Fabio Casartelli indimenticato: la serata ricordo 25 anni dopo

fabio casartelli

Il Comune di Albese con Cassano e la fondazione che porta il suo nome, hanno ideato una serata in onore dello sfortunato campione olimpico Fabio Casartelli.

E’ il 18 luglio 1995. Si corre la quindicesima tappa del Tour de France, che prevede la partenza da Saint-Girons e l’arrivo a Cauterets. Una tappa pirenaica che prevede anche la discesa del Colle di Portet-d’Aspet. E’ proprio lungo questo tragitto che il ciclista di Albese con Cassano viene coinvolto insieme ad altri corridori in una caduta collettiva, sbattendo violentemente la testa contro un paracarro. L’elicottero lo trasporta all’ospedale di Tarbes, ma purtroppo attorno alle 14 arriva la triste notizia. “Scusate la commozione, il nostro computer ha appena annunciato che Fabio Casartelli è morto” disse in telecronaca uno scosso Adriano De Zan. Seguito da un lunghissimo silenzio. Attimi interminabili, indelebili e dolorosi per tutta la sua famiglia e per gli appassionati di ciclismo.

A distanza di un quarto di secolo, quello che fu il suo paese ha deciso ancora una volta di onorarlo. Sabato sera dapprima è stato deposto un omaggio floreale dinnanzi al monumento a lui dedicato, poi un ritrovo al parco comunale al quale hanno partecipato circa 200 persone. Una serata organizzata dal Comune di Albese con Cassano, in collaborazione con la Pro Loco locale e la Fondazione Casartelli.

fabio casartelli
Il momento dell’omaggio floreale

All’appuntamento hanno aderito diversi volti noti del ciclismo. Di persona o virtualmente mediante videoconferenza, tutti in qualche modo legati allo sfortunato campione olimpico nella gara in linea di Barcellona 1992. Tra questi Andrea Peron, Stefano Zanini, Marco Saligari, Roberto Maggioni e l’attuale commissario tecnico della nazionale Davide Cassani.

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“Siamo qui a ricordare Fabio. E chi fa il sindaco di Albese con Cassano, nel libretto delle istruzioni che gli danno, gli ricordano di voler bene a Fabio Casartelli. Lui è un pezzo del nostro paese, perché ha fatto una cosa unica: vincere le Olimpiadi ed essere persona speciale” sono state le parole del primo cittadino Carlo Ballabio.

Tra i conduttori della serata c’era Luca Panichi, sfortunato ex ciclista accomunato a Fabio Casartelli da una singolare coincidenza. Esattamente un anno prima, il 18 luglio 1994, fu investito nella crono-scalata del Giro dell’Umbria riportando una lesione midollare. “Nonostante l’incidente, le mie prime lacrime le versai il giorno dopo la tragedia di Fabio quando mi fecero vedere le foto di lui sanguinante. Mi chiusi in una stanza e piansi per una quindicina di minuti. In quel momento sviluppai la consapevolezza di essere privilegiato. E da lì in poi si creò un rapporto simbolico e morale fortissimo”.

Dal vivo presente anche Andrea Peron, suo compagno di squadra nel 1995 con la Motorola e che ebbe modo di commentare in diretta, insieme ad Adriano De Zan, il suo trionfo olimpico. “Abbiamo passato un’infinità di emozioni quei giorni. Ci si domandava se era giusto fermarsi o continuare, però alla fine credo abbiamo interpretato il volere di Fabio, ossia quello di arrivare a Parigi. E in qualche modo ci diede la forza a tutti noi”. Peron che per la cronaca, chiuse primo davanti a tutti i suoi compagni la tappa neutralizzata il giorno successivo.

“Lo ricordo come un ragazzo molto semplice, amico di tutti e sempre sorridente – le parole rivolte da Stefano Zanini, attuale Ds dell’Astana – Nel giro d’Italia del 1993 mi fece sudare sette camice ogni tappa: ci siamo contesi il Gran Premio Lotteria. Una volata a me e una lui, ci alternavamo, ma alla fine l’ha spuntata lui. Eravamo in lotta ogni giorno ma siamo sempre stati buoni amici”.

“Ho tantissimi ricordi riguardanti lui che porto sempre nel mio cuore – racconta Marco Saligari, suo compagno di squadra all’Ariostea – La prima impressione che mi fece fu quella di un ragazzo che aveva tantissime aspettative,  ma al tempo stesso semplice, umile e timido. Un compagno di squadra leale ma dotato anche di cattiveria sportiva: durante le volate, quando c’era da tirar fuori il gomito, non esitava. Un corridore che sarebbe stato dal sicuro avvenire”.

“Era un gran bravo ragazzo, ma dietro a ciò c’era anche un guascone che emergeva in compagnia – svela Roberto Maggioni, ex compagno di squadra nei dilettanti alla Domus 87 – Una volta in camera mi disse: “Maggio pensa se vado alle olimpiadi”. E io: “Pensa se torni con l’oro”. Quando ritornò da Barcellona, all’aeroporto mi disse urlando in mezzo alla gente: “Maggio ti ricordi cosa mi avevi detto?” parole profetiche che mi ero addirittura dimenticato”.

“Ho conosciuto Fabio quando è diventato professionista, quando era una promessa del ciclismo. Un ragazzo straordinario, un amico, un compagno di squadra su cui potevi contare – ha affermato Davide Cassani, suo compagno ai tempi dell’Ariostea – In quel Tour De France, il giorno prima eravamo nello stesso albergo. Uscimmo a fare una sgambatina insieme e mi disse di essere rimasto sorpreso per come affrontavo la vita. Ma poi aggiunse che, da quando era diventato papà di Marco, era un’altra persona anche se lo vedeva poco. Parole che mi sono rimaste nel cuore, nell’anima”.

Il commissario tecnico, che ha speso anche qualche parola d’elogio per la giovane promessa Alessandro Fancellu, prosegue poi nel ricordo di quel triste 18 luglio. “In quella maledetta discesa ero qualche posizione davanti a lui, sentii quindi il fragore di quella caduta. Dopo un’oretta, purtroppo, la moto dell’organizzazione ci disse quello che era successo. E’ stata una delle più brutte giornate della mia carriera. Nonostante l’Olimpiade vinta era un ragazzo umile, desideroso di imparare e ascoltare chi aveva qualche anno in più di lui. Ero convinto che potesse diventare un gran corridore. E oggi (sabato, ndr) siamo qui a ricordarlo ancora perché ha lasciato un segno”.

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Marco Ballerini
Marco Ballerini
Un calcio al pallone, due tiri a canestro, una corsa nei boschi, una pedalata tra salite e discese, una nuotata nel mare, una sciata nel bianco, una pagaiata sul lago.. Sacrifici, sudore, fatica, passione, socialità, emozioni, obiettivi, traguardi.. Lo sport è sempre un ottimo pretesto per VIVERE e per sentirsi VIVI !!

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