauser..La finale con quelli di "Lassù"..Gli olimpionici finlandesi di Torino 2006..i play-out..fino ad oggi con il ritorno ai vertici. Trent'anni di passione nata per gioco, ora sono qui a raccontarla.

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